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Migranti: è il momento di accoglierli liberamente

di Vice

"Mani tese e braccia aperte": è il titolo di oggi, martedì, 19 settembre, con cui l'Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, apre sulla commovente "storia di un bimbo di tre anni salvato nel Sahara da un giovane migrante (minorenne) e arrivato con lui a Lampedusa". "Non potevo lasciarlo solo nel deserto", ha detto con la semplicità che segna il coraggio autentico.

Un esempio per tutti noi. Ora siamo noi che non dobbiamo lasciare sola nel deserto questa umanità che erra con la speranza che in altre parti del mondo esista la possibilità di una vita migliore di quella che le è stata finora concessa, tra fame, malattie, guerre. Tocca soltanto a noi dimostrare che nel mondo esiste ospitalità e solidarietà dal cui embrione possa nascere la redistribuzione del benessere. Tocca a noi e a nessun altro. Se non vogliamo che altri ragazzi e bambini partano da Sfax, porto della Tunisia, su un barchino rischiando la vita nel Mediterraneo, è necessario ridare libertà di circolazione a tutti. Se vogliano combattere davvero la piaga degli scafisti e, di riflesso anche quel sottobosco criminale che corrompe anche le istituzioni attraverso la concessione di visti e di documenti falsi, se vogliamo davvero smettere di foraggiare quel mercato che divide in classi sociali anche la disperazione, è necessario cambiare registro ed eliminare quelle storture divisive che sono il carburante di ogni discriminazione ve di ogni mentalità retriva.

L'Europa deve abbattere questi muri invisibili e, soprattutto nei confronti dell'Africa, territorio sfruttato ed angariato ieri dal colonialismo oggi dall'autocrate o dittatore di turno, deve mostrare i muscoli, non con le cannoniere per difendere le sue coste, ma con il coraggio di liberare dalla zavorra dell'illegalità chi parte alla ricerca del proprio nuovo mondo. Chi parte non merita di essere bollato perché ha un sogno, che è anche il nostro, né merita di diventare l'alibi di chi sostiene che i diseredati del mondo sono tutti delinquenti per alimentare un clima di paura.

Nella storia dell'umanità, ogni forma di proibizionismo si è rivelato un autentico fallimento e un rovescio fisico, economico e morale per le persone oneste e perbene, costrette a subire arricchimenti giganteschi gestiti dal crimine organizzato colluso con i colletti bianchi e il potere. L'effetto sulla società civile non ha epoca e età: è sempre il medesimo riconoscibile dal fetore tossico e ammorbante che rilascia in ogni piega del quotidiano.

Proibire non può che favorire l'illegalità e con l'illegalità si offre potere alle mafie a qualunque latitudine, e argomenti fallaci quanti strumentali da agitare ad ogni campagna elettorale, di fatto permanente nel nostro Paese. Spot pre durante e post elettorali che offrono comode posizioni di rendita politica da "investire" nella ricerca del consenso, diventata facile e a basso rischio, perché sulla pelle dei più miserabili. Spot che generano a loro volta affermazioni decontestualizzate che potrebbero essere facilmente smentite dai numeri se il pensiero fosse meno unico e meno al servizio di interessi di pochi, superlativi anche nel costruire gli egoismi di tanti.

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