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Papa Francesco: "Uno Stato non è democratico se non è al servizio dell'uomo"

di Luca Rolandi


A conclusione della 50° Settimana sociale dei Cattolici di Trieste caratterizzata da giornate dense di riflessioni e confronti, dopo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, irrompe Papa Francesco con la sua consueta franchezza e concretezza evangelica andando al cuore dei temi che sono cari alla politica: il servizio, il bene comune, la necessità di proporre visioni inclusive e capaci di partire dal basso. Tutti in ascolto i delegati prendono appunti e sperano di fare diventare progetto politico questo indirizzo bergogliano.

Francesco non è un sociologo o un politico è un capo religioso, il più influente tra tutte le tradizioni e le fedi nel mondo, ma è sempre nell’esposizione dei suoi pensieri arrivando a tutti.


"Abbiamo bisogno di uno scandalo: quello della fede"

“Oggi abbiamo bisogno proprio di questo scandalo: abbiamo bisogno dello scandalo della fede” ha detto nell’omelia della messa presieduta in piazza dell’Unità a Trieste, ultimo momento pubblico della sua visita nel capoluogo giuliano, davanti a migliaia di persone provenienti anche dalla Slovenia. “Non di una religiosità chiusa in sé stessa, che alza lo sguardo fino al cielo senza preoccuparsi di quanto succede sulla terra e celebra liturgie nel tempio dimenticandosi però della polvere che scorre sulle nostre strade”, ha aggiunto. Ma prima nell’auditorium con i delegati delle diocesi italiane il suo discorso è stato ancora più diretto e concentrato sulla crisi della politica e della democrazia: “Uno Stato non è veramente democratico se non è al servizio dell’uomo, se non ha come fine supremo la dignità, la libertà, l’autonomia della persona umana, se non è rispettoso di quelle formazioni sociali nelle quali la persona umana liberamente si svolge e nelle quali essa integra la propria personalità”.


"Attenti alle esclusioni sociali"

Il Papa ha citato Aldo Moro per proporre le sue riflessioni sulla politica del futuro, partendo dalla constatazione della crisi della democrazia come “un cuore ferito”. “Ciò che limita la partecipazione è sotto i nostri occhi”, l’analisi di Francesco: “Se la corruzione e l’illegalità̀ mostrano un cuore infartuato, devono preoccupare anche le diverse forme di esclusione sociale. Ogni volta che qualcuno è emarginato, tutto il corpo sociale soffre. La cultura dello scarto disegna una città dove non c’è posto per i poveri, i nascituri, le persone fragili, i malati, i bambini, le donne, i giovani. Il potere diventa autoreferenziale, incapace di ascolto e di servizio alle persone”. Coraggio, intraprendenza, idee, creatività e disinteresse: questo chiede il Papa al politico che si ispira al Vangelo. Un programma da fare tremare i polsi nel deserto culturale in cui è immersa la politica oggi non solo a livello nazionale.

 








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