A quarant'anni dalla morte, una lettura di Padre Michele Pellegrino
Aggiornamento: 8 ore fa
Domani, mercoledì 7 ottobre, presentazione della biografia scritta da Pier Giuseppe Accornero

"Il piccolo Michele, calmo e riflessivo, ha la passione per lo studio e la poesia: suo zio, Michele Ristorti, morto di tisi a ventiquattro anni prima di diventare prete, gli legge le poesie. Michele vedrà nella poesia e nella letteratura dei mezzi per diffondere valori morali e civili".
Il "piccolo Michele" è il cardinale Pellegrino, nato in un piccolo centro della provincia Granda nel 1903, morto a Torino il 10 ottobre nel 1986. Esattamente quarant'anni fa. Era un prete. Anzi no, il prete in cui la Torino che cambia a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta si riconosce proprio per quei valori morali e civili con cui dà forza al suo magistero. Di lui scrive Pier Giuseppe Accornero nel libro Michele Pellegrino, l'uomo, lo studioso, il vescovo del Concilio, che sarà presentato domani, mercoledì 7 ottobre, su iniziativa della Porta di Vetro, nella Sala Carpanini in Municipio a Torino.
Chi ha frequentato la Chiesa torinese nel decennio Sessanta, il decennio-faro per antonomasia nella elaborazione del Concilio Vaticano II con tutte le sue implicazioni non solo religiose, non può dimenticare quel particolare momento in cui il senso della cristianità si riviveva attraverso la preghiera eucaristica. Avveniva dopo il passaggio "Ricordati, o Signore, della tua Chiesa diffusa su tutta la terra: rendila perfetta nell'amore in unione con il nostro Papa Paolo", cui seguiva "il nostro Vescovo Michele...".
Era il momento in cui nei cuori entrava una familiarità sempre maggiore, quasi anticipando quel "camminare insieme", insieme con la gente, che messa dopo messa, intervento pubblico dopo l'altro, avrebbe trovato il suo compimento, la sua luce nella lettera pastorale dell'8 dicembre 1971, Festa dell'Immacolata Concezione di Maria, a sei anni esatti dalla conclusione del Concilio, cui Pellegrino aveva partecipato come Arcivescovo di Torino.
Come è noto, la lettera fu resa pubblica nel gennaio del 1972 e provocò fermenti nuovi, ma non inattesi, all'interno e all'esterno della Chiesa, e in una Torino, centro industriale del Paese per eccellenza, che di lì a pochi anni avrebbe toccato con oltre un milione e duecentomila abitanti il massimo storico della popolazione. Ma era anche una città che nella trasformazione non riusciva più nascondere le sue contraddizioni sociali. A quella sorta di catarsi rigenerativa, Padre Pellegrino vi concorse in prima personacon la sua voce autorevole e scomoda in chiave conciliare, trasformando a sua volta la Diocesi per liberarla da ingerenze politiche e potentati economici. Perché, come ricorda Accornero, per lui il ministero è servizio, la norma è Vangelo, Cristo il centro di tutto, e la Chiesa va amata e servita malgrado i limiti dei battezzati.
i











Commenti