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Pesticidi: il voltafaccia di Von der Leyen è soltanto la punta dell’iceberg 

di Stefano Rossi


Le recenti proteste degli agricoltori in tutta Europa sembrano avere sconvolto la politica europea e quella di molti Stati membri. Mentre molti governi di diverso colore cercano di accomodare le istanze locali degli agricoltori, con il mantenimento di sussidi, i tagli fiscali e gli incentivi a favore della categoria, la Commissione europea ha annunciato ieri, martedì 6 febbraio, che farà marcia indietro sulla proposta di legge riguardante la riduzione dell’uso dei pesticidi.

Secondo alcuni analisti, questo è solo il primo passo nella nuova direzione che la Commissione ha intrapreso, opposta a quella che aveva caratterizzato l’azione dell’esecutivo europeo negli ultimi decenni. Il Green Deal europeo, infatti, ha rappresentato l’apice degli investimenti europei per la sostenibilità ambientale, con l’obiettivo ambizioso della neutralità climatica entro il 2050. Le politiche “verdi” della Commissione sono state frutto di anni di lavoro delle ONG e del movimento ambientalista, nonché di una valutazione scientifica condivisa sui rischi per l’uomo derivanti dai cambiamenti climatici e sulle misure per mitigarli. La stessa Unione europea ha giocato un ruolo molto importante a livello globale per chiamare a raccolta le altre regioni del pianeta intorno alla sfida comune.

Come per tante altre aree di competenza europea, la decisione “politica” circa la direzione da seguire in ambito ambientale si è sempre basata si un accordo bipartisan tra Popolari e Socialisti al Parlamento europeo e sul consenso dei governi. Questo meccanismo di ampio consenso, spesso privo di un conflitto evidente, ha spesso indotto l’elettorato a vedere l’azione della Commissione come un'azione “tecnica” e non “politica”, con tutte le critiche connesse alla promozione di un'azione politica basata sulla sua correttezza tecnica. Critiche, peraltro, poco fondate, considerato che alla base di queste scelte c’è sempre stato il consenso politico del Parlamento europeo (eletto direttamente dai cittadini) e dei governi (eletti direttamente o indirettamente dai cittadini).

Come che sia, dopo un lungo periodo di decisioni basate su un ampio consenso politico, in Europa si apre un conflitto tra portatori di interessi contrapposti. Le proteste dei trattori, appoggiate dalle destre in Europa, sono un primo sintomo del cedimento del meccanismo di ampio consenso intorno alle politiche europee.

La Presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, evidentemente interessata a una rielezione, si è trovata davanti a una scelta: mantenere la barra dritta sulle politiche ambientali, o fare concessioni agli agricoltori in protesta? Il dietrofront sui pesticidi è il segno che ha optato per la seconda. Scelta che può essere criticata, ma che per essere compresa deve essere posta nel contesto delle prossime elezioni europee, sia in termini di raccolta del consenso, sia in termini di chance di ottenere un nuovo mandato di governo. Infatti, se è vero che il prossimo Parlamento europeo sarà decisamente spostato a destra, si aprono scenari di una Commissione eletta da una maggioranza di centro-destra (o destra-centro), il che sarebbe una novità assoluta nella politica europea, novità che Von der Leyen reputa verosimile, evidentemente, pro domo sua.

La scelta di abbandonare la proposta di legge sulla limitazione all’uso dei pesticidi è coerente con questo scenario, e anzi la scelta opposta avrebbe potuto mettere fuori gioco le chance di Von der Leyen di guidare una prossima Commissione sostenuta da una maggioranza “politica”. In questo senso, il dietrofront sui pesticidi è solo la punta di un iceberg, il primo passo di un lungo cammino di revisione delle politiche ambientali dell’Unione, più in linea con le aspettative di una certa parte di elettorato, che inizia negli ultimi mesi di questa legislatura e che interesserà tutta la prossima.

Insomma, stiamo assistendo a una mutazione genetica della politica europea, che da terreno di soluzioni condivise diventa terreno di scontro politico sponsorizzato da debordanti ambizioni personali. Inutile dire se ciò sia un bene o un male: certamente, la politica sarà chiamata anche a livello europeo a comporre interessi contrapposti e individuare quella sintesi che la democrazia richiede per funzionare. Come elettori, occorre comprendere questi mutamenti per poter esprimere un voto consapevole al prossimo appuntamento del 9 giugno.

 

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