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Ucraina, venti o uragani di guerra per l'Europa?

di Vice


Stiamo correndo incontro alla guerra. E l'invio in Ucraina dei sofisticati carri Leopard 2 o dalla Germania o dalla Polonia sarà la goccia che farà traboccare il vaso. L'analisi è del generale Marco Bertolini, classe 1953, in un recente passato comandante del Comando operativo di vertice interforze[1] (Coi) e della Brigata Folgore, intervistato dall'agenza Adnkronos.

Secondo l'alto ufficiale (in ausiliaria) il rischio di essere coinvolti direttamente in uno scontro con la Russia è sempre maggiore per ragioni geopolitiche ormai tutte interne all'Europa. La Germania, ha affermato Bertolini, non ha più autonomia per condurre una propria politica estera con il Cremlino. E in questa chiave va letto il tentativo di evitare almeno la cessione dei Leopard2. Il cancelliere Olaf Scholz e il suo ministro della difesa Boris Pistorius vorrebbero scongiurare un pericoloso innalzamento della tensione, con il conseguente aumento del grado di stato di allerta della Nato, per una duplice ragione: 1) geografica, per non ritrovarsi in prima linea dinanzi a una reazione russa; 2) logistica, dal momento che i mezzi corazzati sono di produzione tedesca. Ma le preoccupazioni di Berlino, sostiene ancora Bertolini, sono ritenute marginali, se non ininfluenti, perché a decidere in Europa "sono i polacchi e, per quanto possa sembrare paradossale, i baltici".

Affermazione non peregrina che si sostanzia nei pessimi rapporti (storici) tra la Russia e i suoi paesi limitrofi, i primi, all'indomani dell'invasione dell'Ucraina, a manifestare al presidente Zelensky la loro ferma e convinta intenzione di inviare stormi di aerei per contrastare l'aviazione di Putin. Disponibilità che letta oggi, alla luce della richiesta ucraina di mezzi corazzati dotati di tecnologia superiore a quelli russi, assume ben altra caratura strategica, tutt'altro che estemporanea o emotiva, ma votata a una precisa ipostatizzazione dell'andamento della guerra per tempi e modalità. In sostanza, ragionamenti raffinati e per nulla lasciati al caso, anche nell'introiezione dell'opinione pubblico del lessico militare. Il cerchio, infatti, si chiuderebbe con l'invio all'Ucraina - che ne ha fatto più volte richiesta - di elicotteri e cacciabombardieri, senza i quali, cioè senza conquista della supremazia dei cieli (uno dei primi dogmi di strategia militare moderna), l'uso dei Leopard 2 (comunque in numero rilevante) sarebbe vanificato.

A questo punto, però, il ragionamento si ricongiunge con quello del generale Bertolini che paventa l'ingresso in campo dell'Europa perché - come si è già scritto sulla Porta di Vetro[1] - non può durare a lungo uno stato di guerra senza combattere. In proposito, il commento del generale è perentorio: "Siamo avviati a una guerra, anche noi, che non abbiamo ancora impiegato personale, ma mandiamo armi, diciamo chiaramente che vogliamo che uno dei due belligeranti venga sconfitto e l'altro vinca. Credo che se tra qualche mese ci chiederanno, magari con la scusa di utilizzare mezzi che abbiamo dati noi e che hanno bisogno di una particolare expertise, oppure per far fronte a una particolare situazione di crisi, di mandare anche qualche nostra unità cominceremmo ad affrontare il problema".

Ne consegue che, se verranno inviati nuovi sistemi d'armi, carri armati di ultima generazione, aerei e elicotteri da combattimenti, mezzi per i quali è necessaria una preparazione e una formazione di elevato profilo, sarà giocoforza inviare a Kiev anche personale specializzato (o di "agenzie specializzate"). Magari sotto forma di "consiglieri militari", come fecero gli Stati Uniti in Vietnam negli anni Sessanta, per poi ritrovarsi con oltre mezzo milione di soldati a guerreggiare su più fronti (leggi Cambogia) nel sud est asiatico. Non è una prospettiva allegra. Ma i bilanci - tabella in alto - dicono esplicitamente che a finanziare la Nato, dall'inizio della guerra in Ucraina, sono soprattutto i Paesi europei.


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