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Repole, il vescovo teologo alla guida della Chiesa torinese

di Luca Rolandi |

Dopo dodici anni di guida pastorale mons. Cesare Nosiglia lascia il suo incarico di arcivescovo di Torino. A sorpresa, e ancora Papa Bergoglio ha sorpreso tutti, la nomina del successore è caduta su un prete diocesano don Roberto Repole, 55 anni. Una decisione coraggiosa che segna una discontinuità con il passato e apre scenari nuovi nella comunità cristiana cattolica torinese in un tempo di crisi e difficoltà, negli anni della pandemia e delle necessità di ridare o meglio rianimare il tessuto della comunità ecclesiale rimasto fedele a Nosiglia ma anche affaticato da una serie di cambiamenti che nella società sono in atto. Gli studi teologici alla Gregoriana

Don Repole conosce la sua chiesa perché qui è nato, a Druento per la precisione e poi a Givoletto dove vive la sua famiglia, ma dopo la formazione negli anni Ottanta e Novanta nel seminario guidato dal carismatico don Sergio Boarino nel tempo dell’episcopato del Cardinale Giovanni Saldarini è stato vice parroco e collaboratore parrocchiale in molte comunità di periferia. Ma la cifra innovativa nella scelta di Papa Francesco è che questa volta non ha semplicemente puntato sull’azione pastorale del buon parroco ma di aver optato per un teologo. Don Roberto Repole infatti ha intrapreso studi teologici importanti alla Gregoriana, passando dalla scuola torinese di don Franco Ardusso alla formazione superiore e alta della facoltà principe tra quelle pontificie, da sempre guidata dai gesuiti. Don Repole da Druento, pastore e teologo azione e studio, cultura e carità potremmo dire: dal conseguimento della licenza e del dottorato in teologia presso la “Gregoriana” di Roma con la tesi “Chiesa pienezza dell’uomo. Oltre la postmodernità: G. Marcel e H. de Lubac” alla presidenza dell’associazione dei teologi italiani dal 2011 al 2019 e conclusa con la direzione della Facoltà Teologica di Torino. Le esperienze con Saldarini, Poletto e Nosiglia

Da giovane ha vissuto la trasformazione della città a livello sociale, politico (il padre è stato assessore a Druento negli anni Settanta), economico e culturale. Ha potuto assaporare lo spessore ecclesiale e di confronto con la storia e i segni dei tempi di due grandi Arcivescovi di Torino il professore della Camminare Insieme, il cardinale Michele Pellegrino, e la spiritualità capace di incarnarsi nella storia, nelle gioie e nei dolori dell’umanità del carmelitano Anastasio Ballestrero. Poi la decisione e la missione di prete diocesano al servizio della chiesa di San Massimo con gli episcopati di Giovanni Saldarini, il cardinale milanese che l’ha ordinato sacerdote. I successivi due decenni di grande trasformazione della città anche nella sua composizione sociale e religiosa con il cardinale Severino Poletto e l’arcivescovo fratello e amico mons. Cesare Nosiglia, giunto da Vicenza, ma in realtà da sempre legato alla sua ultratrentennale esperienza romana a fianco di San Giovanni Paolo II. Un cursus honorum di valore e spessore che ora lo ha portato a raccogliere un testimone importante e pesante per il quale ha chiesto di essergli vicino e di mettere al centro la Parola, la presenza di Cristo nella storia nel solco della svolta conciliare, Vaticano II da lui studiato a lungo e innervato nella quotidiano del suo ministero pastorale. Don Repole è un giovane, giovanissimo per i canoni dell’episcopato, un uomo del dialogo, dentro i contesti associativi, in particolare quelli culturale, assistente del movimento ecclesiale di impegno culturale scuola montiniana per gli ex fucini e ambiente della elaborazione sociopolitica e teologica degli intellettuali cattolici. Sacerdote del dialogo e del confronto

Oltre ad essere oratore, relatore e scrittore Repole è soprattutto prete amico, in grado di unire la passione per i colori granata del Toro alla band rock di confratelli alla chitarra. Uomo di ascolto e dialogo unito alla comunità cristiana cittadina e fortemente legato all’amicizia dei confratelli preti che intorno alla guida di don Giovanni Ferretti, teologo e filosofo, già Rettore dell’Università di Macerata è cresciuta nella chiesa di San Lorenzo. Cultura e dialogo con il mondo dei laici cattolici come assistente del Meic e azione pastorale dentro la dimensione delle piccole comunità Repole descrive con la parola umiltà il paradigma contemporaneo della missione e del mistero cristiano, in costante confronto perenne con le altre chiese cristiane, le altre confessioni religiose e il pensiero laico. Nessuno è profeta in patria racconta la tradizione ma credo che si possa dire che esistono eccezioni e don Roberto Repole, ora vescovo di Torino potrà dimostrarlo. Si ringrazia il Settimanale diocesano “La Voce e il Tempo” per la concessione della foto

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