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Scontri in Val di Susa. "A uccidere il dissenso è soltanto la violenza"

di Ferrante De Benedictis*


Sono rimasto molto sorpreso nel leggere le parole del collega Claudio Cerrato, capogruppo del PD in consiglio comunale a Torino, dispiaciuto perché mi aspettavo che oggi fosse il tempo della condanna senza se e senza ma.

Non voglio assolutamente rispondere agli attacchi rivolti alle politiche del Governo, perché rischierebbero solo di spostare l’attenzione dal pericolo vero, che è quello del terrorismo di matrice eversiva, e di una galassia antagonista che ha trasformato la Val di Susa nella palestra della lotta contro lo Stato.

Per queste ragioni provare a legare questi episodi, a loro dire, alle politiche securitarie del Governo Meloni è un errore, perché tendono a giustificarne i gesti e tralasciano un elemento temporale non secondario: le violenze dei No Tav hanno radici ben lontane, sono oltre 30 anni che infiammano la Val di Susa e lo facevano quando al governo c’era il centro sinistra e continuano a farlo oggi.

Se da un lato Claudio Cerrato denuncia mancanza di strategie di prevenzione, la sua ex collega in Sala Rossa, che oggi siede come capogruppo di AVS in Consiglio Regionale, Alice Ravinale, dal canto suo denuncia atteggiamenti repressivi da parte della Polizia, colpevole a suo dire di aver intensificato nei giorni precedenti agli scontri i controlli ai valici montani ed agli ingressi in Val di Susa, accusando il Governo di voler criminalizzare il dissenso. Ma su questo mi si consenta di dire che "se c’è una cosa in Italia che stupra ed uccide il dissenso quella cosa si chiama violenza".

Come si fa a non vedere che gruppi di violenti hanno trasformato la nostra città nella capitale dell’eversione, sia ben inteso che la mia non vuol essere una provocazione, ma semplicemente rammentare a tutti il pesante monito e le parole della Procuratrice Generale Lucia Musti, che fin dal suo insediamento, ha voluto, con coraggio, evidenziare come il capoluogo piemontese sia diventato una sorta di capitale dell’eversione, lo ha fatto in continuità con le affermazioni del suo predecessore, Francesco Saluzzo, che descriveva Torino un "inferno tra mafie e No Tav".

Nonostante la gravità di queste analisi, una parte della politica cittadina sembra aver scelto la via del silenzio o, peggio, della giustificazione verso la galassia dei centri sociali. Un esempio lampante è il controverso "patto di collaborazione" siglato dalla giunta Lo Russo con il centro sociale Askatasuna il tutto sotto l'egida dei "Beni Comuni". Un accordo che ha finito per legittimare un movimento che ha fatto della violenza il proprio modus operandi sia in città che in Val di Susa, senza che i protagonisti abbiano mai rinnegato le proprie prassi eversive.

Oltre trent’anni di occupazione e centinaia di episodi di violenza e guerriglia urbana che hanno avvelenato il clima della città e il comune di contro aveva pensato di regalare l’immobile proprio a chi lo aveva occupato, per fortuna l’intervento provvidenziale del Governo Meloni ha impedito che il piano si concretizzasse sgomberando definitivamente lo stabile di Corso Regina, 47.

La distanza tra le istituzioni e chi difende la legalità è emersa nuovamente con forza in Sala Rossa. Durante il voto per le benemerenze ai poliziotti feriti negli scontri di gennaio 2026, si è registrata l’assenza fragorosa di esponenti di AVS e del Movimento 5 Stelle. Un segnale preoccupante, unito a una "finta unanimità" celebrata dal Sindaco mentre parte della sua maggioranza disertava l’aula, stessa scena qualche giorno fa quando tutta la maggioranza mostrava cartelli di solidarietà ai feriti (meglio sarebbe stato ai feriti della parte giusta ossia alle forze dell’ordine) ed il gruppo di AVS rimaneva seduto tra i banchi senza battere ciglio.

Questa pericolosa china ha radici profonde e si alimenta da quella che la dottoressa Musti definisce un'"area grigia della borghesia colta" che giustifica i violenti con benevola tolleranza.

Per questo occorre che la politica non sia ambigua e decida da che parte stare: con lo Stato o con chi, come dichiarato da chi ha avuto ruolo importanti in magistratura, da Caselli a Saluzzo e a Violante, ha nel proprio DNA la violenza e l'obiettivo di distruggere.

L’attacco alla redazione de La Stampa avvenuto il 28 novembre 2025, ha segnato un punto di non ritorno, scuotendo l’opinione pubblica e facendo cadere le protezioni di certi ambienti culturali della città. È arrivato ormai il tempo che anche la politica faccia cadere i suoi veli di ambiguità, e di certo le dichiarazioni di Cerrato, persona che stimo e per questo mi sorprendono, non aiutano a ritrovare compattezza e unione di intendi nel vincere i terrorismi di oggi più che pensare ai fantasmi del passato. 

*Consigliere comunale di Fratelli d'Italia a Torino


Note

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