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Morti sul lavoro: ora le Istituzioni devono mostrare più coraggio

di Gianna Pentenero* |

Ne siamo tutti consapevoli: la sicurezza sui luoghi di lavoro è gravemente lesa, insufficiente, umanamente inaccettabile, e ci impone di essere efficaci nel mettere in campo azioni visibili e concrete. L’incipit è d’obbligo, anche se contiene un suono d’impotenza per ciò che quotidianamente ci restituisce la cronaca. Ma è anche una ragione più che valida per non mollare, per non andare alla deriva e ritrovarsi ostaggio degli eventi. Dopo i fatti di via Genova del 18 dicembre scorso, la morte di tre lavoratori sbalzati e schiacciati da una gru, il Prefetto di Torino ha ripreso il protocollo sulla sicurezza nel settore dell’edilizia, ossia nei cantieri sia pubblici, sia privati. Nel documento, Regione Piemonte, Città Metropolitana e Comune di Torino sono soggetti istituzionali che assumono un ruolo primario nel controllo dei cantieri insieme alle parti sindacali e datoriali. Si potrà obiettare che tendenzialmente alla firma di documenti che si presentano con una forma altisonante non corrisponda altrettanto valore pratico. In altri termini, che l’intero protocollo finisca per trasformarsi in una sterile ammucchiata, molto prossima ad una semplice vetrina d’immagine. In questo caso, credo che il giudizio dovrebbe essere meno tranciante e più condiviso. Anche alla luce dell’attività che svolgono e si propongono di svolgere di concerto l’Amministrazione comunale, l’assessorato al Lavoro e la III commissione permanente al Lavoro di palazzo Civico. Il valore del protocollo deriva, infatti, dall’obbligo imposto a tutti i soggetti di costruire un dialogo per rafforzare le condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro. Un proposito, per esempio, che nell’edilizia ha un significato preciso e che non si presta a troppe mediazioni: riprendere il controllo sui vari passaggi di affidamento lavori e sull’intera filiera produttiva: dai capitolati d’assegnazione incarico della committenza ai subappalti e all’applicazione di corretti contratti collettivi di lavoro e al rispetto della paga oraria, un’altra delle piaghe che stritolano l’occupazione (e soprattutto la sottoccupazione) in Italia, ma che non trova auspicabile attenzione. In realtà, saremmo ipocriti a non ammettere quanto l’incidenza di bassi salari incida sull’aumento settimanale del monte ore lavorate: straordinari accettati come “manna dal cielo” dai lavoratori per integrare il salario. Ma saremmo altrettanto ipocriti a non riconoscere il rovescio della medaglia: l’allungamento del nastro orario quotidiano si trasforma in un inevitabile sfruttamento intensivo della resistenza fisica e nervosa del lavoratore – già esposto ad un’attività rischiosa – che ne dilata il margine di errore per stanchezza, appunto, o disattenzione, cause purtroppo di numerosi infortuni professionali. Dunque, se non si può pensare di eliminare l’errore umano, abbiamo, in primis,il dovere di contenerlo, rendendo trasparenti e chiari tutti i passaggi nell’applicazione delle norme. Ed è il primo obiettivo dell’amministrazione comunale di Torino. *Assessora a Lavoro, Attività produttive, Polizia municipale della Città di Torino

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