Osservando i nostri Tempi
Il dovere di rimanere umani rispetto all'I.A.
di Domenico Cravero

L’irruzione delle nuove tecnologie ha cambiato il paesaggio antropologico. L’IA non è solo uno strumento ma è un filtro potente attraverso cui percepiamo la realtà e gestiamo il tempo. L’internet delle cose (IoT) trasforma le nostre case in spazi di sorveglianza commerciale costante. La realtà aumentata (AR) sovrappone dati digitali al mondo fisico, frammentando la nostra percezione comune. La realtà virtuale immersiva (VR) è una tecnologia che trasporta l'utente in un mondo digitale tridimensionale, isolandolo dall'ambiente fisico circostante. A mano a mano che le tecnologie diventano più integrate tendono a incorporare altre tecniche di nuova concezione e a fondersi in strategie più complesse. Rischio e opportunità avanzano insieme. Mentre l’IA svela i suoi lati più oscuri e preoccupanti, riattiva i concetti antropologici con cui eravamo soliti definire l’umano.
Le considerazioni di Erik Erikson
Da più parti si insiste sul dovere di “restare umani” (Sviluppato, in particolare dal papa Leone in Magnifica Humanitas n. 15-16). Aumenta, infatti, la nostra responsabilità. Il concetto di generatività di Erik Erikson (istruire, preparare, guidare le nuove generazioni), per esempio, oggi può inglobare anche la generatività digitale, impegnata a educare i minori dall’essere consumatori passivi a inventori di valore per la comunità. Opposta allo stadio generativo eriksoniano è, infatti, la stagnazione: il rifiuto (o l'incapacità) di utilizzare le nuove tecnologie (Digital Divide) oppure l'utilizzo dei media digitali per il solo intrattenimento passivo o per alimentare dinamiche ostili (Doomscrolling).
Ogni valore oggi tende a darsi insieme al suo opposto: nuove e potenti potenzialità espressive ma anche forme crescenti di passività e dipendenza; nuove possibilità lavorative e professionali ma anche rischio di nuova disoccupazione; possibilità prima inimmaginate di socializzazione ma anche solitudini distruttive; disponibilità al servizio e alla solidarietà ma anche arrogante volontà di potenza; sbocchi inimmaginati di umanizzazione e svuotamento dell’interiorità. Le risposte emotive a questa nuova complessità sono spesso, di conseguenza, un misto di fascino e di paura, di attesa e inquietudine. L’immaginazione prospetta scenari promettenti insieme ad altri allarmanti.
Dare spazio alle community building intergenerazionali
Quale evoluzione si prospetta? Quale destino per l’umano? Le risposte da trovare coinvolgono la coscienza personale e i rapporti interpersonali. L’epoca digitale riporta alle radici dell’umano. Affascinati dalla precisione e efficienza delle macchine rischiamo di perdere gli aspetti qualitativi e soggettivi delle nostre esperienze coscienti (i qualia): il gusto e il disgusto in ogni esperienza. Abbiamo la possibilità di produrre nuovi valori relazionali, sociali, culturali ed ecologici, senza distruggere la vita, ma facendola fiorire. Possiamo prevenire e contrastare le forme di sradicamento e reagire al disorientamento di una società evanescente. Per favorire il passaggio dalla stagnazione alla generatività, attraverso i media digitali, occorre implementare azioni concrete di educazione collettiva e di mobilitazione.
Può avviarsi un vasto movimento di alfabetizzazione digitale, coinvolgendo i giovani nell'insegnare l'uso tecnico dei dispositivi agli adulti, i quali potranno offrire propri contenuti di valore e di saggezza nei nuovi strumenti appresi. Si possono progettare interfacce, sviluppando e usando software e piattaforme inclusive che incoraggino la partecipazione attiva della popolazione adulta e anziana. Si possono creare spazi digitali di co-progettazione, forum di discussione, maratone di co-progettazione intensiva, in cui l'esperienza adulta incontra l'innovazione giovanile. Si aprono immense possibilità di community building intergenerazionali.
Per contrastare le tendenze disumanizzanti ci vuole una matrice umana rigenerata, caratterizzata da una costante riflessività, in condizioni di elevata complessità e incertezza.











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