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SETTIMANA FINANZIARIA. MPS: "senza pietà" la resa di conti di Lovaglio


a cura di Stefano E. Rossi


Alla conta si va sovente anche a casa nostra. E a Siena Luigi Lovaglio, vecchio e nuovo amministratore delegato, si prende tutto. La prima riunione del CdA di Banca MPS si svolge davvero in un clima da regolamento dei conti, dopo vicende che hanno trascinato in un gorgo di interessi contrapposti la finanza italiana. Infatti, Lovaglio ha fatto chiaramente intendere che no non c’è spazio per gli esponenti della lista minoritaria e così, la presidenza va all'accademico Cesare Bisoni (eletto presidente con otto favorevoli, cinque contrari e due astenuti) e le vicepresidenze a Flavia Mazzarella (ex Bper) e Carlo Corradini (ex Banca Imi). Non si vogliono sorprese per il Lovaglio2 e il suo ritorno alla carica di Direttore Generale, ovviamente. Ma per questo ambito passaggio è necessaria ancora una formalità: la revoca del suo licenziamento, al quale il precedente CdA, ammutinato, l’aveva umiliato provocando questo retroscena colmo di gustosi particolari. Ne vedremo altri, probabilmente, ne vedremo delle belle o, mal che vada, qualcosa di meno indegno rispetto a quel che in piazza Salimbeni si era visto prima dell’era Lovaglio. Intanto, come annunciano gli ultimi rumors finanziari, l'uomo al comando di MPS avrebbe intenzione di dare nuova linfa al risiko bancario, vendendo l’intera quota di Generali (7,4 miliardi di euro) per avere i soldi necessari a finanziare l’acquisizione di Banco Bpm.


Gas perduto...

Con la chiusura dello Stretto di Hormuz possiamo dichiarare persi ben 120 miliardi di metri cubi di gas, da oggi fino al 2030. l'Agenzia internazionale dell'energia IEA lancia l’allarme e punta l’indice sul fattore guerra Israele-Usa-Iran e sulla minore capacità di estrazione. Propone anche un rimedio: un portafoglio diversificato di contratti a lungo termine può offrire agli importatori di gas un vantaggio in termini di mitigazione della volatilità dei prezzi in periodi di crisi. Leggasi: volatilità uguale rischio di oscillazioni incontrollate, da cui deriva l’obbligo (o quasi) di prevederne gli effetti per nel prossimo quinquennio, coprendo sin d’ora il rischio con adeguati strumenti finanziari.

Tutte le attenzioni sono sugli idrocarburi, basta un nonnulla per infiammarne i prezzi. Ma, per fortuna, c’è anche chi fa il pompiere. Come ci è sembrato avvenisse per il cessate il fuoco di tre settimane il Libano, nonostante l'Ambasciatore israeliano all'ONU si fosse affrettato a precisare che la tregua non è sicura al 100%. Però, anche se con il contagocce, una dopo l’altra arrivano alcune buone nuove a stemperare i prezzi. L’ultima venerdì, per noi all’ora di pranzo. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi è atteso a Islamabad, con la sua spoglia delegazione, per i colloqui di pace con gli Stati Uniti. Appena viene riferito da una fonte del governo pakistano, il prezzo del petrolio scivola del -5%. Poi si ricompone, si disillude e torna sui propri passi. Il greggio chiude a 94,40 dollari al barile e a Londra il brent a 105,90. Il gas è stabile a 44,78 dollari al MWh. Pure l’oro non sorprende e si ferma a 4.708 dollari l’oncia (129 euro il grammo). E il dollaro continua a girare intorno a 1,17.


I costi dell’energia affossano i conti delle imprese

Il Centro Studi di Confindustria stima che nel 2026 la bolletta energetica della manifattura italiana aumenterà, nel migliore dei casi, di 7 miliardi di euro. Ma se il conflitto mediorientale dovesse proseguire fino a fine anno, la bolletta per l’industria salirà a 21 miliardi, con una significativa perdita di competitività. L’immagine della nostra economia in queste settimane ricorda quella di un colabrodo. Mai una gioia.

