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Sanità e Autonomia differenziata: aspetti tecnici e organizzativi, parte I

di Giuseppina Viberti e Germana Zollesi

La nuova bozza del DdL Calderoli per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a Statuto ordinario, dopo essere stata approvata al Consiglio dei Ministri, deve essere analizzata con particolare riferimento all’autonomia sanitaria. L’interdisciplinarietà del settore sanitario porta ad un coinvolgimento diretto di tutti i cittadini e presenta un notevole impatto sulla salute pubblica, per questo occorre analizzare le diverse posizioni in campo.


Punti controversi della bozza del DdL Calderoli

1) Ambiti di autonomia: il testo non entra nel merito delle motivazioni che possono portare le Regioni a richiedere maggiore autonomia sulle materie in oggetto.

2) Ruolo del Parlamento: può esprimere un parere non vincolante e un voto di ratifica senza possibilità di emendamenti; le intese sono definite tra il Ministero degli Affari Regionali e le Regioni.

3) Dai LEA ai LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni): i LEP saranno definiti attraverso DPCM da una commissione tecnica e, in quanto atti amministrativi, potranno essere impugnati solo davanti al TAR e non davanti alla Corte Costituzionale. Formalmente dovrebbero essere garantiti a tutti i cittadini, ma si rischia di non disporre sufficienti risorse per allineare il Sud al Nord.

4) Trasferimento delle funzioni alle Regioni: può essere effettuato immediatamente dopo la definizione dei LEP senza attenderne l’attuazione. In pratica l’autonomia precede il recupero del gap fra le regioni.


Il sondaggio della Fondazione Gimbe

La Fondazione GIMBE[1] ha effettuato un sondaggio su quasi 2.000 stakeholder da cui sono emerse alcune considerazioni interessanti che possono così essere sintetizzate:

1) L’abolizione dei tetti di spesa per il personale sanitario e la creazione di contratti di formazione-lavoro che anticipano l’ingresso nel mondo del lavoro di specialisti e MMG (Medici di famiglia) sono strumenti fondamentali per arginare la carenza di personale (per la mancata programmazione nel passato) che va estesa a tutte le regioni.

2) La maggiore autonomia nella governance aziendale, nel sistema tariffario, rimborso, compartecipazione degli enti del SSR, la determinazione regionale delle borse di studio per specialità e MMG provocherà una disuguaglianza fra le regioni soprattutto fra Nord e Sud.

3) Altre richieste, quali l’autonomia nella gestione dei fondi sanitari integrativi e le richieste esclusive del Veneto, potrebbero sviluppare sistemi mutualistici-assicurativi regionali frammentati e sganciati dalla normativa nazionale e l’autonomia nella gestione del personale e dell’attività libero-professionale rischiano di causare una concorrenza tra Regioni con personale sanitario che migra al Nord ponendo fine alla contrattazione collettiva nazionale e al ruolo dei sindacati orientandosi sempre più verso una contrattazione regionale e addirittura del singolo professionista.

4) La richiesta di maggiore autonomia viene proprio dalle Regioni che hanno le migliori performance sanitarie nel decennio 2010-2019; la mobilità sanitaria è concentrata in modo massivo dal Sud al Nord; nel 2022 due Regioni (Molise e Sardegna) sono ancora in piano di rientro.


Posizioni espresse

Di fronte a questo scenario le posizioni sono estremamente diverse e divergenti.

Fondazione GIMBE: invita il Governo a togliere la Sanità dal piano di regionalismo differenziato; in subordine, di gestire questa materia con molta cautela colmando prima il gap fra Nord e Sud, modificando i criteri di riparto del Fabbisogno Sanitario Nazionale e aumentando la capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni. E’ necessario mantenere il diritto costituzionale alla tutela della salute altrimenti la sanità rischia di diventare un bene pubblico per i cittadini delle Regioni ricche e un bene di consumo per quelle povere che saranno sempre più povere.

Fnomceo (Ordine Nazionale dei Medici): il Presidente Filippo Anelli chiede di rivedere immediatamente il DdL Calderoli per non aumentare ancora di più le disuguaglianze fra i cittadini. Secondo un recente studio di Save the Children, un neonato di Firenze ha circa 4 anni di aspettativa di vita in più rispetto ad uno di Caltanisetta. Un bambino nato nel 2021 a Bolzano ha una speranza di vivere in buona salute per 67,2 anni contro i 54,2 di uno nato in Calabria. La Fnomceo chiede, prima di partire con l’autonomia, di colmare le differenze fra le varie Regioni per dare le stesse possibilità a tutti i cittadini e ai medici di lavorare in modo uguale e con gli stessi strumenti in tutto il Paese.

Ministro della Salute: il ministro Orazio Schillaci ha dichiarato che è necessario che le Regioni restino guidate dal Ministero della Salute che deve avere un potere di indirizzo e distribuzione dei fondi e sostenere un meccanismo virtuoso insieme alle Regioni per capire chi lavora meglio e aiutare le Regioni in difficoltà a migliorare.

Ministro degli Affari Regionali: il ministro Roberto Calderoli, promotore del DdL, considera questa riforma necessaria per rinnovare e modernizzare l’Italia, nel segno dell’efficienza, dello sviluppo e della responsabilità. L’Italia può correre se ci sono Regioni che fanno da traino ed altre che aumentano la propria velocità in una prospettiva di coesione. Dato il parere positivo del Governo, il Ministro ha dichiarato che lavoreranno insieme a Regioni ed Enti locali con l’obiettivo di far crescere tutto il Paese e ridurre i divari territoriali.


Affrontare i nodi post Covid

Ogni soggetto è contemporaneamente espressione di una visione localistica del problema (riflettente le caratteristiche del proprio territorio) e di una impostazione ideologica. L’esasperazione di uno o di entrambi questi aspetti porta ad impasse difficilmente superabili. La sanità è stata sconvolta dal coronavirus e inevitabilmente necessita di ristrutturazioni per renderla competitiva in un mondo sempre più globalizzato dove un soggetto tende ad informarsi su quali sono le possibilità in uno scenario ben più ampio di quelli che sono i limiti regionali.

In quest’ottica il dibattito non va più affrontato fra chi rimane indietro, ma chi riesce ad offrire servizi adeguati ai tempi: affrontare i problemi del post covid con i parametri derivanti dai confronti degli anni precedenti significa impedire uno sviluppo del settore. Il federalismo proposto dal governo è un’ipotesi criticabile, ma tranne lo status quo, il dibattito non sembra culturalmente molto vivace e ciò non aiuta a muoversi verso il miglioramento.


Note


[1] GIMBE è una fondazione di diritto privato costituita dall'associazione Gruppo Italiano per La Medicina Basata sulle Evidenze il 23 giugno 2010.



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