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Daniela, Santa che?

di Menandro


Daniele Garnero, in arte politica Daniele Santanchè, un ciclone in Parlamento e nel governo Meloni, di cui è ministra del turismo a rischio dimissioni, si ritrova nell'occhio del ciclone per una storia, una storiaccia secondo la trasmissione Report, che tiene insieme l'esatto opposto di quello che dovrebbe essere una corretta contabilità aziendale. La Procura di Milano l'ha indagata per falso in bilancio. Un reato maturato, secondo i magistrati, con i quali Lei, Daniela Santanchè non è mai stata tenera, con una gestione che più doppia non si può del sistema ragionieristico della partita doppia, con segni negativi diventati per magia positivi e grazie ai quali Lei si sarebbe garantite proficue plus valenze da trasferire sul suo conto corrente. Fratelli d'Italia, il partito cui appartiene, la difende. La Lega di Salvini, invece, le chiede di riferire nell'aula parlamentare. Forza Italia, tassello moderato per vocazione, opportunista per convenienza del triumvirato che comanda l'Italia, come sempre sta nel mezzo nel rispetto della disposizione testamentaria del suo Fondatore, grande esperto di bufere giudiziarie e di altrettante resurrezioni, al momento soltanto politiche, che mi sia dato a sapere.

Ma Lei, Daniela Santanchè, non ci sta e minaccia querele per salvaguardare il suo onore, con lo stile unico di "pasionaria nera" che le si riconosce, giudicato frettolosamente dai suoi nemici come da sempre sopra le righe. Ingenerosa affermazione che si rifà al suo presenzialismo "duro e puro" nei talk show che ha dato origine a un'autentica leggenda metropolitana. Leggenda secondo la quale gli utenti sono terrorizzati non appena Lei entra in scena con quella voce che scarica la sua endogena aggressività sul malcapitato interlocutore e che li costringerebbe a premere convulsamente verso il basso il telecomando dell'audio per non subire danni irreparabili alla tromba di Eustachio Come Attila "flagello di Dio", Daniela Santanchè è considerata il "flagello del volume" e, secondo alcuni, anche un disturbo alla quiete pubblica quando all'incolpevole telespettatore con problemi d'udito non par vero di averlo miracolosamente ritrovato grazie alle sue performance. "Gioia" che però si scontra con la tranquillità degli altri condomini, a parte di quelli affetti dalla diversa capacità audiometrica.

In proposito sono giorni che Lei - in corsa per l'edizione "Ugola d'oro per la politica 2032", un premio vinto in passato a mani basse e a note stridule dalla attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni - grida al mondo che i suoi conti sono a posto, e credo sia vero, lo dico senza ironia alcuna. Purtroppo per Lei, la Procura di Milano è di diverso avviso per i conti degli altri, per coloro - i dipendenti dell'azienda praticamente decotta - che a dispetto delle sue assicurazioni, hanno deciso di adire le vie legali. Così la pasionaria nera è rimasta spiazzata, quasi traumatizzata dalle accuse di non aver mantenuto le promesse, di non aver pagato le liquidazioni e al netto delle operazioni finanziarie, di aver anteposto i suoi interessi a quelli dei lavoratori. Un'accusa, quest'ultima, davvero infamante e offensiva per chi non ha mai esitato a mettersi dalla parte dei più deboli, anche a costo di rinunciare alle discussioni parlamentari per correre dove si imponeva per il bene comune la sua presenza. Un senso di abnegazione purtroppo incompreso che l'ha fatta precipitare, secondo il sito Openpolis.it, al 623º posto su 630 nella classifica per l'indice di produttività (26,71% di presenze e 73,29% di assenze) in Parlamento.

Ecco che cosa accade quando non si comprende appieno il valore di una persona. E Daniela Santanchè ne soffre, con ragione. Sono ferite difficili da rimarginare. La sua memoria spesso si fissa su quelle donne musulmane - che se la incontrano, la evitano - alle quali chiese nel settembre del 2009 di togliersi in velo - in nome della legge sovrana del Popolo Italiano - durante un sit-in alla chiusura del Ramadan. Alcune reagirono, incomprensibilmente, mostrando di non avere intuito la sua grande predisposizione alla tolleranza civica e al dialogo interreligioso. Oltre alla sua pacifica moderazione nell'affrontare precetti antichi di millequattrocento anni della religione musulmana. Vero è che ne seguirono polemiche, strascichi al Pronto soccorso, ma sono bazzecole, quisquilie, pinzillacchere che non possono offuscare il coraggio di Daniela Santanchè generosamente alla ricerca, anche ontologica, della libertà. Soprattutto la sua, ad osservare con spirito neutro le disinvolte manovre - sempre secondo le perizie tecniche ordinate dalla Procura meneghina - con i libri contabili.






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