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Perdita dell'assistenza sanitaria e corsa verso la povertà

di Giulio Fornero


“Troppe famiglie in Europa finiscono nella povertà dopo aver pagato per l’assistenza sanitaria”, come rileva il rapporto OMS/Europa di dicembre 2023. Dati dunque recenti, che la realtà non può confutare, al di là di propagandistiche fumose quanto retoriche asserzioni, la forte dipendenza dei sistemi sanitari dai pagamenti diretti che per numerose persone equivale a esporsi a difficoltà finanziarie quando utilizzano l’assistenza sanitaria o affrontano barriere all’accesso, con la conseguenza che si rinuncia alle cure. Un dramma che si sviluppa in parallelo ad un'altra e altrettanto grave conseguenza: il "diritto alla salute" esercitato con i propri soldi spinge sempre più persone verso la povertà o le rendono ancora più povere.

Se si considera il quinto più povero della popolazione di un determinato Paese, la spesa sanitaria catastrofica può essere da 2 a 5 volte superiore alla media nazionale. Una spesa sanitaria catastrofica significa che una famiglia non può più permettersi di soddisfare i bisogni primari – cibo, alloggio e riscaldamento – perché deve sostenere in prima persona l’assistenza sanitaria.

La pandemia, contrariamente all'utopia diffusa nelle fasi emergenziali di una crescita della solidarietà e riduzione delle diseguaglianze, ha peggiorato la situazione, creando enormi arretrati che possono costringere le persone a rivolgersi alla sanità privata e ad acquistare direttamente i farmaci, con grossi squilibri nei bilanci familiari.

In Italia e in Piemonte, in particolare, c’è stato un eccesso di mortalità durante la pandemia e si consente una deriva verso la spesa sanitaria catastrofica a carico delle famiglie, per esigenze insoddisfatte di assistenza a lungo termine domiciliare, diurna e residenziale, per odontoiatria, farmaci, prestazioni ambulatoriali, ecc., anche perché i tempi di attesa per visite, esami e interventi chirurgici stanno creando barriere insormontabili per l’accesso a questi servizi.

L’Italia (e il Piemonte è in posizione peggiore rispetto alla media delle Regioni italiane) è agli ultimi posti tra i Paesi europei, quanto a bisogni sanitari non soddisfatti per le persone con più di 65 anni che vivono a casa e per quota di famiglie con spese sanitarie catastrofiche.

“E’ ora di rimettere in carreggiata i sistemi sanitari, perché la salute è un diritto umano fondamentale”, ha affermato il dottor Hans Kluge, direttore regionale dell’OMS per l’Europa. Trasformare i nostri sistemi sanitari richiede la ricostruzione della fiducia tra il sistema sanitario, le persone assistite, i professionisti e gli operatori sanitari, i responsabili politici. Dobbiamo trasformare i nostri sistemi sanitari per garantire che le persone ovunque possano ricevere le cure giuste, nel posto giusto, da parte degli operatori sanitari e assistenziali giusti, al momento giusto. Si può e si deve investire molto di più per la salute e per l’assistenza sanitaria, con strategie di equità in sanità, soprattutto per le persone più svantaggiate, ma a favore di tutte e di tutti.

 

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