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Punture di spillo. "Torino, il bilancio è politica, ma anche condivisione"

a cura di Pietro Terna


Il bilancio non è contabilità, è politica, certo; ma la politica non è solo contrapposizione, può essere anche lavoro condiviso, pur nella diversità tra maggioranza e opposizione. Quando il consigliere comunale Pierlucio Firrao – vicepresidente della Commissione Bilancio e leader di fatto di quel che resta di Torino Bellissima, essendo sparito Paolo Damilano che voleva governare Torino – interviene sul bilancio con una sparata[1] in cui dice “sapete solo aumentare il disavanzo” e poi lascia la riunione con una scusa, non solo dice una falsità, ma non apporta nulla di utile a Torino, che pur diceva bellissima.

La città ha speso risorse proprie

La situazione di bilancio di Torino parte da lontano. Con qualche semplificazione si può dire che la Città, facendo buon viso a cattiva sorte, ha fatto molto da sola, indebitandosi per investire. Il passante ferroviario è costato molto a Torino, per realizzare interventi ben superiori a quelli previsti dalle Ferrovie, anche con la soluzione del difficile nodo dell’attraversamento di corso Regina al di sotto del sottopasso. Certo il risultato è in parte invisibile, come si voleva fosse, ma è ingiusto dimenticarlo quasi che i meravigliosi nuovi spazi urbani fossero sorti spontaneamente. La Città ha costruito praticamente da sola la Linea 1 della Metropolitana, dopo l’errore di oltre sessant'anni fa, quando si rifiutò la prima realizzazione. La Città ha mobilitato importanti risorse proprie per le Olimpiadi del 2006, punto di svolta importantissimo in un momento di grave crisi dell’economia cittadina.

Come fa un Comune a affrontare grandi investimenti? Non ha altra strada che indebitarsi, destinando entrate future a pagare gli interessi e al rimborso dei prestiti. È l’effetto del meccanismo di gestione degli enti pubblici, privi di una vera situazione patrimoniale con cespiti e fondi di accumulazione. Poi è arrivata la crisi della finanza locale: l’eliminazione di IMU e TASI sulla prima casa, con azioni di Berlusconi (esenzioni), Monti (IMU invece di ICI), poi con Letta e Renzi. Azioni forse anche giustificate in sé, ma tutte in negativo per le finanze locali come è stato chiaro quando i trasferimenti compensativi si sono fatti via via più esigui.

Gli interessi pesano per oltre 100 milioni all'anno

I debiti contratti nel passato scontavano tassi più gravosi di quelli degli ultimi anni e anche di quelli correnti. Che cosa hanno fatto i privati? Hanno rinegoziato i debiti. Di rinegoziazione si era parlato all’inizio del mandato del sindaco Stefano Lo Russo, quando si stipulò il Patto per Torino, l’operazione di soccorso al bilancio comunale ben meritata da quello che di fatto era l’unico grande Comune a aver fatto da sé opere di grande impegno come quelle elencate. Ora, a domanda della consigliera Tiziana Ciampolini in Commissione Bilancio, la risposta dell’assessora al Bilancio Paola Nardelli ha spento le speranze che l’operazione sia fattibile ora. Gli interessi passivi pesano sul bilancio per oltre 100 milioni l’anno: ecco un caso in cui tutte le forze politiche dovrebbero operare, a favore di Torino, nei confronti del governo nazionale.

Un altro elemento di scarsa collaborazione è la ricorrente polemica dell’opposizione sul Patto per Torino, alimentando l’equivoco della restituzione futura che creerebbe disavanzo nascosto, come se fosse un debito: non lo è, si tratta di un contributo a fondo perduto.

Sul bilancio di previsione pesa un meccanismo terribile che affonda le sue origini nel passaggio dalla contabilità pubblica a quella economica, con l’emersione di crediti inesigibili coperti impropriamente con meccanismi contabili che al momento in cui sono stati applicati erano autorizzati da eccezioni normative. Successive sentenze della Corte Costituzionale[2] hanno modificato il quadro generando un disavanzo pregresso che, pur di natura contabile e non derivante da comportamenti amministrativi scorretti, ora deve essere ripianato. La vicenda avrà un termine, rimovendo questa limitazione del bilancio. Per dipanarla completamente proviamo a chiedere auto all’intelligenza artificiale di ChatGPT: ha risposto rifugiandosi in un “non conosco” e in un link[3] al sito web della Associazione Nazionale Professionale Segretari Comunali e Provinciali. Al confronto, la teoria delle stringhe della fisica teorica è un gioco da ragazzi.


