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La qualità della politica è anche nelle mani dei cittadini

di Claudio Artusi|

L’ emergenza educativa sta tornando fra le priorità del governo, di alcuni partiti e di svariati gruppi di opinione, come ha ricordato a proposito del Pd piemontese Anna Paschero nel suo articolo (in https://www.laportadivetro.org/wp-content/uploads/2021/03/model_-paschero03-1.pdf). Il che significa, in altri termini, porre l’istruzione “lato sensu” nell’agenda politica degli investimenti da fare. Cogliendo l’onda di questa rinnovata sensibilità, pongo l’attenzione sul tema della formazione degli operatori politici. Credo che non vi sia un solo cittadino italiano che non si lamenti della inadeguatezza dei nostri politici e ciò da alcuni lustri… La risposta è stata: cambiamo! Ed in effetti si sono avvicendati migliaia di nuovi parlamentari ed amministratori, ma ciononostante il livello di insoddisfazione è cresciuto. Quindi non è questa la strada giusta, o per lo meno non è sufficiente. Senza nostalgia, ma con attenzione alla storia, ricordo che nel dopoguerra tutti i partiti si sono posti il tema di come creare una classe dirigente in grado di affrontare la ricostruzione del paese: con nomi diversi, ma con fini uguali, sono state create ed hanno operato le “scuole di partito”. A prescindere dall’opinione che possiamo aver avuto e avere sulle idee dei vari personaggi che a livello nazionale e locale si sono avvicendati sulla scena pubblica, non vi è dubbio che l’autorevolezza degli stessi fosse mediamente molto superiore a quella di chi è emerso negli ultimi decenni. Tutto quanto sopra è talmente evidente che sfiora l’ovvio. Meno ovvio è come invertire questo trend che ha conseguenze drammatiche per il Paese. Certo non si può riproporre il modello “scuola di partito”, semplicemente perché i partiti stessi o non ci sono più o sono delegittimati. Si può forse (ma ho molti dubbi) pensare a corsi di formazione per neo amministratori e neo parlamentari. Credo che anche in questo la democrazia, e quindi gli elettori, debbano trovare al loro interno gli anticorpi, magari coadiuvati da qualche specifica normativa. Le formazioni politiche, vecchie e nuove, che si presentano a chiedere consensi, dimostrino e si responsabilizzino di avere a cuore la formazione di una giovane classe dirigente. Non più o non solo, dunque, prendere al”ultimo momento, il professore, il blogger, il professionista, lo sportivo di turno come testimonial di apertura alla società civile, ma dare il segno concreto di una “semina” che porterà i suoi frutti anche nel medio e nel lungo termine. La palla torna quindi nuovamente in mano a chi deve scegliere, votando, il soggetto che più e meglio dimostra di operare per il Paese. Cioè a noi cittadini, cui spetta il compito di individuare quei soggetti politici disponibili a competere nell’arena elettorale anche sul paradigma della formazione dei futuri governanti (nazionali e locali). E non sarebbe utopico sperare che anche i sondaggi premiassero questa vocazione programmatica. Se non altro, in un futuro che ci si auspica davvero prossimo, non saremmo più costretti a vedere il deplorevole gioco al ribasso e al compromesso mediocre ai quali assistiamo da troppi anni e soprattutto ai quali ci siamo assuefatti.

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