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LA POSTA DELLA PORTA DI VETRO. "L'Europa non è il bancomat di Meloni"

Sull'articolo di Giancarlo Rapetti https://www.laportadivetro.com/post/ue-e-debito-pubblico-altro-che-vittoria-finiremo-nelle-mani-degli-strozzini riceviamo una nota di Gianna Pentenero, capogruppo Pd in Consiglio regionale del Piemonte.

Giancarlo Rapetti ha colto, è non è la prima volta per la verità, quella che è diventata la peculiarità del "premierato" di Giorgia Meloni: la propaganda. Pura e semplice, ma efficace, riconosce Rapetti, che quando si parla di Unione Europea, aggiungo a livello personale, si trasforma in pura e semplice scissione politica perché se c'è da recitare il ruolo di sovranista, ecco che la destra passa all'attacco di Bruxelles nei comizi, dipingendo l'Unione Europea come il regno della burocrazia ostile all'Italia, con l'obiettivo di raccogliere consenso alimentando le polemiche, ma quando mancano le risorse si corre dalla signora von der Leyen per supplicare sconti, deroghe e favori.

L'ultimo esempio emerso dai dati della rassegna stampa è emblematico: la Commissione Europea ha teso la mano all’Italia concedendo un margine di flessibilità di ben 14 miliardi di euro per affrontare i costi dell’energia. Una boccata d'ossigeno che il governo ha subito sbandierato come un successo proprio, dimenticando che fino a un giorno prima accusava le stesse istituzioni europee di soffocare la nostra crescita. Ma l’Europa non è un bancomat senza regole per finanziare la propaganda. Flessibilità sì, ma per investire sul futuro: Bruxelles ha chiarito che questi miliardi possono essere usati solo per misure strutturali di transizione verde, energie rinnovabili ed efficienza energetica. In altre parole, niente sconti elettorali: la Commissione ha vietato esplicitamente di usare queste risorse per finanziare misure generiche a breve termine o sconti lineari sulle accise della benzina. Morale: i nodi strutturali restano al pettine. A dispetto dei proclami di Palazzo Chigi, i richiami dell'UE sono severi. L'Italia resta in procedura d'infrazione per deficit eccessivo, il nostro debito pubblico è di nuovo in risalita e la crescita economica stimata è fanalino di coda in Europa. In conclusione: non si può stare in Europa a metà, usandola come capro espiatorio nei comizi e come salvagente nei momenti di difficoltà.

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