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Quanto dura il green pass? Un rompicapo burocratico

di Giuseppina Viberti e Germana Zollesi |


Il desiderio di avere certezze sul futuro non deve confondersi con la presunzione di conoscerlo: tutti vorremmo sapere l’effetto che produce un farmaco o un vaccino che assumiamo oggi, ma nonostante le simulazioni effettuati nei laboratori la certezza non si può raggiungere. È questa impossibilità di conoscere il futuro costituisce terreno fertile per ogni tipo di speculazione.

La casistica di controindicazioni riscontrati nell’uso/abuso di certi farmaci continua a riempire interi volumi di farmacologia e di farmaco economia. Normalmente il fatto che si eseguano continuamente delle rilevazioni dovrebbe rassicurare i potenziali consumatori. Così è per i farmaci, dove, ad esempio, l’abuso degli antibiotici o del sovradosaggio della vitamina D non genera nessuna manifestazione di massa o caccia ai ricercatori. Non è così per i vaccini dove “esperti” o presunti tali sanno già oggi gli effetti che questi produrranno fra molti anni (o già nell’immediato futuro). Farmaci pericolosi: i precedenti illustri

Un caso fra i tanti: quando si rilevarono le prime indicazioni sugli effetti dannosi della cerivastatina (farmaco anticolesterolo) il farmaco fu ritirato dal commercio e si istituì anche un numero verde per rispondere alle apprensioni delle persone cui era stato somministrato. Non si parlò di dittatura sanitaria e non si pensò di attribuire a questo preparato la causa di tutte le morti. C’è da chiedersi che cosa è successo in questi anni per cui l’atteggiamento delle persone si è così degradato, al punto che la validità di una certificazione sanitaria diventa oggetto di così violente dispute. Il Comitato Tecnico Scientifico istituito presso in Ministero della salute, sicuramente non infallibile, ma sicuramente il più attendibile nel fornire giudizi sulla validità del green Pass ha espresso parere positivo sulla possibilità di prolungare la durata del Green Pass da 9 a 12 mesi in quanto, “la quantità di anticorpi circolanti che possiamo dosare nei laboratori analisi non si riduce di molto nel periodo che va dai 9 ai 12 mesi e la competenza immunologica dovuta ai linfociti B che ci proteggono dal virus è indipendente dalla quantità degli anticorpi circolanti e rimane pertanto conservata”. Decisione attesa in quanto tra poche settimane inizieranno a scadere le certificazioni del personale sanitario che si è vaccinato per primo e quindi, in attesa di decisioni sulla terza dose di vaccino, si è iniziato a premere per coprire il “buco” a cui molte persone andrebbero incontro. Rebus date e falle burocratiche

La proroga non risolve tutti i problemi, in particolare i “guariti” per i quali il green pass dura 6 mesi dal momento che, dopo la guarigione, la vaccinazione è consigliata dopo 6 mesi ed entro un anno; c’è quindi una finestra temporale nella quale la certificazione risulta scaduta e non ci si potrà comunque sottoporre a vaccinazione. La Presidenza del Consiglio ha provveduto a chiarire che la durata di 6 mesi della certificazione è calcolata a partire dal tampone negativo che attesta la guarigione, ma il conteggio dei 6 mesi inizia dal primo tampone positivo quindi dall’inizio dell’infezione. La differenza è importante e rappresenta una falla burocratica che dovrà essere sanata. La circolare del Ministero della Salute di fine luglio che fornisce indicazioni sui tempi di somministrazione del vaccino ai guariti, indica chiaramente che è possibile somministrare una sola dose di vaccino nei soggetti con pregressa infezione (sia sintomatica che asintomatica) purché la vaccinazione venga eseguita entro 6 mesi dalla stessa e comunque non oltre 12 mesi dalla guarigione, cioè dal tampone negativo.È evidente che c’è una finestra tra la scadenza del green pass e la possibilità di effettuare la prima dose di vaccino che varia da caso a caso perché è diversa la durata della malattia fra i vari soggetti. In questo spazio temporale non si possiede più un certificato valido, ma non si può nemmeno ottenere una nuova certificazione. Anche perché per avere il green pass dopo la dose del vaccino devono comunque passare due settimane. Un vero e proprio “buco normativo”, durante il quale chi ha bisogno del green pass per lavorare può solo sottoporsi a tampone molecolare, a spese proprie e ottenere comunque un documento che vale solo 48 ore. Le contraddizioni della circolare ministeriale

Da notare come la circolare del ministero della Salute risulti essere in contrasto con le norme sul green pass per i guariti anche per un’altra ragione: come mai è possibile vaccinarsi fino a un anno dopo la guarigione, ma la certificazione verde per le stesse persone dura soltanto 6 mesi? Il dr. Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), in un’intervista a www.fanpage.it ha affermato: “Il green pass per i guariti andrebbe sicuramente esteso. Se il ministero dice che il richiamo si può fare fino a 12 mesi dalla guarigione, anche il green pass deve essere portato a 12 mesi, c’è un’incongruenza”. E ancora: “Se consenti di poter posticipare la vaccinazione, devi consentire anche di prolungare la certificazione verde, le due cose vanno insieme. Visto che devono fare una modifica legislativa la facciano per tutti.” Si tratta di una situazione paradossale, anche perché nel frattempo il Governo discute di allargare la certificazione ad altri ambiti della vita sociale: luoghi di lavoro (nelle mense aziendali lo è già) e sui trasporti locali; da oggi, 1° settembre il documento sarà richiesto sui trasporti a lunga percorrenza e sarà obbligatorio nelle università e per i docenti. Per non parlare delle scuole: ben prima del lockdown le principali Università americane già avevano predisposto programmi di formazione a distanza per migliorare e agevolare l’apprendimento. In Italia ci siamo prima confrontati sui banche con le rotelle ed ora il Ministro dell’Istruzione Bianchi deve arrovellarsi su come effettuare i tamponi e come farli pagare. In particolare ha precisato che i tamponi verranno rimborsati a scuola solo per i soggetti fragili. Rimane da precisare chi pagherà i test per tutti quelli che rimarranno esclusi dal green pass per via di una norma contraddittoria. Non proprio questioni di alto profilo per quella che è stata la Patria della Montessori. In una società dove tutto è burocrazia e regolamenti occorre offrire certezze, per non cadere nel caos di chi approfittando delle difficoltà applicative genera ulteriore confusione.

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