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PUNTURE DI SPILLO. Una finestra su presente e futuro di "Casa-Torino"

Aggiornamento: 18 mag 2023

a cura di Pietro Terna

Sabato scorso (13 maggio), in occasione di una tavola rotonda cui partecipava il sindaco Stefano Lo Russo, sono stato presentato come titolare della rubrica su cui scrivo ininterrottamente da un paio di anni. Riporto qui quel che ho detto: ho parlato di conti del Comune, di personale del Comune, di persone della città in stato di disagio, di mancanza di lavoro serio, non quello precario mal pagato dove strillano “non troviamo nessuno per colpa del reddito di cittadinanza”.

Era l’assemblea di Torino Domani,[1] associazione politica che fa parte della maggioranza che amministra il Comune di Torino. L’assemblea, convocata per la doverosa presentazione del bilancio contabile, certo non poteva limitarsi solo a quello e il dialogo con il Sindaco è stato molto utile e costruttivo. Per i soci di Torino Domani riporto in nota[2] una digressione relativa all’assemblea, sperando che interessi anche agli altri lettori.


Debiti e investimenti fondamentali

Nell’intervento ho utilizzato la metafora della casa. Prima di tutto, essendo un economista, quasi sessant’anni fa diplomato ragioniere, guardo i conti della casa, e li trovo in ordine. Certo sono molto risicati come margini, ma fuori delle zone di pericolo del pre-dissesto o del dissesto, quando l’attività di un Comune si riduce ai minimi termini. Per Torino Domani, presenzio come esperto alle riunioni della Commissione bilancio del Consiglio comunale e posso apprezzare l’equilibrio nei flussi in entrata e uscita, pur con il peso degli interessi che il Comune paga alle banche, per 300 milioni ogni anno, senza incontrare la disponibilità a rinegoziare i mutui. Sono debiti contratti in passato per realizzare investimenti fondamentali per la città, dalla prima linea della metropolitana al completamento del cosiddetto passante ferroviario, vale a dire l’interramento di gran parte della trincea ferroviaria che divideva Torino, recuperando spazi urbani fondamentali. Investimenti che rappresentato anche la base sui cui si appoggiano le opere del PNRR[3] in corso di realizzazione[4] a Torino.

Proseguendo con la metafora della casa, diciamo che è abitata da validi e validissimi funzionari che hanno avuto grandi maestri negli assessori del passato e che, dopo la pausa dell’uno vale uno, ora apprezzano il lavoro collegiale che la giunta di Torino sa esprimere. I dipendenti del Comune erano 14mila ai tempi del sindaco Diego Novelli (quando la città contava oltre un milione e centomila abitanti), forse troppi, ma certo sono troppo pochi i 7mila odierni (gli abitanti attuali sono circa 850 mila). Servono molto nuovi ingressi, con professionalità specifiche e giovani, per assicurare il successo della rivoluzione informatica. Rivoluzione che non è quella dello scrivere con il computer invece che con la macchina per scrivere o fare le tabelle con programmi che automaticamente fanno somme e controlli; è anche quello, ma soprattutto è la capacità di ripensare i processi organizzativi e i loro aspetti sostanziali e formali. Se il lettore vuole farsi un’idea del peso che grava sugli uffici per via dell’apparato formale, esamini l’Albo pretorio del Comune[5] e in particolare le numerosissime determinazioni dirigenziali, che non è possibile che non siano semplificabili. Molto interessante nell’Albo pretorio il Piano[6] integrato di attività e organizzazione 2023-2025. Tutti i link in nota sono vere e proprie finestre che possiamo aprire sulla vita del Comune.


