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Russia vs Ucraina: ora le armi tacciano

Aggiornamento: 12 set 2022

di Vice



L'avanzata in profondità delle truppe di Kiev in Donbass, in una guerra che ha toccato oggi, 12 settembre, i suoi 201 giorni di combattimenti, ha un valore purtroppo ambivalente. Da una parte, come ha ricordato il presidente Volodymyr Zelensky, l'Ucraina, paese aggredito da una superpotenza militare, ha mostrato al mondo un'orgogliosa interpretazione della parola indipendenza con le armi dell'Occidente e ha ribadito l'obiettivo della vittoria, della ricostituzione dell'integrità territoriale ante 24 febbraio, giorno dell'invasione dell'Armata russa.


Dall'altra parte, però, la ritirata caoticamente "strategica" dell'esercito di Putin - secondo fonti d'informazione occidentali sufficientemente aderenti alla realtà - non potrà che preludere a una massiccia reazione di Mosca, che ieri sera si è palesata con il lancio di 12 missili, nove dei quali comunque abbattuti dall'aviazione ucraina. In questo contesto, tuttavia, a preoccupare non è soltanto l'orribile e immediata quantità di armi di distruzioni di massa riversata sulla popolazione civile ucraina, da leggersi anche come un riflesso pavloviano dello Stato maggiore russo rabbioso per l'imprevista disfatta sul campo, quanto la possibile escalation della "qualità" delle armi che il presidente Vladimir Putin vorrà e potrà impiegare sul teatro di guerra ucraino per non soccombere davanti all'Occidente sul piano ideologico, inteso come modello culturale, identitario, religioso, prima ancora che su quello militare.


Da qui, offensive e controffensive, avanzate o ritirate, che avranno come unico e sterile risultato di avvicinare direttamente o indirettamente i contendenti a una resa dei conti per nascondere il comune logoramento di una guerra convenzionale che l'Ucraina non può sostenere da sola - come del resto non sostiene - e che la Russia non avrà più interesse a proseguire se non alzando appunto l'asticella della qualità delle armi da usare o, come sta accadendo in questi giorni, coinvolgendo milizie paramilitari, come i battaglioni ceceni filorussi, che nulla hanno da invidiare all'ucraino battaglione Azov per crudeltà e violenza. In altri termini, entrambi i paesi potrebbero sentirsi sempre più accerchiati dagli eventi e nessuno dei due si ritroverà nelle condizioni di offrire all'altro una onorevole via di uscita. La premessa di una catastrofe, perché come spiegava Sun Tzu nell'arte della guerra, deve emergere nella mente del nemico l'esistenza di una possibilità di salvezza in alternativa alla morte.


Dunque, il momento è propizio per riflettere sulle gravose conseguenze di un inasprimento della guerra e favorire con forza e convinzione a livello internazionale l'inizio delle trattative. È necessario per ridurre i toni della propaganda e costruire nella doverosa riservatezza diplomatica ponti di dialogo, e impedire il proseguimento di una guerra sanguinosa e devastante per la casa comune europea le cui fondamento cominciano a scricchiolare. La storia insegna: più avrà ragione di esistere questa guerra, più sarà facile oggetto di strumentalizzazioni feroci per chi ha a cuore soltanto i propri interessi e ha deciso di cancellare dal vocabolario la parola pace che riguarda tutta noi.

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