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Perché laico e di sinistra sono contrario alla maternità surrogata

di Mauro Nebiolo Vietti


Simpatizzo per i gay. E non ho nulla in contrario ai matrimoni tra soggetti dello stesso sesso e sono favorevole alle coppie unigenitoriali. Si tratta di scelte che non disturbano il mio essere laico e di sinistra. Anzi. Ritengo essenziale che la nostra società superi barriere che per anni (rectius per secoli) sono state considerate valori quando tali non lo sono mai stati, ma solo espressioni di una società che eleva l’oscurantismo religioso a dogma, atteggiamento criticato persino da papa Francesco.

Ma proprio perché credo nelle cose che scrivo, non posso accettare la maternità surrogata perché essa rappresenta la negazione degli elevati valori sociali che diciamo di perseguire. Valutazione strettamente personale di un tema che so essere controverso e che tocca corde estremamente sensibili. Premesso ciò, non posso neppure ignorare che chi si presta a partorire un bambino per conto terzi è sempre o quasi una persona priva di mezzi, cui serve denaro per la sopravvivenza. Dunque, è una donna che entra a far parte di un circuito commerciale in nome del bisogno, attorno al quale proliferano più soggetti che traggono altrettanti benefici economici. Infatti, da una maternità surrogata che costa circa centomila euro, la madre ne riceve ventimila, cioè un quinto. Oggi il mercato è fiorente perché si sono aggiunte le donne ucraine che devono pur sopravvivere e, a quanto pare, a noi non disturba che sopravvivano in questo modo.

Lo sfruttamento dei deboli non è generalmente un’opzione della sinistra, ma già in passato si sono verificati episodi di strabismo non in perfetta sintonia con la nostra cultura. Sulla gestione dei migranti, per esempio, nel gennaio del 2017 il ministro Marco Minniti contrattò un accordo economico con la Libia che avrebbe dovuto superare quello sciagurato del 2012, ripetutamente denunciato dalle organizzazioni per i diritti umani. Organizzazioni, e non solo, fortemente critiche per la detenzione arbitraria, maltrattamenti e torture dei migranti in strutture simili ai campi di concentramento. Ma come sappiamo, quell'intesa non ha risolto - com'era prevedibile - la questione migranti; in compenso, si è rivelata conveniente per quel Paese nordafricano, perché dai campi si ricavano uomini per lavorare in regime di schiavitù, donne per la prostituzione ed organi prelevati da bambini di cui nessuno si interessa.

Con lo stesso atteggiamento siamo scesi in campo contro l’omofobia: i nostri sindaci celebrano matrimoni tra omosessuali, ma, nello slancio, più che giustificare, sosteniamo la maternità surrogata.

La nostra è una scelta - è doveroso ricordarlo - che giova in primis a chi può, cioè alle coppie benestanti che hanno possibilità materiali per sostenere il costo dell'utero in affitto. Ora, non si tratta soltanto di sfruttamento di persone deboli, ma di favorire una linea di tendenza che sta silenziosamente emergendo che, per comodità lessicale, non esito a definire prossima alle teorie naziste della razza. Un giudizio estremo? Immaginiamo una coppia gay, come ce ne sono tantissime, il cui rapporto affettivo sia estraneo ai canoni di bellezza. Sarebbe davvero così singolare che mettano al vertice di gradimento le potenziali madri ucraine, dallo standard fisico ed estetico medio elevato? Consideriamo, inoltre, che gli uteri in affitto sono in gran parte forniti dagli Stati Uniti e dal Canada e che non risultano casi di richieste di utero in affitto alle aborigene australiane... A questo punto, è così avventato (per quanto possa apparire provocatorio) concludere che i gay italiani (appoggiati dal PD) puntino anche ad un contestuale miglioramento della razza? Sia chiaro, niente di nuovo sotto il sole (per gli uomini ricordo l’iniziativa di Salon Kitty voluta dal nazismo, da cui il film di Tinto Brass del 1976 tratto da un romanzo).

Con ciò non si intende frustrare il desiderio di maternità delle coppie gay, semmai è esattamente l'opposto. Il mondo è pieno di neonati e bambini maltrattati o abbandonati, forse (ma non è detto) meno belli dello standard di madre di cui vogliamo affittare l’utero, ma con un enorme bisogno di affetto e protezione.

La Destra, Fratelli d'Italia in testa, ha in mente di qualificare la maternità surrogata come reato universale. Si tratta di un’amenità giuridica. Ma ciò che non mi è chiaro è la difficoltà della sinistra a riconoscere che la maternità surrogata è una forma di sfruttamento indegna e, tralasciando le scelte infelici dell’attuale governo, potrebbe favorire anche in chiave legislativa un meccanismo per l’adozione di minori che possano a tutti gli effetti divenire membri di una famiglia.

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