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"Pd: la crisi di identità non si cura con i pannicelli caldi"

di Beppe Borgogno


Le vicende che in queste settimane hanno investito il Partito Democratico, in Piemonte e in Puglia, continuano a far discutere. Sui giornali come sui social network, si leggono tanti commenti e tante opinioni spesso molto diversi e contraddittori tra loro. Prevalgono certamente la preoccupazione e l’indignazione, ma c’è anche chi tenta di circoscrivere e persino di rimuovere. Scorrendo gli interventi, si assiste ad una discussione che investe un po’ tutto: la natura del partito, che appare “penetrabile” e scalabile attraverso la logica delle correnti personali e dei comitati elettorali, il ritorno alla ribalta della questione morale, il nodo mai risolto di che cosa sia il PD e quale sia la sua linea politica.

Insomma, per semplificare, la materia della discussione sarebbe degna almeno di un congresso, forse anche perché uno vero il PD non lo fa da tempo, e l’ultimo, il cui oggetto era nei fatti la scelta di un segretario, non lo ha in pratica mai chiuso.

Il punto forse sta proprio qui: per affrontare nel modo dovuto una situazione così critica, è indispensabile coglierne per intero la dimensione e la profondità, fino a chiedersi se non sia necessaria quella che qualcuno è arrivato addirittura a definire una rifondazione.

Di sicuro bisogna evitare due rischi, opposti, ma in fondo simili: da un lato l’idea che basti qualche aggiustamento, alle liste dei candidati, per isolare e superare il problema; dall’altro la tentazione di usare le vicende recenti come occasione per un regolamento di conti e un riequilibrio dei rapporti di forza.  In entrambi i casi si tratterebbe di dinamiche che non investono il punto principale, cioè il fatto che il PD, più che un organismo condiviso ed una comunità autentica, appare come il risultato di rapporti variabili tra le componenti interne, eternamente tese a modificare questi rapporti a vantaggio di una o dell’altra, anche attraverso alleanze sovente bizzarre.

E sullo sfondo sono finite spesso per restare le questioni vere: come costruire una alternativa credibile alla destra, come dare vita ad alleanze solide, come fare ad avere programmi condivisi per l’Italia del futuro e in cui gli italiani possano riconoscersi.

Qualcuno obietta che questo non sarebbe il momento per affrontare questioni di questa portata, perché intanto ci sono le elezioni. La risposta è che un partito che fa finta di niente è ancora meno convincente nei confronti degli elettori, e che la  politica si spera che continui anche dopo giugno.

Su questo aspetto, in particolare, è intervenuto un documento redatto e sottoscritto, a Torino, da alcuni protagonisti del percorso politico dal PCI ai Democratici di Sinistra, tra cui chi scrive[1]. Tra loro, anche ex parlamentari ed ex amministratori locali,  alcuni dei quali hanno poi aderito anche al Partito Democratico.

Da questo documento, una lettera aperta ai vertici locali del PD [2] che ha l’obiettivo di voler dare una mano in un momento così difficile, emerge in particolare una richiesta: quella di impegnarsi a convocare, appena possibile dopo il confronto elettorale “un congresso vero, che al più presto apra una occasione di discussione autentica ed aperta, sola possibilità  per rianimare sul serio il PD quale partito della sinistra italiana”.

“All’interno e all’esterno” si legge ancora ”in tanti abbiamo bisogno di ripartire per ridefinire la politica, le sue forme e rimetter in campo energie e volontà attorno ai tanti” lieviti” da introdurre nella società: il lavoro e la sua sicurezza, la salute, l’istruzione. Su queste battaglie vanno cercati il consenso e i voti, non sui favori e gli scambi”. Del resto, si ricorda che "la questione morale non può essere solo un codice, ma esige la ricostruzione della politica, delle sue forme e delle sue pratiche sociali".

Non sappiamo che cosa succederà, ma uno scatto di orgoglio e di responsabilità è davvero indispensabile. Oppure, a morire non saranno solo le formule astratte, come ad esempio il cosiddetto  “campo largo”, ma un altro pezzetto di democrazia. Che sempre, ma ancora di più in questo momento, è un oggetto prezioso da difendere.

 

Note


[1] Firmatari: Beppe Borgogno, Salvatore Coluccia, Claudio Dellavalle, Mario Dogliani, Vincenzo Enrichens, Lorenzo Gianotti, Fiorenzo Girotti, Rocco Imperiale, Rocco Larizza, Laura Marchiaro, Maria Luisa Masturzo, Gian Guido Passoni, Igor Piotto, Sergio Roda, Francesco Romanin, Maria Grazia Sestero, Lorenzo Simonetti, Tullia Todros.

[2] La lettera è inviata al Segretario regionale Partito Democratico Piemonte, Domenico Rossi; alla Presidente Assemblea Regionale PD Piemonte Nadia Conticelli; al Segretario democratico Federazione metropolitana di Torino, Marcello Mazzù; alla Candidata alla Presidenza della Regione Piemonte, Gianna Pentenero.

258 visualizzazioni2 commenti

2 Comments


Molti elettori ormai stanno a casa o peggio non votano PD perché lo percepiscono lontano dai loro bisogni e quelli del paese , il malessere e il distacco di migliaia di simpatizzanti e militanti della politica è preoccupante, perché in questi ultimi anni sono stati segnati da un PD senza una chiara strategia di alleanze e un progetto di governo, bisogna restituire al partito la funzione per cui era nato .di ricostruire il partito l'ho già sentito dire troppe volte , il problema che molti ormai non ci credono più. niente dibattiti niente congressi circoli vuoti attività territoriali rari o inesistenti,troppe correnti che più che produrre idee e confronti si fanno la guerra tra loro e in alcuni …

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