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Nella Striscia di Gaza l'alba è soltanto una tiepida speranza

di Maurizio Jacopo Lami


Altre vittime palestinesi nelle prime ore di oggi, 1 marzo, nella Striscia di Gaza, 147° giorno di guerra Hamas-Israele. Secondo l'agenzia di stampa palestinese Wafa almeno quattro persone sono state uccise e altre ferite in un bombardamento israeliano che ha distrutto una casa del campo profughi di Bureij, nel centro della Striscia di Gaza. Morti che seguono quella che il capo della diplomazia europea Josep Borrell, l'alto rappresentante dell'Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, ha definito "una nuova carneficina" e vittime "totalmente inaccettabili": la morte di 112 persone e altre 760 ferite che ha avuto il suo prologo nella calca che si è verificata ieri durante la distribuzione di aiuti alimentari a Gaza, e come epilogo l'intervento dell'esercito che ha sparato sulla folla. In un tweet, Borrell ha scritto di essere "inorridito dalle notizie di ulteriori massacri tra i civili di Gaza che erano alla disperata ricerca di aiuti umanitari". "Morti completamente inaccettabili", ha proseguito Borrell, dando così nessun credito all'affermazione dell'IDF che ha definito l'intervento dei militari israeliani "un incidente" derivato dalla folla che ha cominciato a "saccheggiare le attrezzature" mentre i viveri venivano distribuiti, mettendo le truppe in pericolo. 

La carneficina ha provocato l'ennesimo blocco dei negoziati da parte di Hamas, mentre il presidente dell'ANP Abu Mazen ha bollato il metodo dell'IDF come uno "spregevole massacro". La stessa Casa Bianca, che oramai da oltre quattro mesi oscilla tra "denuncia" e "accondiscendenza" nei confronti di Netanyahu, ha giudicato "grave" l'incidente. A ciò si aggiunge, secondo la Cnn, la preoccupazione del presidente Biden sull'ipotesi che Israele si stia preparando ad invadere Libano in prossimità della fine di maggio.

Preoccupazioni che il quotidiano israeliano Haaretz ha sintetizzato in un secco titolo che non ha necessità di traduzione: Biden Has a Vision for Israel's Future. Netanyahu Doesn't

Del resto, il primo ministro israeliano continua ad affidarsi a dichiarazioni di un bellicismo infrenabile. Ieri ha confermato che l'esercito deve assolutamente entrare a Rafah per dare il colpo di grazia ad Hamas. Ed ha chiuso il ragionamento - se tale lo si può definire - avvertendo che se Hezbollah attaccherà Israele, verrà distrutta. Al fondo, l'abituale dichiarazione-ombrello per giustificare qualunque azione: "Stiamo combattendo per la sopravvivenza di Israele e niente e nessuno ci fermerà".

Affermazione pericolosa anche per la credibilità dell'Occidente che si ritrova in una fase di grande tensione con Mosca dopo le affermazioni del presidente francese Emmanuel Macron e della Commissaria UE Ursula von der Leyen che hanno riproposto le immediate minacce del Cremlino di una escalation militare nucleare. Del resto, come in tutte le vicende umane nelle guerre esistono i punti di svolta. Probabilmente la guerra fra Israele ed Hamas vi è arrivata. Già ieri mattina, la rivelazione che l'Iran chiedeva ad Hezbollah di attaccare Israele "se" ci fosse l' invasione di Rafah, sapendo benissimo che quel "se" è pura accademia, perché il governo di Israele è assolutamente chiaro sul punto, come conferma la presa di posizione di Netanyahu.

In pratica tutte queste vicende stanno aumentando enormemente il pericolo di uno scontro fra Israele e Hezbollah, che porterebbe al dissolvimento del Libano, perché le varie confessioni religiose si dilanierebbero e sarebbe una vera tragedia per il popolo libanese. Senza contare tutti gli infiniti possibili sviluppi: per esempio, l'Iran potrebbe tirarsi fuori e non partecipare alla guerra? A quel punto, quale sarebbe la reazione occidentale per difendere Israele?

Viene in mente la frase del profeta Isaia "Sentinella a che punto è la notte?". La risposta corretta dovrebbe essere "fra poco verrà il mattino".  Ma in verità in questo momento per l'umanità dolente l'alba sembra disperatamente lontana.


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