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Passato e presente: l'assedio di Brest nella poetica di Prévert


di Marco Travaglini


Il 19 settembre del 1944 la città di Brest, uno dei più importanti porti francesi, situata nel Finistère della Bretagna, veniva liberata dopo quattro anni di occupazione tedesca e 43 giorni di assedio. Quel giorno, il generale tedesco Hermann-Bernhard Gerhard Ramcke, uno dei generali più decorati della Wermacht, lasciò la città agli americani, non senza aver prima sabotato le installazioni portuali che rimasero inutilizzabili fin quasi al termine della guerra. Il Terzo Reich, dal giugno del 1940, vi aveva installato una delle più importanti basi per i sommergibili della Kriegsmarine e per questa sua posizione strategica subì 165 bombardamenti aerei da parte degli Alleati che provocarono quasi un migliaio di morti e centinaia di feriti gravi. La grande offensiva alleata nel settore occidentale del fronte di Normandia, denominata “operazione Cobra”, aveva come obiettivo la conquista dei porti e quello di Brest, principale base della marina francese prima della guerra, era il più a ovest e il più importante per garantire i rifornimenti alle truppe d’invasione. La battaglia che ne seguì fu durissima e al termine, Brest era interamente rasa al suolo, salvo qualche vecchia fortificazione medievale in pietra che aveva miracolosamente resistito. Dopo la conquista di Brest, considerate le difficoltà incontrate e le elevate perdite subite, il comando alleato cambiò strategia e si limitò ad accerchiare i porti francesi in mano ai tedeschi [1]. La sola eccezione fu il porto di Le Havre, conquistato dalla 2ª Armata britannica verso la fine d'agosto del 1944. Altri porti bretoni non furono conquistati che dopo il 9 maggio 1945, all'indomani della capitolazione tedesca.


A Brest si consumò una carneficina che ispirò a Jacques Prévert una delle più importanti poesie di sempre. “Rappelle-toi Barbara. Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là. Et tu marchais souriante. Épanouie ravie ruisselante. Sous la pluie (Ricordati Barbara. Pioveva senza sosta quel giorno su Brest. E tu camminavi sorridente. Serena rapita grondante. Sotto la pioggia)”. Barbara è tra le poesie più famose del poeta francese. Nel 1946, terminata la guerra, non più giovanissimo (era nato a Neuilly-sur-Seine il 4 febbraio del 1900, all’alba del secolo breve) pubblicò la raccolta di poesie Paroles dove troviamo anche questo poema che figura tra i più belli della sua poetica. Dopo il periodo surrealista, i testi delle canzoni, l’attività teatrale con il Gruppo d'Ottobre, le collaborazioni cinematografiche con Jean Renoir e Marcel Carné e nuovamente l’attività teatrale, videro la luce queste poesie ( insieme ad altre, raccolte in Histoires) che, nell’edizione curata da René Bertelé per Le Point du Jour, ebbero un enorme successo.


In perfetta sintonia con il clima culturale del tempo la silloge poetica rappresentò una novità assoluta e dirompente, mostrando una potenza evocativa intrisa da quell’ansia bruciante di andare oltre le pagine dei libri per entrare prepotentemente nella vita di tutti i giorni. Già dai primi versi Prévert delineò il luogo in cui l’opera era ambientata: la città di Brest, importante porto bretone nel dipartimento del Finistère. La città era stata quasi completamente distrutta da un devastante bombardamento nell’estate del 1944. Il padre di Prévert era bretone e proprio in Bretagna il piccolo Jacques aveva trascorso parte della sua infanzia portando con sé per tutta la vita l’impronta di quella terra battuta dai venti e impregnata dall’odore salmastro dell’oceano. Barbara, con il suo lungo testo vide il poeta esprimersi in prima persona, filtrando il ricordo di una ragazza, osservandone gli incontri, i gesti e i movimenti mentre felice correva incontro al suo uomo e lo abbracciava. Emozioni e sorrisi che si tradussero in versi diventati immagini indimenticabili e senza tempo, vere e proprie icone per intere generazioni, veloci e brevissime incursioni su un avvenimento tanto doloroso, dove l’intimità di una storia d’amore s’incuneava nella più grande storia francese. Così la quasi anonima Barbara venne trasformata da Prèvert da vittima in un potente simbolo, donandogli l’immortalità, contestando l’orrore della guerra che, ieri come oggi, uccide anche gli amori felici come quello di Barbara e dell’uomo che la chiamava al riparo di un portico mentre “pioveva senza tregua su Brest”.


Note


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Brest

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