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Detto in pochissime parole. Bambini come "scudi mediatici"

14 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

di Indiscreto controcorrente


All'Assemblea generale dell'Onu a New York, il presidente dell'Iran Masoud Pezeshkian ha mostrato le foto dei bimbi uccisi dal raid americano dello scorso 28 febbraio su una scuola elementare femminile di Minab, nella provincia di Hormozgan, nell’Iran meridionale. L'edificio è stato distrutto da missili Tomahawk. Un bombardamento che, secondo il governo iraniano, avrebbe provocato almeno 180 vittime, tra bambini, insegnanti e personale scolastico. L'intervento di Pezeshkian ha provocato l'uscita dal consesso internazionale dell'unico rappresentante Usa presente, scena analoga, a parti invertite che si era registrata durante l'intervento di Trump che ha minacciato di annientare l'Iran.

Nel secolo scorso, un automatico riflesso al capolavoro di De Sica, "I bambini ci guardano", film del 1943-44, costringeva la nostra coscienza a entrare in fibrillazione, sospinta a non girarsi almeno dall'altra parte, quando si aveva sentore di ciò che si sottraeva all'infanzia e le si riconosceva una condizione di sofferenza. Oggi, quello spirito che ci spingeva a guardare anche con occhi diversi al futuro, sembra polverizzato per lasciare spazio a uno spettacolo a uso e consumo della propaganda. Propaganda indistinta, che non ha colore ideologico e tipo di regime, buona per tutte le stagioni. Quanto a intervenire nel concreto, con la volontà di cancellare violenze e ingiustizie, è tutt'altro discorso.

Gli ultimi dossier dell'agenzia dell'Onu per l'infanzia, l'UNICEF, sono emblematici. Sono pagine che riassumono, per esempio, i vissuti precari per oltre un miliardo di bambini a causa del cambiamento climatico. Nello specifico, vi sono poi i numerosi i rapporti sulla povertà infantile in Medio Oriente, a Gaza in particolare, di cui si ricorda il dramma umanitario che espone i bimbi a grave disidratazione e malattie; se il raggio della denuncia si estende, come è doveroso, a tutte le aree di guerra, all'Ucraina, al Sudan, ai bambini-soldato di più zone dell'Africa, lo scenario diventa disumano. Un altro dossier evidenzia l'impressionante numero di bambini affetti da deperimento organico in Afghanistan: circa 3,7 milioni, di cui almeno un milione è colpito da malnutrizione acuta grave che minaccia la vita.

Allargando il discorso, se si sfoglia il report Through Children's Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse, l'Unicef ci mette a contatto delle tecnologie digitali che favoriscano gli abusi sessuali sui minorenni. Il dato è qualcosa di più che allarmante: sono circa 20 milioni i bambini e adolescenti tra i 12 e i 17 anni in 21 paesi (quasi 1 su 5) vittime di almeno una forma di sfruttamento e abuso sessuale facilitato dalla tecnologia nel corso di un solo anno. Disaggregando il dato, si apprende che oltre 15 milioni di bambini sono stati esposti a contenuti sessuali indesiderati, che a 9 milioni è stato chiesto di partecipare a conversazioni a sfondo sessuale o di condividere immagini sessuali contro la loro volontà e che 4 milioni di bambini hanno visto diffuse immagini sessuali che li ritraevano senza il loro consenso. Infanzia violata, innocenza dimenticata.

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