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La scuola tra incertezze e concorsi “a crocette”

di Marco Bollettino* |

Solitamente è difficile trovare una parola che, da sola, riesca a fornire una rappresentazione così completa ed esauriente di ciò che si vuole descrivere, ma se ripenso alla scuola degli ultimi due anni, quelli della Covid-19, non credo che vi sia un termine di più adatto di questo: incertezza. La mancanza di chiarezza e stabilità, però, è colpa “nostra” o meglio di chi ha la responsabilità di decidere le norme di riferimento e i protocolli di sicurezza da applicare. Le regole non sono mai chiare e, quindi, necessitano di linee guida, circolari esplicative e FAQ che a volte ribaltano persino il senso della norma originaria. Tra pochi giorni parte l’obbligo vaccinale e molte sono le domande che, a oggi, rimangono senza risposta. Si tratta di casi particolari, ma anche di questioni sostanziali, come le misure da prendere nei confronti di chi il 15 dicembre era già in malattia e di chi la “prenderà” partire dal 15 dicembre. A oggi, non si sa. Forse il 14 sera avremo notizie. Le norme sulla scuola, poi, oltre a non essere chiare non sono nemmeno stabili. A partire da settembre le misure per la gestione delle quarantene sono già cambiate diverse volte (due solo la scorsa settimana) e le Asl, che dovrebbero metterle in pratica, non sono in grado di farlo. Il risultato è che ognuno fa a modo suo, con i mezzi che ha. Fosse solo il virus la causa dell’incertezza nella scuola italiana, basterebbe attendere la fine della pandemia. Purtroppo non è così e, per rendercene conto, basta pensare ai concorsi per il reclutamento del personale docente. A parole stiamo assumendo una marea di insegnanti e dovremmo presto arginare il fenomeno del precariato; nella pratica abbiamo duecentomila cattedre circa che sono assegnate con contratto a tempo determinato. Perché? I motivi sono tanti, però la parabola dei concorsi ordinari direi che è emblematica. Sappiamo che dovrebbero partire “a breve” e già questo è un campanello d’allarme. In Italia questa espressione indica, infatti, un lasso di tempo che va dai due mesi ai dieci anni. Fortunatamente qui siamo già arrivati a quattro anni e mezzo, visto che questi concorsi sono stati previsti nel 2017 e banditi nel 2020. Ora, che siamo a fine 2021, forse partiranno davvero, con l’ennesimo cambio di regole. Un concorso che, inizialmente, dopo due prove scritte e una orale, consentiva l’accesso a un percorso di formazione triennale con tirocinio, al termine del quale si otteneva il ruolo, si è trasformato in una selezione composta da una prova scritta con 50 domande a crocette più una prova orale. Ma si può fare un concorso ordinario per reclutare docenti “a crocette”? Nonostante tutto io, però, resto ottimista. La scuola, infatti, è come un calabrone: per la fisica non potrebbe volare, ma lui non lo sa e lo fa lo stesso. Sì, lo so che la storia non è vera, ma è bella e quindi perché rovinarla con la realtà? *Dirigente Scolastico Liceo Scientifico “A. Gramsci” di Ivrea

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