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Legge elettorale e codice di buona condotta… si spera

di Rocco Artifoni|

Lo dichiaro subito: quando si devono eleggere i rappresentanti dei cittadini (per esempio per i due rami del Parlamento) io preferisco il sistema proporzionale. Potrei approvare anche un sistema maggioritario, ma soltanto dopo aver elevato tutti i quorum costituzionali per le elezioni degli organi di garanzia. Questo per evitare che una minoranza nel Paese abbia la maggioranza dei seggi e possa decidere autonomamente il Presidente della Repubblica, i Presidenti di Camera e Senato, modificare la Costituzione, ecc. Ma la cosa peggiore che si può fare è avere una legge elettorale mista, perché non garantisce il rispetto della rappresentanza (proporzionale) e nemmeno la certezza di una maggioranza stabile (maggioritario). Purtroppo è proprio quello che è accaduto in Italia negli ultimi 30 anni con il susseguirsi delle leggi soprannominate Mattarellum, Porcellum, Italicum (mai applicato) e Rosatellum. A peggiorare la situazione è il fatto di aver tolto ai cittadini la possibilità di scegliere tra i candidati. Risultato: gli eletti degli ultimi decenni sono stati sostanzialmente nominati. Di conseguenza non si veniva scelti per competenza e capacità ma per fedeltà al leader (di turno) del partito (o della corrente di partito). Se poi andiamo a vedere quali partiti hanno appoggiato il proporzionale, il maggioritario o il sistema misto, c’è solo da rimanere frastornati, come su una giostra che gira in tondo e torna al punto di partenza. Quasi tutti i partiti hanno cambiato idea più volte sul sistema elettorale a seconda della convenienza del momento. Chi si trovava un po’ ai margini del sistema politico di solito propendeva per il proporzionale, chi intravvedeva la possibilità di una vittoria elettorale ovviamente optava per il maggioritario. In altre parole il sistema elettorale, anziché essere un punto di riferimento certo (si tratta delle regole del gioco democratico e non è una questione da poco…), negli ultimi 30 anni è diventato una variabile condizionata dallo scenario politico contingente. In questi giorni ne abbiamo la prova evidente. Dato che – a seguito della rielezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica – le coalizioni elettorali già poco salde si sono ulteriormente sfaldate, praticamente tutti i partiti dichiarano la necessità di una legge elettorale proporzionale. Quindi, almeno per me, dovrebbe essere una buona notizia. E invece penso che sia pessima: per l’ennesima volta si guarda alla convenienza del momento e non alla correttezza del metodo e della norma. Anche perché non si dovrebbero approvare leggi elettorali nell’anno precedente al voto (e per il Parlamento si voterà nel 2023 se non prima). A stabilirlo è «il codice di buona condotta in materia elettorale», un documento predisposto dalla Commissione di Venezia (2002) e approvato dal Consiglio d’Europa (2003): «gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l’elezione». La norma ha l’evidente scopo di evitare che la maggioranza del momento approvi una legge elettorale confezionata sulla propria misura per avere un vantaggio sugli avversari. Nel dibattito sulla nuova legge elettorale ci sarà qualcuno in Italia che si ricorderà di questa norma? Ne dubito fortemente.

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