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Riva, il mito che è stato tra di noi

di Mirko Ferretti


Gigi Riva è stato un autentico gigante del calcio e una persona autentica. Il ricordo di chi, come me, ha condiviso con maglie diversa la carriera calcistica in quegli stessi anni, non necessita di altri aggettivi e sostantivi per descrivere come Rombo di Tuono ha rappresentato il calcio italiano e internazionale con la maglia della nazionale azzurra e per come ha espresso sui campi di gioco i suoi mezzi fisici. Ed è stato soprattutto un grande campione di umanità per come riusciva a trasmetterla.

Era una persona di origine umili, come tanti calciatori dell'epoca, precocemente orfano, vissuto con la sorella, non ha esitato, non appena ne ha avuto l'opportunità, a lasciare pur giovanissimo la sua casa per trasferirsi in Sardegna, in un altro mondo, per usi e costumi. Nonostante la giovane età, ha saputo valutare con grande maturità i pro e i contro nel lasciare l'isola e il Cagliari. Non era facile, soprattutto negli anni Settanta in cui gli ingaggi, soprattutto nei società più ricche del nord, crescevano a livello inimmaginabili nel decennio precedente. E più di una volta, Riva ha ricordato il miliardo di lire che il suo presidente Arrica fu costretto a rimandare al mittente, alla Juventus.

Gigi Riva, un carattere di poche parole, introverso, chiuso, ha mostrato di saper resistere con serenità alle lusinghe e alle sirene del denaro, e alle opportunità dei prestigiosi palcoscenici internazionali che soltanto un club potente e affermato era in grado di offrirgli. Ma al valore economico ha privilegiato il valore affettivo, attento a misurare i costi umani che gli sarebbero derivati dall'abbandonare l'ambiente cagliaritano, la gente sarda, il suo allenatore, fratello maggiore e amico Manlio Scopigno. Ha anteposto la sua vita personale al largo successo delle metropoli e alla popolarità incontrollata ha scelto la discrezione con cui gli isolani lo hanno tutelato. Aveva abitudini cui non voleva rinunciare e una scala di bisogni che non voleva né alterare, né modificare. Di qui quel filo rosso con cui ha legato il suo privato al pubblico e al lavoro con serietà e professionalità. Un esempio per i giovani.

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