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P di Partito o di Proprietà? Ora la democrazia se lo chiede

di Andrea Surbone|

Picconate, lazzi, proposte, frasi buttate là: la panoplia s’arricchisce nel corso dei decenni. E come quasi sempre accade, di pari passo la democrazia s’impoverisce. L’elenco è lungo, tanto da comprendere persino referendum (sia persi, sia vinti). L’obiettivo, però, rimane saldo e univoco: il depauperamento della democrazia. Una di queste facce è l’idea dell’uomo forte o dell’uomo giusto (non nel senso nobile del termine, bensì in quello più prosaico di perfetta rispondenza allo scopo). Tutti noi rammentiamo Lucio Quinzio Cincinnato, il dittatore romano che ottenuta la vittoria sugli Equi rimette la carica e torna al suo campicello; immagine romantica, tramandata dai sussidiari scolastici, assai utile a sdoganare semplici leader aggrappati alle poltrone come i cirripedi si ancorano alle carene. La fase costituente aveva radicato in noi un fortissimo senso della democrazia, interpretato nella Prima Repubblica dai grandi partiti di massa. Ma a Pian del Rascino, nel Reatino, al confino con l’Abruzzo, il 30 maggio del 1974, dopo uno scontro a fuoco fra neofascisti e i Carabinieri in cui rimase ucciso il militare dell’Arma Alessandro Jagnemma e il terrorista nero Giancarlo Esposti (uno degli artifici delle Sam, Squadre d’Azione Mussolini) vengono trovati nella tenda nascosta tra gli arbusti documenti dai quali si evince che lo scopo ultimo degli estremisti di destra è un colpo di Stato militare e il varo di una Repubblica presidenziale. La stampa in generale – e di qualsivoglia appartenenza – si compatta a favore della democrazia, stigmatizzando la Repubblica presidenziale. Oggi, a pochi decenni da allora passati fra picconate, lazzi, slogan, proposte e frasi buttate a casaccio, s’invoca a gran voce – di stampa e di popolo – l’uomo forte; e, in sua attesa, ci si affida ai tecnici: come se lo Stato e la Democrazia fossero tubi che perdono, bisognosi d’un lattoniere. In un simile clima è quasi naturale – ahinoi – che dai partiti di massa (definirli di popolo sarebbe più democratico) si sia passati ai partiti personali. Dalle macerie della Prima Repubblica nasce Forza Italia e dalla toga del simbolo di Mani Pulite, il sostituto procuratore Antonio Di Pietro, prende corpo l’Italia dei Valori, simbolo a sua volte del rinnovamento a gran voce auspicato. Persino il P.C.I. nelle sue continue trasformazioni diviene, in una particolare fase e malgrado la sua base militante, il partito di Renzi che con le primarie tende a personalizzare le future azioni. Così come un movimento che subito raccoglie un consenso popolare forte, che non si traduce in voti e basta, ma diviene reale attivismo di base, alla fine si scopre essere il partito personale di Grillo, almeno nelle sue intenzioni, e dell’avvocato del popolo Giuseppe Conte, uniti in una sorta di diarchia forzosa che il futuro dirà quanto realmente da essi tollerata. È molto grave che l’ambiente sociale e politico si sia così deteriorato in un mezzo secolo; e non ho gli strumenti per analizzarne le cause e i percorsi. Tuttavia, fiuto l’aria e non riesco a esimermi da un’amara considerazione: ricordate quelle ciminiere nero sbuffanti che da ragazzi vedevamo? Oggi il cielo appare più terso, ma a ben guardare tutto quel nero sembra sia finito in politica.

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