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Viaggio nell'Italia insolita e misteriosa

Golfo di Marinella, la "Chiesa degli Amici"


di Ivano Barbiero



Riprende il viaggio di Ivano Barbiero nell'Italia "insolita e misteriosa", appuntamento quindicinale che da oggi "trasloca" dal venerdì al sabato. E per questa tappa del 9 settembre, l'undicesima tappa, lasciato il Piemonte dei santi con "sei dita" e degli incantesimi, i luoghi impervi dell'Abruzzo, dove si è rimasti con il fiato sospeso sulla cestovia che porta alle Grotte del Cavallone sulla costa orientale della Maiella (2.793 mt. d'altezza) l'autore s'inoltra in Sardegna, precisamente in Gallura, tra il Golfo Aranci e Porto Rotondo, con un racconto quasi intimistico che apre ai lettori le porte della Chiesa di Nostra Signora del Monte, meglio nota come la Chiesa degli amici.



Qualche volta mi commuovo e se scendono delle lacrime ormai non faccio nulla per nasconderle. Così come ho smesso di evitare luoghi dove non vorrei mai essere, ma che inevitabilmente sembrano attendermi, calamitarmi mio malgrado. Nel mio caso sto parlando della chiesa di Nostra Signora del Monte, che in realtà è la Madonna di Bonaria, protettrice dei naviganti, un edificio sacro costruito sulla sommità di un piccolo altipiano, prossimo alla località di Marinella tra Golfo Aranci e Porto Rotondo. Un edificio molto semplice, come lo sono tutte le chiese galluresi, che presenta la facciata a capanna con l’ingresso principale al centro. Attorno sorgeva anche un piccolo villaggio ora scomparso.

L’interno del santuario è a navata unica, con presbiterio a oriente, delimitato da un arco a sesto acuto; l’altare è addossato alla parete di fondo dove c’è anche una nicchia con la statua della Madonna di Bonaria che tiene una nave nella mano. C’è anche un’altra statua della Madonna che è custodita in basso, a sinistra dell’altare, e che si trova dentro una teca di legno. Appese alle pareti ci sono poi decine di quadri di chi le è devoto.

Una targhetta murata e datata 1797, sembra riferirsi al primo impianto del luogo di culto di Nostra Signora ‘e su Monte; una cappella, corrispondente all’attuale presbiterio, che sarebbe stata edificata da alcuni marinai di Viareggio scampati ad un naufragio. La tradizione racconta che il capitano di una nave in difficoltà fece un voto alla vergine Maria promettendo di costruirle una cappella se fosse riuscito ad approdare senza danni sulla terraferma. Al di là di tutto questo la chiesa è anche conosciuta come la chiesa degli amici. Ma su questo aspetto non sono riuscito ad approfondire il perché. Nemmeno il mio amico Piero, che ha casa a sei chilometri di distanza da quella chiesa.

Come ci sia finito io su quel piccolo promontorio è una domanda a cui non so dare ancora una risposta. Posso però raccontare l’antefatto: ogni sera, prima che la luce del giorno lentamente svanisse, il mio amico Piero, amico da una vita e presenza discreta nei miei momenti difficili, mi indicava, da casa sua, la chiesa del monte che sembrava prendere fuoco, colpita dagli ultimi raggi del sole.

Sorridendo mi diceva che almeno una volta alla settimana lui si recava dalla Vergine in pellegrinaggio, percorrendo sei chilometri all’andata e altrettanti al ritorno.

Una passeggiata in auto, tutt’altra storia a piedi, perché la strada non è asfaltata ed è tutta curve, gobbe, saliscendi, per non parlare della polvere. Finché dopo un mese che eravamo lì, insieme in vacanza, mi chiedeva espressamente di accompagnarlo e che se anche non fossi entrato a venerare o salutare la Madre di Dio, da lì avrei potuto godere il panorama meraviglioso del Golfo di Marinella. Dunque, perché no?

La fede dev'essere realmente un dono meraviglioso, l'ho capito come abbiamo varcato la soglia della chiesetta e lui si è messo a parlare, come un figlio parlerebbe a una madre che adora.

“Ecco, Madonnina, come promesso ti ho portato Ivano. Non voleva venire ma alla fine l'ho convinto. Lui non è cattivo, ma vuole sempre fare di testa sua e come tutti qualche volta sbaglia. Tu però devi capirlo e devi aiutarlo”.

Subito dopo ha preso due candeline e me ne ha data una invitandomi ad accenderla e a esprimere un desiderio, “una piccola grazia”, appoggiandomi una mano sulla spalla, come volesse rinforzare questa richiesta.

Il mio amico Piero non mi ha chiesto di pregare, soltanto di inviare “alla sua amica e mamma” un saluto e un bacio. Che al resto avrebbe pensato lei.

Una richiesta che mi ha spiazzato, più della salita e delle continue dune polverose per arrivare sino a quel luogo.

Non ho avuto nemmeno il tempo di riflettere se la fede potesse arrivare a tanto. Fuori da quel minuscolo luogo di preghiera e devozione c'era un panorama meraviglioso, un mare d’incanto, costa e isole che sembravano appena pennellate su un quadro. Ancor più incredibile, di fronte all'ingresso della chiesetta, sotto una tettoia, al riparo dal sole cocente, un vecchio su una moto-carrozzella cantava in sardo preghiere dedicate alla Vergine Maria. Musiche d’altri tempi che provenivano da un vecchio mangiadischi a cui il disabile sovrapponeva la sua voce melodiosa.

Quell’uomo col viso bruciato dal vento e dalla salsedine era anche lui un salvatore di uomini? La sua immagine era commovente e fiera allo stesso tempo, non chiedeva nulla anche se aveva tante minuscole conchiglie color smeraldo, stese su una sorta di asse da stiro appoggiato sul suo mezzo di trasporto. In quegli attimi mi sono sentito un intruso, avrei voluto stare da tutt'altra parte, per non disturbare, ma ho avuto anche la netta percezione che non era stato soltanto il mio amico a volermi lì con lui.



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