Torino, nuove realtà per il volontariato aziendale
- Emanuele Davide Ruffino e Claudia Ianniello
- 6 giorni fa
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di Emanuele Davide Ruffino e Claudia Ianniello

Il raggiungimento del benessere individuale e collettivo può trovare una sintesi nel welfare aziendale, dove la logica produttiva può concretizzarsi in forme di convivenza solidaristica particolarmente efficaci. Il welfare aziendale si può infatti sviluppare secondo due filoni principali: iniziative a sostegno dei propri dipendenti e dei loro famigliari, e supporto in attività filantropiche a favore di terzi sviluppate all’interno dell’azienda. In quest’ultimo ambito, conosciuto come ‘’volontariato aziendale’’, la città di Torino, storicamente terra di tanti Santi Sociali, si dimostra particolarmente attiva e propensa nell’affrontare di questa nuova sfida.
Le Aziende incubatrici di attività filantropiche
All’interno di un contesto aziendale possono svilupparsi diverse forme di volontariato d’impresa, distinte a seconda delle modalità operative, delle finalità perseguite e del tipo di contributo offerto dai volontari che vi aderiscono. Tra le principali tipologie primeggia il volontariato d’opera che si svolge attraverso l’organizzazione di giornate collettive d’impegno sociale, in collaborazione con enti locali o associazioni non-profit presenti sul territorio. I dipendenti vengono quindi coinvolti in attività pratiche diverse dalla loro professione, come ad esempio la pulizia di un parco, la verniciatura di una scuola o il servizio in una mensa solidale.
Nel volontariato di competenza (o skills-based volunteering), invece, i dipendenti mettono a disposizione le proprie abilità professionali a supporto di organizzazioni non-profit, ad esempio in iniziative di formazione, consulenza o progettazione. Per i dipendenti può rappresentare un’occasione di arricchimento professionale e per sviluppare competenze in ambiti non tradizionali, oltre alla maturazione di una maggiore consapevolezza del potenziale insito nel proprio lavoro. Con il volontariato di competenza il soggetto ha quindi l’opportunità di sperimentare nuove esperienze in campi diversi: un’estensione del proprio lavoro realizzato all’interno della propria azienda.
Il volontariato aziendale supera quindi la semplice donazione ad un ente di beneficenza o il finanziamento di iniziative sociali, arrivando a coinvolgere attivamente l’azienda stessa e i propri dipendenti in programmi socialmente apprezzabili. Il fenomeno può svilupparsi soprattutto in caso di calamità o altre situazioni emergenziali, dove un’organizzazione collaudata, anche se per altri scopi, può risultare estremamente utile nell’affrontare la situazione. Le aziende possono attivarsi per gestire efficientemente iniziative di utilità sociale, senza che tale impegno comporti un ritorno in termini monetari.
La tutela costituzionale
In Italia, il percorso d’introduzione del volontariato nelle dinamiche aziendali è stato agevolato dal dettato costituzionale che, nel tutelare l’attività imprenditoriale, garantisce la libertà d’iniziativa economica, purché non in contrasto con l'utilità sociale, la sicurezza o la dignità umana (Art. 41), attribuendo quindi un alto valore sociale al ruolo del mondo profit.
In una società matura, tale concetto può estendersi alla promozione di attività meritorie, indirizzando e coordinando le realtà aziendali anche a fini sociali, costituendo delle occasioni di team building, non solo come forma di mutualità tra coorti ristrette, ma come iniziative rivolte alla società nel suo complesso.
Al concetto di welfare aziendale vengono normalmente associate le politiche volte a concedere incentivi e benefit in busta paga, oppure sconti e convenzioni su servizi sanitari o simili. Il wellbeing promuove invece un benessere non solo finanziario, ma anche, e soprattutto, psicofisico, ponendo la persona al centro dell'organizzazione aziendale. Il benessere individuale e collettivo può trovare una piena ed efficace attuazione anche, se non del tutto, all’interno di strutture organizzative che hanno l’efficienza nel loro DNA.
Per dare attuazione a tali prospettive, alle aziende sono concesse diverse agevolazioni, quali la possibilità di dedurre spese per attività di volontariato svolte a favore di enti del Terzo Settore coinvolgendo i propri dipendenti (art. 100, TUIR). Tale incentivo permette di valorizzare ulteriormente la responsabilità sociale d'impresa, un obiettivo espressamente previsto dalla Riforma del Terzo Settore.
In quest’ottica, il volontariato d’impresa rientra nella fattispecie dell’articolo 45 della Costituzione (La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità…), in quanto riconosce nel volontariato una funzione sociale e lo valorizza come attività spontanea e gratuita.
Le potenzialità presenti in un’azienda offrono chance operative uniche cui possono aderire tutti i dipendenti, offrendo la possibilità d’impiegare parte del proprio tempo, delle proprie competenze e strutture aziendali, durante l’orario di lavoro e con garanzia di retribuzione. Sfruttando inoltre le sinergie presenti nelle organizzazioni si possono impegnare al meglio risorse sottoutilizzate che, anche temporaneamente, si possono rendere disponibili e particolarmente versatili.
Il volontariato aziendale costituisce una forma d’impegno sociale impostata sulla collaborazione, ovvero un accordo tra l’impresa e i suoi dipendenti volto a realizzare attività meritorie e che con il completamento della riforma del terzo con la definizione degli ETS, Enti del Terzo Settore, trova potenziali risoluzioni di indubbia efficacia. L’impegno congiunto rappresenta di per sé una prima forma di creazione di valore in quanto rafforza vincoli e prospettive che altrimenti andrebbero perdute: tutti gli attori coinvolti agiscono e supportano i progetti sociali spinti da obiettivi e benefici sia individuali che condivisi, diventando quindi co-produttori di valore sociale condiviso.
Oltre allo svilupparsi di nuove dinamiche partecipative e modalità di interazione tra colleghi, il volontariato aziendale permette indubbiamente alle aziende di guadagnare anche in termini d’immagine e reputazione come soggetti attenti e responsabili verso la società e l’ambiente in cui operano. Consente inoltre di promuovere il benessere comunitario, il rafforzamento delle competenze professionali (soft skills) e il clima aziendale (dal 2026, il volontariato è riconosciuto come esperienza che genera competenze certificate e spendibili nel percorso professionale). Riflette quindi una dimensione partecipativa e simbolica, in quanto i dipendenti volontari attuano un gesto concreto partecipando attivamente ad un’esperienza diversa dalla normale routine lavorativa.













































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