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Ricordando Giovanni Gastel, fotografo intellettuale e impegnato

di Tiziana Bonomo* |

Si piange quando chi hai avuto modo di conoscere ti lascia un segno e improvvisamente scopri che quel segno, colui che hai conosciuto, non sarà più in grado di riprodurlo. Commozione profonda per la perdita di Giovanni Gastel (1955) per me che alla fotografia mi lega il lavoro la passione il continuo desiderio di scoprire guardando. Gastel se ne è andato il 13 marzo, nella stessa città in cui era nato, Milano. L’avevo conosciuto molti anni fa. A favorire l’incontro l’allora amministratore delegato dell’Oreal, Giorgina Gallo. A conoscenza della mia ossessione per la fotografia, le sembrò così più che naturale portarmi nello studio in via Tortona per incontrare un grande fotografo di moda: Giovanni Gastel. Ero imbarazzata, intimidita nel tempio di un mito, per me della fotografia, Giovanni Gastel nipote di Luchino Visconti, aristocratico, nobile, elegante, seducente. Mi colpì profondamente la grande libreria in legno come impronta di chi legge quotidianamente immagini e parole. Il primo incontro è stato elettrizzante proprio perché sapevo che l’uomo che avevo davanti era l’artefice di fotografie dove bellezza, creatività, originalità, charme, producevano quell’armonia e quell’eleganza che fanno sognare. Certamente le modelle, gli abiti, lo stile erano gli ingredienti che Gastel aveva a disposizione ma che lui modellava con il suo gusto, con la sua fantasia fino a creare icone della bellezza intrise di una sottile ironia, di un gioco studiato apposta per sorprendere ammaliare in modo da far ritornare lo sguardo su quella stessa immagine fino a perdersi. “Lo stile di Gastel è lontano dai cliché della moda, sempre fedele alla bellezza, alla raffinatezza, tra suggestioni dada visioni surrealiste, fashion e design”: trovo perfetta la descrizione di Laura Ranieri su “The Oldnow magazine” nell’ottobre del 2016 per la prima mostra a Parigi di Gastel. Ancora oggi le immagini della “Piscina del Foro Italico di Roma” con le modelle così ben disegnate da sembrare un fumetto, un gioco fatto per divertirsi. Il bianco e nero a incidere con maestria le scure geometrie degli abiti e nello stesso tempo a tracciare le chiare figure dei corpi morbidi elegantissimi e leggeri come ballerine. E poi il colore di alcuni suoi ritratti invece a disegnare composizioni ricolme di estro e fantasia. Cosa si cerca in una fotografia? Se stessi. Così come nelle sue modelle, nelle ali di quelle figure immortali cercavo la grazia, la dolcezza, la sensualità eterna. Gastel ho poi avuto modo di rivederlo negli ultimi anni. A Torino nella galleria di Valerio Tazzetti e al Circolo dei Lettori durante il racconto della sua vita e delle sue poesie e poi spesso a Milano, come presidente della Fiap per incentivare il lavoro dei fotografi, dei suoi amici colleghi, e ancora, con la sua sempre originale presenza al Mia Photo Fair, alle Gallerie d’Italia per la presentazione e il sostegno ad un progetto editoriale dedicato alla fotografia. Incontri brevi dove di Gastel mi investivano la sua originalità, il suo costante sorriso, la sua profonda eleganza. La famiglia Visconti aveva influito sulla sua personalità e immagino che l’attrazione verso il linguaggio della fotografia e verso la perfezione estetica fossero figli di quella vita immersa nell’arte. “Vedo solo i difetti di quello che ho realizzato. Lo penso ogni giorno da quaranta anni. Ma credo, che la delusione, il mio desiderio di tendere ad una ricerca costante della perfezione, mi porterà a trovare quella foto che mi potrà dare finalmente pace” è la risposta nella stessa intervista di Laura Ranieri. Sarà stata questa sua irrequietezza la ragione per cui Giovanni Gastel in questi ultimi anni si era esposto di più pubblicamente, si era fatto conoscere, era sceso nell’arena della fotografia muovendosi come un nobile condottiero di cui questo mondo ne aveva bisogno. Almeno questo è come io ho vissuto Giovanni Gastel. Per me, una personalità viva, unica, irrequieta nella grande famiglia della fotografia che reclama sempre persone il cui credo, convinzione, passione, estro siano inesauribili. Un nero profondo di tristezza e smarrimento adesso sapere di non poterlo più incontrare. * Curatrice mostre fotografiche

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