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Next Generation Ue: interrogativi e riserve sul Dossier Piemonte

di Anna Paschero|

È stato reso noto in questi giorni il Dossier (aggiornato al 31 marzo) della Regione Piemonte sul “Piano nazionale di ripresa e resilienza Next Generation EU”: 1.273 progetti, raccolti sul territorio, per una spesa di 27 miliardi di Euro da presentare come contributo diretto del Piemonte all’elaborazione e all’implementazione del PNRR. Il Presidente Alberto Cirio si dichiara “orgoglioso” del risultato raggiunto. Il 57% delle suddette risorse viene destinato alla missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, il 21% alle infrastrutture, l’11% alla digitalizzazione, il 5% alla inclusione e coesione, il 4% all’istruzione e ricerca, e solo lo 0,6% alla salute. In media, poco più di 21 milioni di Euro a progetto. Tralasciando tuttavia ogni considerazione sui numeri, è interessante scorrere le 60 pagine dell’elenco allegato al documento per cercare di cogliere la metodologia e la logica, scelte dall’Ente, per valutare nel merito e classificare, se non solo nelle sei missioni del PNRR, i numerosi progetti presentati da enti pubblici, soggetti privati, associazioni, e imprese. Nella Missione che raccoglie oltre la metà dei progetti, quella della “transizione ecologica”, troviamo un progetto che riguarda la creazione di un giardino verticale sulle facciate del palazzo della Provincia di Asti, la cui realizzazione, con successiva manutenzione biennale, costa 2,8 milioni di Euro. Nella stessa missione compaiono diversi progetti di installazione di centrali di riscaldamento a biomasse e cippato, come quella prevista nel comune di Coggiola, in Provincia di Biella e nel Comune di Bussoleno in Provincia di Torino per riscaldare gli edifici pubblici. Le biomasse sono attualmente ritenute una delle fonti di riscaldamento domestico a maggiore emissione di particolato, sostanza ritenuta responsabile di un numero molto elevato di decessi da inquinamento del nostro Paese. A confermarlo un recente rapporto Enea che avrebbe evidenziato come il 99% delle emissioni di Pm2,5, siano oggi prodotte da impianti a pellet e a legna. Sono solo previsti 720.000 euro ma poco c’entra con la “transizione ecologica” l’investimento da finanziare per la realizzazione di nuovi spogliatoi dell’impianto sportivo della Frazione di Santa Croce del Comune di Borgomanero, in Provincia di Novara o la riqualificazione di Piazza Cesare Battisti del Comune di Cureggio, sempre nella stessa provincia. Sono 150.000 euro i soldi richiesti dal Comune di Momo per approfondire e far conoscere il tema dell’agenda 2030 nei piccoli Comuni, ma ammonta a 2,1 milioni la riqualificazione di piazza Prone e del Recetto del Comune di Sizzano. Ma ancora, troviamo il Comune di Crova, provincia di Vercelli, con 60.000 Euro per la sistemazione dei marciapiedi comunali. Più in generale e trasversalmente alle sei missioni indicate dal PNRR troviamo ben 15 progetti presentati per un totale di 40 milioni di €uro dal Comune di Boccioleto, in provincia di Vercelli (168 abitanti, un centinaio di famiglie, e un bilancio annuale che pareggia in 837.000 €). È previsto che tutti i progetti diventino cantierabili solo nel 2025. In buona compagnia si trova il Comune di Campertogno, della stessa Provincia, con 9 progetti che richiedono risorse per 3,7 milioni. Il Comune di Campertogno ha 244 abitanti e un bilancio di 2,6 milioni di €. Morale di questo campionario di interventi sul territorio: di primo acchito, ma si spera di essere smentiti, si ha la sensazione che la potenza di fuoco supplementare messa a disposizione da Next Generation EU, rischia di disperdersi in mille azioni che non rispondono ai bisogni più urgenti della Regione. Domanda, anch’essa di primo acchito: queste risorse, che non sono tutte gratis (ed è bene ricordarlo sempre, perché a pagarne il prezzo saranno proprio i giovani) provvederanno a riparare e preparare il futuro della prossima generazione? Domanda supplementare, ma estremamente imbarazzante: tutti gli amministratori che saranno chiamati a gestire così rilevanti risorse (mai ricevute in passato), sono in possesso della conoscenza, del sapere, delle competenze e della professionalità per incanalarle in un percorso di equità e di sostegno a investimenti urgenti, la vera chiave della prosperità e della resilienza dell’Europa in futuro? Una risposta dovrebbe arrivare anche dal piano che Governo presenterà al Parlamento il prossimo 27 aprile, solo tre giorni prima della scadenza prevista dall’Europa. Al momento, però, che cosa ci sia nel cilindro di Draghi è ancora un mistero. Speriamo soltanto che non siano colombe, perché quelle dovevano già volare a Pasqua.

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