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La pietra d'inciampo nel ricordo di Vanda Maestro

di Piera Egidi Bouchard

Un folto gruppo di persone ha partecipato oggi, venerdì 13 gennaio, nel freddo inverno, alla posa di queste “Stolpersteine” (il nome tedesco), soffermandosi in particolare davanti alla casa di Vanda Maestro, in corso Marconi 11. C’era l’Anpi della sezione Nicola Grosa del quartiere San Salvario, c’erano i giovani del Liceo artistico Cottini e del Liceo classico Alfieri, con la loro insegnante Anna Segre, storica dell’ebraismo, rappresentanti della vicina comunità valdese, che nascose e salvò nei paesini montani delle valli tante famiglie, e i bambini della scuola elementare Salgari, con le loro insegnanti.

Vanda Maestro, nata nel 1919, entrata in contatto con il Partito d’Azione , dopo l’8 settembre del ’43 si unì a Primo Levi e Luciana Nissim Momigliano in Val d’Aosta, nel gruppo di giovani partigiani di Amay, frazione di Saint-Vincent. Arrestati il 13 dicembre, vengono deportati prima a Fossoli, lugubre luogo di concentrazione degli ebrei italiani, infine ad Auschwitz, nel febbraio ’44, dove Vanda, la più fragile e ormai malata, sarà eliminata nelle camere a gas di Birkenau nell’ottobre del ’44. A lei Primo Levi dedicò una poesia, letta da un rappresentante del liceo Cottini, e Bianca Guidetti Serra la ricordò molte volte, lei, destinataria dei biglietti degli amici che riuscivano in qualche modo a far arrivare dal lager. Famoso è quello buttato dal treno merci della deportazione con la firma di tutti e tre e le parole di passaggio del testimone “A voi la fiaccola”; nel retro “Vinceremo” e la preghiera “Impostare per favore”, cosa che una mano pietosa fece. La data è Bolzano, 23 febbraio 1944.

Sono centomila ormai le “pietre d’inciampo” che l‘artista berlinese Gunter Demning[1], 75 anni, va ponendo in tutta Europa dal 1992 - e anche in Italia, dal 2010 - per segnalare, con quei piccoli cubetti di porfido dalla targa di ottone, i nomi, le date, i luoghi della deportazione e dell’ uccisione – assassinati – dice la targa giustamente - delle vittime del nazismo, indipendentemente da etnia e religione, ponendoli davanti alle loro case. Perché, secondo una massima del Talmud “Una persona viene dimenticata quando viene dimenticato il suo nome”.


Il 12 e il 13 gennaio lo ha fatto a Torino, continuando una pluriennale presenza, ponendo 13 pietre, e per questo suo diuturno impegno di “arte urbana” ,che è anche impegno civile, storico ed etico, è stato ora insignito – lo ha ricordato Dario Disegni, presidente della torinese Comunità ebraica – del titolo di “Accademico onorario” dall’Accademia Albertina di Belle Arti”.


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