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L'Editoriale della Domenica. Minori sotto la frusta del Governo

12 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 2 ore fa

di Guido Tallone


La stretta del governo Meloni sul tema della sicurezza continua ad arricchirsi di nuovi capitoli. Nella recente sortita sul Ddl, presentato a luglio dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, i fulmini sono caduti sui minorenni con alcune norme che minano ulteriormente la libertà, assecondando la visione di una società che nel nome della sicurezza vieta (a discrezione degli uffici competenti) l'aggregazione o l'assembramento ai minorenni negli spazi pubblici fino all’inasprimento del fermo preventivo.

Ora, l’iniziativa non deve stupire e non ha stupito una parte dell'opinione pubblica per una semplice ragione: è assodato che il Governo Meloni non ami i “Minori”. Ed è una pregiudiziale che non necessita di controprove, se con i decreti leggi i minori sono ridotti a piccoli adulti solo per poterli arrestare e condannare senza la faticosa e necessaria attività del costruire impegnativi e costosi percorsi di educazione. Del resto, “Chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni”, ha sentenziato Giorgia Meloni, presentando il provvedimento "sull'imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni” (marzo 2026).

Dunque, siamo di fronte a una decisa inversione a U della politica minorile del passato, che si è distinta per l’esigenza educativa e l'inclusione, elementi opposti alla stigmatizzazione della “colpa”. Un percorso giuridico e giudiziario che rifletteva un'interpretazione più laica della sfida che si imponeva nella società italiana post “miracolo economico”. Oggi, al primato dell’integrazione o della sua ricerca, si è sostituito un acritico senso della responsabilità dei minori, che non nasconde tracce di autentica cattiveria verso gli stessi.

E se questi minori sono “stranieri non accompagnati” che non vengono seriamente presi in carica da istanze educative – e l’ultimo provvedimento sulla scuola solleva nuovi e inquietanti interrogativi - diventerà facile vederli scivolare in circuiti della illegalità e della criminalità; per poi cacciarli da adulti.

E qui si ritorna al cavallo di battaglia della destra sempre più estrema sotto le sferzate di Futuro Nazionale e del suo vate Roberto Vannacci: la sicurezza coniugata alla demonizzazione dello straniero, adulto o giovane che sia, che si deve trasformare in incubo per gli italiani. Non a caso, il sistema di qualunque regime che propende all’autoritarismo si ingegna a costruire le paure per generare nei cittadini un sempre maggior bisogno di “controllo” che risponda ad ansie e a fobie collettive. Subito dopo, però, la sicurezza proposta agli elettori viene declinata come difesa dei “bianchi” dagli “immigrati”, dai nemici/invasori, infine della difesa dei nostri giovani dai cosiddetti "maranza". Lo si è visto nei giorni di questa fine estate sul praticello di Pontida, per il tradizionale raduno della Lega, con lo slogan “Non passa lo straniero”, chiusura patriottica della famosa Canzone del Piave scritta nel 1918, dopo la rotta di Caporetto. Di conseguenza, è facilmente comprensibile come lo slogan sia destinato a identificare lo straniero nel migrante e dunque nel nemico che non deve oltre-passare i nostri confini.

La stessa operazione lessicale è stata “costruita ad arte” – e qui si ritorna ai minori - dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’inizio dell’anno scolastico 2026-27 con l'annuncio di un Decreto Legge di urgenza per mettere un tetto agli studenti “stranieri” nelle classi della scuola italiana per difendere gli italiani (!) che rischiano, in alcuni contesti, di essere minoranza. Stesso cliché, stesso copione e stesso registro: l’immigrato è uno “straniero” e dunque, un nemico, un invasore dal quale dobbiamo difenderci e – cosa più grave – lo Stato Italiano ha il dovere di difendere i bambini italiani che vanno a scuola con compagni immigrati e che rischiano di “sentirsi minoranza”!

Nessun cenno al fatto che la Costituzione ci chieda di difendere la libertà, la giustizia, l’uguaglianza, la solidarietà e i diritti di chi vive nel nostro Paese. Ciò che conta è veicolare l’immagine che italiani e immigrati sono come acqua e olio che non devono e non possono mescolarsi. Evidente assurdità che si scontra con il processo demografico in atto e i bisogni stessi degli italiani. Il che ci porta a concludere che l’immigrazione non sia da contrastare, controllare o combattere, ma – molto più impegnativo – da “governare” nel senso alto del termine che – tra l’altro – è il verbo per eccellenza della Politica.

Politica, in questo caso di destra, che si ritrova sul banco degli imputati quando si sposta il discorso, con l'abituale allarmismo strumentale, sui minori e sulla necessità di radicalizzare il codice penale, perché in Italia la devianza giovanile registra tassi tra i più bassi dei paesi europei. Al contrario, emerge una crescita della violenza dei comportamenti che non può essere del tutto estranea alla società degli adulti venata da situazioni critiche di natura economica e di aperto disagio psichico, alle quali Palazzo Chigi ha dato finora risposte tampone e per lo più emergenziali, senza mai un respiro culturale e pedagogico che non sia quello o della superficialità o della repressione. Come appunto, le ultime norme presentate dal Governo.

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