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Piemonte: la visione dell'assessore Riboldi è fuori tempo sulla "non autosufficienza"

Strutture insufficienti e situazione sempre più critica per anziani e famiglie

di Enrica Valfrè*


Per affrontare un problema bisogna riconoscerlo e conoscerlo. L’assessore alla sanità della Regione Piemonte Federico Riboldi si è sempre sottratto alla richiesta di incontrarlo insieme con il vicepresidente regionale e assessore alle Politiche sociali Maurizio Marrone per affrontare in modo integrato tra salute e sociale il tema della non autosufficienza. La direzione regionale alla Sanità pensa che occuparsi delle condizioni degli anziani e delle loro famiglie non sia un problema e si nasconde dietro l’assenza di risorse. Intanto aumentano i bisogni, le liste d’attesa. Aumentano le strutture che in assenza di controlli lievitano le tariffe e non forniscono tutto ciò che sarebbe obbligatorio.

Il personale che è sottostimato (calcolato con standard del 2012 a fronte di bisogni sanitari che sono diventati più complessi) non riesce a farsi carico delle esigenze degli ospiti. Con il Covid sono stati inseriti operatori non formati che continuano ad operare in proroga. Non si trovano più OSS che vogliono lavorare nelle Rsa: carichi di lavoro pesanti e bassa retribuzione. Le famiglie si sono fatte e si fanno carico delle persone anziane, sostenendole a domicilio o usando i risparmi. Le donne lasciano il lavoro.

Un quadro desolante, che ci parla di una società che non riesce ancora a fare i conti con un cambiamento demografico profondo, che tratta il tema dell’invecchiamento come un’emergenza e non come una trasformazione da affrontare con politiche pubbliche adeguate. Una società che pensa alla vecchiaia come una stagione di restrizione dei diritti e delle opportunità. Invece, dovrebbe dare un senso alla longevità, restituire cittadinanza.

Per questo sono discutibili le parole dell’assessore Riboldi. Perché confonde anche in questo caso la propaganda con la realtà. Occuparsi sul serio di come costruire un sistema equo di presa in carico delle persone non autosufficienti comporta la consapevolezza che creare le condizioni affinché ciascuna e ciascuno possa scegliere se restare a domicilio o andare in una struttura è un fatto di civiltà, ma è anche un motore per l’economia: la cura, prendersi cura, è un valore che può rappresentare occasione di buona occupazione se si sceglie di investire anche in questo settore.

Come sindacato dei pensionati non solo continueremo a chiedere alla Regione Piemonte di affrontare seriamente il problema aprendo un vero confronto con noi, gli enti gestori e con le associazioni che si occupano di questi temi. Ma siamo impegnati ogni giorno in molte strutture per raccogliere testimonianze, supportare nelle difficoltà burocratiche, attivare le denunce ed anche portare un po’ di sollievo, restituendo il senso di comunità e di rispetto che è dovuto ad ogni persona in ogni fase della sua vita.


*Segretaria generale Spi Cgil Piemonte

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