Attrarre nuove iniziative imprenditoriali

La casa-città è abitata da giovani e anziani, da forti e da deboli: dobbiamo cercare delle soluzioni che avvicinino le diverse parti integranti della popolazione e siano utili e arricchenti per tutti. Ne ho già scritto tempo fa[7] e l’idea non è mia,[8] l’ho solo minimamente integrata: molte persone anziane vivono in solitudine in appartamenti grandi, dove possono benissimo ospitare una studentessa o uno studente e una cittadina o un cittadino immigrato, ricavandone una piccola fonte di reddito, ma soprattutto compagnia e ancor più contribuendo nei fatti alla mutua conoscenza tra le culture. Certo l’iniziativa non può svilupparsi raggiungendo numeri significativi senza un ruolo di accompagnamento pubblico, ad esempio presso le Circoscrizioni, e senza un ruolo di mediazione e garanzia offerto dal Comune. Gli oneri in ogni caso sarebbero assai limitati e il risultato potenzialmente molto grande.

La casa è anche abitata da tante persone che cercano un lavoro sicuro. La città non può vivere di solo turismo, ristorazione, ospitalità. Attività importantissime e ben vengano, ma con ben poche prospettive di crescita individuale e di produttività, cui possa corrispondere la crescita del reddito individuale. La Città e gli enti e le persone che ancora vogliono mettersi in gioco, in particolare gli imprenditori di successo che ancora operano qui o quei giovani che rischiano in proprio per avviare la loro impresa, devono anche operare per attrarre nuove iniziative. Fa bene a tutti, ai cittadini, agli operatori economici, alla amministrazione pubblica.

Post PNRR avremo una città ancora una volta migliorata, ancor meglio connessa con la linea 2 della metro, con gli atenei ai primi posti della formazione e con ampie aree dismesse che sono altrettante occasioni per insediamenti che recuperino gli spazi compromessi, anche con un contributo all’ambiente. Serve un rinnovo del piano regolatore che fu progettato dagli architetti Vittorio Gregotti e Augusto Cagnardi, così fortemente voluto dal sindaco Valerio Zanone[11] e così importante nel cambiamento positivo di Torino: ecco un fondamentale impegno che si può proporre alle due Fondazioni torinesi.

Il fabbisogno di cambiamento è enorme. Il "nostro musicista questa volta ha esagerato, addirittura con due conclusioni. Prima Eugenio Finardi assai duro[9] Cadere, sognare.


Ho acceso un mutuo

e mi sono sposato,

credevo anche di esser fortunato,

ma poi un giorno m'ha chiamato

il capo,

m'ha detto "l'azienda ha delocalizzato,

mi dispiace ma sei licenziato.


Poi Ivano Fossati,[10] nella foto, con Terra dove andare. Il protagonista, diciott'anni, "se guarda il cielo non ha santi a cui telefonare". Gli sembra di non avere futuro né speranza, finché "il cielo gli fa segno di andare".





Note [1] https://www.torinodomani.eu è un’Associazione di natura civica e politica, aperta, a struttura democratica, laica e senza scopo di lucro. [2] L’equilibratissimo bollettino di pettegolezzi denominato LoSpiffero ha scritto dell’assemblea dell’associazione, https://www.lospiffero.com/ls_article.php?id=71372. Che se ne parli, che se ne parli… [3] https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/home.html [4] https://www.torinocambia.it [5]Online a https://stilo.comune.torino.it/albopretorio/ e a https://stilo.comune.torino.it/albopretorio/#/albo/14 le determinazioni dirigenziali; ciascuna è un’opera letteraria di molte pagine. [6] https://stilo.comune.torino.it/albopretorio/#/albo/atto/2584908/FAE68B5AFE1C4CD8E05329858A0A9138 [7] https://www.laportadivetro.org/ragionare-e-riflettere-per-capire-torino/ [8] Ad esempio: https://www.alloggiami.com/it/about-us [9] https://youtu.be/JSSsmTHVopU con il testo a https://www.rockit.it/eugeniofinardi/canzone/cadere-sognare/236242

[10] https://www.youtube.com//watch?v=4QgKxRzpwmQ con testo a https://testicanzoni.rockol.it/testi/ivano-fossati-terra-dove-andare-102709919


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