L'analisi del DUP

Per chi vuol provare a esplorare la materia del bilancio, suggerisco una lettura delle slide di presentazione che si trovano online[4] con qualche mia annotazione e del Documento Unico di Programmazione, anch’esso online[5] annotato. Una chiave di lettura è quella di cercare le motivazioni delle variazioni dalle previsioni del 2022. Spesso si tratta di disponibilità che derivano dal PNRR, in altri casi si tratta di scelte che dovrebbero formare oggetto di analitica discussione nelle commissioni competenti espresse dal Consiglio Comunale. In altri casi si ha l’impressione che le decisioni derivino dalla ripetizione di scelte precedenti, rettificate per le limitazioni finanziare e attuate in modo incompleto: la capacità attuative della amministrazione comunale trovano infatti un limite invalicabile nella carenza di personale.

Ecco un altro terreno di collaborazione necessaria tra maggioranza e opposizione, nei confronti del centro: dopo un minimo recupero nel numero dei dipendenti, il trend discendente[6] riprende, inesorabile, già nel 2024. Una straordinaria possibilità di rafforzamento è il decentramento con le Circoscrizioni, utilizzando in prima persona gli eletti nelle circoscrizioni come attori nel territorio per la loro capacità di interagire con le tante e importanti iniziative di volontari: di nuovo, collaborazione per Torino.

Altrettanto inesorabile continua l’incremento delle situazioni di disagio nella popolazione, pur con lo sforzo sensibile di mantenimento degli interventi del Comune: un altro campo in cui la politica non può far mancare l’impegno di tutte le forze, al di là delle contrapposizioni. Vale per tutti i livelli. Ora ci sono dubbi sulla possibilità di attuare pienamente il PNRR, ma un capitolo da salvaguardare è proprio la Missione 5 dedicata[7] a “Inclusione e coesione” in campo sociale.

Sulle note di Cheek to cheek

Cerchiamo ispirazione nella musica, con una scelta di cui non tento neanche di vantarmi: i lettori degli “spilli” sanno che in questi finali interviene un misterioso personaggio che, con il suo tocco magico, trae ispirazione dall’immenso repertorio delle melodie. Ecco la proposta per la collaborazione tra parti diverse e per la creazione della ricchezza espressiva pur con la parsimonia dei mezzi: nel 1958 Ahmad Jamal incise in trio[8] Cheek to cheek, una canzone scritta nel 1935 da Irving Berlin per un film con Fred Astaire. Si tratta di un brano che piace molto ai jazzisti, perché è ricco di sottigliezze e si presta allo stile di Jamal, che fa appunto trasparire dietro un'apparente economia di mezzi una grande ricchezza espressiva. Prendiamo esempio!


Note [1] La registrazione audio della seduta del 29 marzo sarà online entro pochi giorni da quella data a http://www.comune.torino.it/multimedia/istituzionale/ [2] https://dirittoeconti.it/la-corte-costituzionale-torna-sul-fondo-anticipazioni-di-liquidita-fal/ [3] 07/07/2020 - Ripiano del disavanzo: la Faq Arconet n. 40 chiarisce come deve determinarsi il maggior recupero del disavanzo — Segretari Comunali Vighenzi [4] https://terna.to.it/slideBilancioPrevisione2023-2025annotatePT.pdf [5] https://terna.to.it/DUPall1_PT_2023.pdf [6] Per un commento, rinvio al precedente spillo, https://www.laportadivetro.com/post/punture-di-spillo-torino-il-bilancio-comunale-non-è-contabilità-è-politica [7] https://politichecoesione.governo.it/it/pnrr-e-coesione/la-missione-5-m5-componente-3-del-pnrr-su-interventi-speciali-per-la-coesione-territoriale/ [8] https://www.youtube.com/watch?v=TpfLK6W9nfM

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