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Zingaretti, ovvero l’Ei fu del Pd

di Mauro Nebiolo Vietti |

Quando ho saputo delle dimissioni di Nicola Zingaretti ho evocato senza volerlo l’ode manzoniana, Ei fu, ed allora, per restare in tema, mi chiedo: fu vera gloria? Per capirlo occorre condurre un’attenta autopsia (politica) e già dai primi tagli riscontriamo alcune caratteristiche tipiche del PD. Il personaggio è affidabile e serio; risulta evidente che è in grado di gestire la giornata, si alza al mattino e sa già quello che farà fino a sera. Per il domani è già un problema; si vedrà. Ci sono zone irritate ed arrossate provocate dallo stress connesso alle iniziative degli altri segretari di partito. In proposito, i 5 Stelle non hanno avuto nessun riguardo. Hanno elaborato idee e le hanno anche applicate. Già il confronto su queste è stressante, ma se gli altri passano anche alla fase pratica è veramente dura. Prendi il reddito di cittadinanza, una riflessione della sinistra avrebbe potuto essere utile per correggere alcuni aspetti negativi e contestualmente valorizzarlo collegandolo agli strumenti di incentivazione al lavoro, magari aprendo un tavolo di confronto anche se avrebbe determinato polemiche e frizioni, ma questo avrebbe disturbato il sonnecchiare dell’uomo tipico del PD. Così per l’evasione fiscale, argomento che è diventato uno dei cavalli di battaglia della Porta di Vetro con gli articoli di Anna Paschero: Conte avrebbe voluto introdurre mezzi più incisivi per combatterla, ma Di Maio e Renzi si sono messi di traverso e, si sa, in questi casi è meglio non farsi notare. Ed allora, visto che questi pensano ed agiscono, il PD ne ha cercato l’alleanza, ma poi la scelta di è trasformata in tragedia. I 5 Stelle hanno individuato un nuovo leader che, secondo gli ultimi sondaggi, provoca un sensibile aumento dei consensi e lo stesso sondaggio attribuisce una perdita per il PD. Morale: l’uomo medio non ha retto e siamo qui per celebrarne il ricordo. Forse Zingaretti non è passato di lì per caso. Probabile invece, che sia la proiezione del dirigente tipico del PD, un partito che ha perso slancio, mordente, originalità, ma soprattutto voglia di combattere. Non è improbabile, peraltro, che oggi il PD paghi la stratificazione dei “signori delle tessere”, quelli per intenderci che comandano le cosiddette truppe cammellate, la cui caratteristica principale è l’incapacità di utilizzare il potere per i progetti di sviluppo, ma di volerlo egualmente ed a tutti i costi. È possibile che, mantenendo la politica attuale, tra qualche anno sarà difficile trovare un uomo PD (le donne sono già in corso di emarginazione) per praticargli una nuova autopsia perché nel frattempo egli “cadde, risorse e giacque”.

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