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Recovery Fund: quale strada imboccherà Draghi per gestirlo?

di Claudio Artusi|

Gli articoli di Anna Paschero hanno avuto il grande merito di chiarire e divulgare le “regole del gioco” del Recovery fund. La domanda che è lecito porsi è: perché il governo uscente, pur consapevole di ciò che occorresse per accedere a questa grande opportunità, si è mosso in ritardo e malamente? Che sia stato così non vi è dubbio alcuno: non è Renzi solo che lo dice, ma le istituzioni europee, la Corte dei Conti ed altri ancora. Il documento a cavallo di Natale è stato rifatto da capo a piedi, certamente è migliorato, ma siamo ben lungi dal considerarlo sufficiente ed adeguato? Questa è la più grande sfida che ha dinanzi il futuro presidente del consiglio, una sfida che forse per chiunque altri sarebbe quasi impossibile, per Draghi è “solo” difficile non tanto e non solo perché è bravo, ma soprattutto perché nei suoi anni alla Direzione del Tesoro ha avuto modo di conoscere la macchina di tutti i ministeri di spesa e quindi ne conosce competenze e debolezze. Ora riavvolgiamo il film degli ultimi tre mesi. Giuseppe Conte, consapevole della complessità del lavoro da fare, si è rivolto a Banca d’Italia e Ragioneria dello Stato per avere un team che elaborasse il documento. Volutamente o meno il team che gli è stato fornito non era adeguato, e lo dicono i fatti, tant’è che subito prima di Natale è stato completamente cambiato. Non va però dimenticato che proprio in quei giorni Conte ha proposto di creare una struttura esterna di qualche centinaia di professionisti che gestisse al di fuori delle strutture ordinarie la realizzazione del piano. Questa proposta ha sollevato un vespaio di polemiche (i boiardi di Stato hanno ancora ottimi terminali nei partiti e movimenti) ed è stata accantonata per evitare che la maggioranza si dovesse occupare di dossier divisivi. Ora Draghi si trova a ripartire da qui! Il tema non è tanto che cosa fare, ma come far sì che le volontà politiche ed i progetti si realizzino. Li affidiamo a strutture, procedure, meccanismi di controllo che hanno dimostrato negli anni tutta la loro inefficacia oppure creiamo una “protesi istituzionale-organizzativa” ad hoc per avviare una sorta di circolazione extracorporea? Ci sono pro e contro, senza dimenticare che una forte innovazione istituzionale deve passare anche da un patto chiaro con Giustizia amministrativa e Corte dei conti. Non mi avventuro ad indicare una preferenza, conscio che Draghi sia ottimamente attrezzato a fare la scelta migliore per il Paese. Ciò che sottolineo è che il giudizio sul nostro futuro sviluppo passa attraverso questo bivio! Attendiamo attenti e fiduciosi.

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