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Un libro per voi: “tanto facile, così difficile”

Aggiornamento: 17 lug 2022

di Vice


Il libro “tanto facile, così difficile” (sottotitolo “Commento alla Preghiera semplice attribuita a San Francesco, a confronto con gli insegnamenti esoterici orientali”, conferma una verità che spesso siamo portati a dimenticare: non ha valore il numero delle pagine, quanto il contenuto. La cultura non si pesa, ma si misura con le idee, le intuizioni, i ragionamenti. E in questo assioma si ritrova perfettamente il libro, edito da KeMet di Gianclaudio Maria Vianzone. Classe 1966, laureato in Scienze politiche, esperto in arti marziali giapponesi, è un cultore della filosofia Zen e, nel 1992, presso il Centro Zen, Tempio Buddhista di Milano ha ricevuto le istruzioni dal Monaco Do-Sen. Negli anni, ha approfondito gli studi filosofici, spirituali ed esoterici, analizzando i testi delle differenti tradizioni e ha intrapreso altresì la pratico dello Yoga (Haha e Raja). Minimi cenni biografici per scoprire le carte di chi non esita ad affrontare la ricerca spirituale che, come scrive nella premessa del libro “richiede uno studio ampio delle differenti tradizioni attraverso riscontri oggetti documentati storicamente”. Di qui, l’autore viaggia nelle pagine del libro per “fornire un riflessione sulla Preghiera Semplice, uno spunto per la ricerca della realtà nascosta al fine di ampliare il confronto e lo studio su tale testo”. Uno studio difficile, lo diciamo senza mezzi termini, la cui lettura richiede pazienza e perseveranza, unite a prolungate soste sulla storia dei numerosi personaggi citati, su tutti Sant’Agostino, e sui richiami alle religioni, monoteiste e animiste. Ma, laddove il lettore non è servo dell’uso e getta emotivo, dell’adrenalina per colmare i propri vuoti esistenziali, laddove all’opposto ricerca il benessere del pensiero che sollecita emozioni autentiche non scollegate dalla mente, il tempo dedicato al libro ritornerà moltiplicato in esperienza meditativa finalizzata a comprendere anche il principio del vivere e del morire. Un principio che il materialismo di oggi tende a cloroformizzare per immergere l’umanità nell’unico sogno da cui non vorrebbe svegliarsi: l’immortalità. Che altro non è sul piano onirico di sperare in un’altra vita, dopo la morte.


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