Nelle Borse di tutto il mondo le azioni, a fatica, segnano il passo. Sono di più i segni meno, con percentuali colorate di rosso, di quelle che si vedono in verde. In pochi brillano. Tra loro, le società produttrici di semiconduttori. Schizzano tutte all’insù, per i risultati di un primo trimestre 2026 ampiamente oltre le attese. A New York questa settimana Intel fa +20,50%. A Milano, STM +16,46%: una performance ampiamente meritata. Fatturato del primo trimestre in aumento del +23%, risultato operativo che passa da 3 a 70 milioni di euro, con coefficienti di contribuzione e ordinativi in crescita su tutte le linee produttive.

Per la società italo francese, oltre ai risultati d’eccezione, c’è anche la fresca acquisizione del produttore dei sensori MEMS, di NXP. Si tratta di sistemi nanometrici estremamente versatili in grado di combinare le funzioni elettromeccaniche con quelle dei sistemi attuatori. Rientrano nella nuova fase generativa dell’AI, che sta richiedendo con forza micro-chip ad alto potenziale tecnologico. Lorenzo Grandi CFO di STMicroelectronics, intervistato su Class Cnbc, sottolinea che non si tratta solo di mera strategia in ottica di complementarietà con le altre attività svolte dal gruppo. Ma è anche una sostanziale fonte di margini e ricavi, che ha già contribuito al conseguimento dei risultati realizzati nel primo trimestre di quest’anno.

A marzo si ritorna a vendere le automobili. ACEA (Associazione europea dei produttori di automobili) afferma che nell'Unione Europea le immatricolazioni sono cresciute di un ottavo (+12,5%), da 1,03 milioni del marzo 2025 agli odierni 1,16 milioni di vetture. Stellantis procede a gonfie vele. Con un aumento del 7,3% porta la sua quota di mercato al 14,4%. Ha targato oltre mezzo milione di auto in Europa. Avanti così.


Passato, presente e futuro della Federal Reserve

Dice un proverbio cinese: nel mezzo di una grande gioia, non promettere niente a nessuno. È proprio così che Kevin Warch ci assicura di aver fatto, fresco d’investitura presidenziale al vertice della Federal Reserve, la banca centrale Usa. Incalzato dai senatori democratici durante l’audizione finalizzata alla sua ratifica, ha escluso ogni qualsivoglia promessa a Donald Trump: nei colloqui che hanno preceduto la nomina, il Presidente non mi ha mai chiesto una riduzione dei tassi, non mi ha domandato di impegnarmi in qualcosa di simile e nemmeno avrebbe voluto che io lo facessi.

Qual che accadrà, lo vedremo nei fatti, sempre che la sua candidatura venga confermata. La conferma del Congresso è attesa per martedì prossimo e sarebbero sufficienti i voti dei parlamentari repubblicani per approvare la designazione governativa. Se non fosse che il senatore della maggioranza repubblicana Thom Tillis si sia prontamente messo di traverso. L’imprevisto oltreoceano è sempre in agguato e non risparmia nessuno, come più volte abbiamo visto di recente. Tillis non voterà la conferma finché non verrà abbandonata l’indagine penale su Jerome Powell, l’attuale Chairman della FED. La sua è una condizione che rischia di far saltare i piani di Trump, che da tempo immemore cerca di mandare a casa il Governatore, ma che ha, anche, troppi grattacapi per permettersi di aggiungerne un altro, quello sulla delicata politica monetaria. Perciò si andrà alla conta, al muro contro muro, perché difficilmente mr. President sul piano giudiziario farà un nuovo passo indietro.


Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB

I Tori: STMicro +16,46%, Saipem +11,98%,

Gli Orsi: Avio -11,70%, Fincantieri -11,66%.

FTSE MIB: -2,48% (valore indice: 47.656).

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