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"Parco dello Sport", tra spinte del PNRR e incoerenze della transizione ecologica

Aggiornamento: 10 lug 2023


di Laura Lossi e Vittorio Martone*


“Cosa succede al Meisino?”. Da questo interrogativo è partito un seminario e dibattito svoltosi all’Università di Torino il 12 giugno 2023, assieme docenti e gruppi studenteschi, per ricostruire l’esperienza del Comitato “Salviamo il Meisino”[1] e per inquadrarla tra le numerose mobilitazioni in difesa del suolo e del verde urbano progressivamente sbocciate ovunque in città. Comitati, associazioni e gruppi di abitanti stanno chiedendo chiarimenti e maggiore consultazione sui progetti urbani, si oppongono al taglio o alla potatura “selvaggia” delle alberate, al consumo di suolo e alla cementificazione, specialmente quando avviene per fini di privatizzazione, commercializzazione o edificazione di centri di grande distribuzione. Da aprile 2023 un coordinamento di “Resistenza Verde” coinvolge queste iniziative e va ad aggiungersi a coordinamenti e reti preesistenti in difesa dei beni comuni urbani.


Le ragioni del "Comitato Salviamo il Meisino"

Cosa succede, allora? L’opposizione di “Salviamo il Meisino” al “Parco dello sport e dell’educazione ambientale” rileva una serie di criticità che si riscontrano in gran parte delle opere previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) a Torino e altrove. Il progetto, del valore complessivo di oltre 11 milioni di euro, è stato infatti presentato dalla Città di Torino a un bando del Ministero dello Sport, finanziato con fondi PNRR.

Il PNRR prevede significative trasformazioni strutturali nei territori ma, nonostante tale sfida ‘epocale’, da più parti è stata sottolineata in primis l’assenza di dibattito pubblico e politico nella gestazione del Piano, cui non è estranea la centralizzazione del suo schema di governance e la marginalizzazione degli enti locali che aprono la porta a derive tecnocratiche di selezione dei target e di imposizione dei progetti ai territori. Per queste ragioni, l’opposizione al Meisino può essere un punto di partenza per affrontare il quadro complessivo di progettualità analoghe previste per la città di Torino e consultabili – parzialmente – nel portale “Torino che cambia”.

Navigandolo, si trovano circa 300 progetti infrastrutturali e immateriali per due miliardi di euro complessivi. Uno strumento di comunicazione molto attraente, efficace per le chiavi di ricerca interna e per la possibilità di georeferenziare i vari programmi. Tuttavia, ancora una volta, il portale comunica decisioni già prese che, giustificate nel quadro semantico dell'impatto sociale, dell'innovazione, delle opportunità o della transizione ecologica, riflettono perfettamente l’impianto emergenziale delle politiche di ripresa e resilienza.

Inserendo quanto accade al Meisino nel più ampio quadro del PNRR, si può dire che le traiettorie di sviluppo urbano prospettate dal Piano contengano una precisa idea di natura, di governo e di democrazia. Sul primo punto, la natura prospettata nel PNRR e nel progetto del “Parco dello Sport” è intesa come risorsa “da mettere a valore”. La “transizione ecologica” doveva essere il perno della “ripresa e resilienza” dopo la pandemia. Invece è sempre più intesa come perno di crescita economica in cui le nature urbane sono “messe a valore”, facendone opportunità di innovazione e impresa, trasformando aree verdi in luoghi di consumo e di pratiche sportive, a nostro avviso, avulse dal contesto.


Le osservazioni dell'urbanista Paolo Pileri

Il progetto del Meisino prevede la realizzazione di spazi con relative attrezzature per attività sportive quali pump truck, skiroll cross, biathlon, cricket, tiro con arco con presenza di bersagli mobili. Il tutto in una "Zona a Protezione Speciale" (ZPS) inserita all’interno di Rete Natura 2000, dove sono stati negli anni censiti più di 215 specie di uccelli. Pratiche che spesso veicolano un’idea di performance e di competizione individuale ispirate allo stesso “vangelo produttivista” che causa distruzione di natura. Questo punto è stato sottolineato anche dal prof. Paolo Pileri, noto urbanista del Politecnico di Milano, che commentando il progetto del Meisino ha scritto: “Fate del Meisino una vera proposta ecologica. Togliete quello sport che strizza l’occhio all’agonismo a tutti i costi, lasciate che la gente passeggi, osservi, respiri, si sieda, improvvisi giochi...e il comune ingaggi artisti capaci di spiegare i segreti della biodiversità e la sua resilienza fragile”.

Il PNRR ha poi un’idea di governo, che esclude il coinvolgimento sostanziale della società civile, specie per effetto di riforme tendenti alla semplificazione e al ri-accentramento delle competenze e nella riduzione dei controlli negli iter autorizzativi locali. Tutti i governi hanno decretato verso semplificazione e velocizzazione delle procedure, accentramento decisionale e aggiramento delle procedure autorizzative su scala locale (come la Valutazione di Impatto Ambientale o di Dibattito Pubblico). Il progetto del “Parco dello Sport”, presentato in aprile 2022 dalla Città di Torino al Ministero dello Sport, è stato comunicato in Consiglio Comunale solo nel novembre successivo, senza possibilità di dibattito.

La prima possibilità di reazione si avrà nel febbraio 2023 e nello scorso aprile una assemblea pubblica. Anche in tal caso non ci sono state possibilità di intervenire sostanzialmente nell’iter: nell’assemblea pubblica il Comitato Salviamo il Meisino ha presentato una controproposta consistente nella creazione solo di un centro di educazione ambientale per il recupero degli edifici dell’ex galoppatoio e ha chiesto chiarimenti sulla gestione e sulla manutenzione dell’opera una volta compiuta, senza avere risposta alcuna.

Ciò alimenta sconforto diffuso, preoccupazioni sul deperimento delle opere, timori sul rischio di privatizzazione della conduzione degli impianti, rischio già concretizzatosi in altri parchi cittadini.

Ripercorrere queste tappe è fondamentale per sottolineare l’ultima questione elencata, l’idea di democrazia veicolata dal PNRR, che è più una tecnocrazia. L’imperativo della necessità e dell’urgenza è usato per giustificare il ricorso sistematico al ben conosciuto “metodo Dad” (decidi, annuncia, difendi), ponendo chi abita di fronte a scelte compiute e indiscutibili, ammantate di “innovazione”, “transizione”, “futuro”. In questi termini la dialettica è inammissibile: chi si oppone è considerato “pre-moderno”, “conservatore”, “irrazionale”, se non addirittura “eco-chic”. Il comitato “Salviamo il Meisino” e le altre iniziative affini chiedono invece coinvolgimento diffuso e partecipazione sostanziale, denunciando l’esclusione delle comunità locali dalle decisioni politiche finalizzate alla realizzazione di opere che andranno a ricadere proprio sui territori e su chi li abita.


* Comitato “Salviamo Il Meisino”


Note

[1] Il Parco del Meisino comprende l'area che si estende dal Cimitero Sassi verso san Mauro fino a Borgata Rosa

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