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Memoria: 29 settembre 1963, si apre il Concilio Vaticano II

di Vice

In un momento delicato per l'umanità, da Papa Francesco definito "Terza guerra mondiale", con i Capi delle grandi nazioni impegnati a studiare il modo migliore per odiarsi e provocare ferite non cicatrizzabili da giustificare l'alibi dello scontro armato, anziché ricercare le radici della convivenza civile come imporrebbe loro il mandato ricevuto dai cittadini, la mente e il cuore ritornano alla domenica del 29 settembre del 1963: una data storica, la solenne apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II [1]. Con l'allocuzione di Papa Paolo VI, la Chiesa cattolica tracciava la strada della speranza per milioni di fedeli sulle orme della parola di papa Giovanni XXIII, Angelo Roncalli, che quel Concilio aveva fortemente voluto, quasi profeticamente, e annunciato all'inizio del 1959, ma non ne aveva potuto vedere la luce, colto dalla morte il 3 giugno del 1963.

Papa Montini ne aveva raccolto immediatamente l'eredità, consapevole del ruolo della Chiesa Cattolica nel mondo, che soltanto l'anno prima, con la crisi dei missili a Cuba aveva rischiato una guerra nucleare tra Stati Uniti e Unione Sovietica, e conscio dei fermenti che agitavano il mondo cattolico sempre più restio a seguire convenzioni e conformismi, alla base come ai vertici, e indisponibile alla lettura del Vangelo come parola conservatrice dell'esistente, soprattutto nei paesi sottosviluppati o in via di sviluppo. Dunque, una Chiesa rinnovata.Uno scatto nel presente del Pastore verso il suo gregge. Non a caso, Paolo VI rese merito al suo predecessore sottolineando nell'allocuzione, che lo scopo primario del Concilio, come ammonito da Giovanni XXIII, non consisteva nella discussione della dottrina ecclesiastica, ma nell'approfondimento e l'esposizione di "quanto è richiesto dai nostri tempi".

E, ancora con le parole di Giovanni XIII, che non si deve soltanto custodire il prezioso tesoro della dottrina, "ma, alacri, senza timore, dobbiamo continuare nell'opera che la nostra epoca esige, proseguendo il cammino che la Chiesa ha percorso per quasi venti secoli". Di conseguenza "si dovrà adottare quella forma di esposizione che più corrisponda al magistero, la cui indole è prevalentemente pastorale".


Pensiero attuale, declinabile senza forzature alla nostra epoca, come fa Papa Francesco, in preoccupante solitudine, in un clima perdurante di azzeramento critico, tuttavia testardo e convinto della bontà del suo magistero. La nostra epoca, inaspettatamente, ci sta allontanando gli uni dagli altri, speculando con mostruosità evidenti sulla stessa speculazione che produce squilibri, crisi sociali, economiche, di rappresentanza, discriminazioni, guerre a ogni latitudine del mondo. Tocca ai cittadini, a tutti noi, cattolici e non, riappropriarsi del piacere di vivere, del valore dell'esistenza e di proseguire quel cammino intrapreso dall'umanità il cui fine permanente è quello di curare e (ri)curare i guasti cui non ci si può sottrarre per l'imperfezione che è in noi.


Un'imperfezione che tocca anche coloro che dovrebbero guidare le nazioni con tutti i sensi vigili, ma le cui imperfezioni però possono diventare letali. Eppure, oggi come ieri, non si può che condividere un passaggio di Paolo VI in quella domenica del 29 settembre 1963, proprio rivolti ai governanti:


"Invece dei severi moniti con i quali deve spesso richiamarli, oggi la Chiesa rivolge loro queste parole piene di incoraggiamento e di fiducia: State di buon animo, capi delle Nazioni! Voi potete fornire ai vostri popoli molti dei beni di cui la vita degli uomini abbisogna, cioè il pane, l’istruzione, l’ordine, la dignità propria dei figli e dei cittadini concordi; purché però siate coscienti di che cosa è l’uomo, cosa che solo la sapienza cristiana può pienamente insegnarvi. Operando con accordi collettivi secondo la legge della giustizia e dell’amore, voi potete donare la pace, il più prezioso dei beni, che tutti desiderano tanto ardentemente e la Chiesa tutela e promuove così tenacemente; e così di tutte le popolazioni potete formare una sola nazione. Dio sia con voi!"


Note


[1] https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1963/documents/hf_p-vi_spe_19630929_concilio-vaticano-ii.html

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