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La memoria della Shoah e la lotta contro tutti i crimini verso l'umanità


di Marco Travaglini


Lo sterminio degli Ebrei è stato "il più abominevole dei crimini" e Auschwitz ha spalancato "i suoi cancelli" su "un orrore assoluto, senza precedenti" che è stato "idealizzato e realizzato in nome di ideologie fondate sul mito della razza, dell'odio, del fanatismo, della prevaricazione". Queste le parole che ha pronunciato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nel Salone dei Corazzieri al Viminale per il "Giorno della Memoria". Sono parole che, mentre israeliani e palestinesi combattano una guerra senza precedenti, con i primi che dal 7 ottobre scorso, dall'incursione criminale di Hamas, distruggono cose ed uccidono essere umani nella Striscia di Gaza al servizio di vendetta cieca, assoluta, che non distingue tra terroristi e civili, non lasciano spazio all'indifferenza e alla neutralità, perché indicano la strada della pace e non dell'odio. Il che implica il diritto di un popolo come quello palestinese ad avere un proprio Stato. 

Il discorso del Presidente della Repubblica davanti alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, ai vertici della Comunità ebraica e ai familiari dei Giusti, va così a rafforzare quello scandito lo scorso anno con vibranti parole. Disse in quella circostanza il Capo dello Stato, con alle spalle la foto dei bambini aggrappati al filo spinato di Auschwitz, "Mai più!". Una denuncia forte di fronte al diffuso riemergere dell'antisemitismo, dell'intolleranza, del razzismo e del negazionismo. E aggiunse: "Mai più a uno Stato che calpesta libertà e diritti. Mai più a una società che discrimina, divide, isola e perseguita. Mai più a una cultura o a una ideologia che inneggia alla superiorità razziale, all'intolleranza, al fanatismo ".

Potremmo aggiungere, senza pericolo di smentita, come italiani: mai più fascismo. Quest’anno il giorno dell’abbattimento dei cancelli del lager di Auschwitz, ricordando la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia e la morte nei campi di sterminio nazisti sterminio, verrà celebrato per la seconda volta con un governo di destra al potere e con una estrema destra che ha varcato la soglia delle istituzioni senza davvero fare i conti con il passato. Un grumo di silenzi, omissioni, frasi apparentemente isolate come quelle sulla banda musicale di semi-pensionati di via Rasella (l'attentato partigiano ai danni della 11ª Compagnia tedesca del III Battaglione del Polizeiregiment "Bozen") , le braccia tese nei saluti romani di Acca Larentia, le aggressioni verbali e un linguaggio sempre più violento sui social. 

Un clima che, in tempo segnato dai conflitti tra l’est europeo e il medio oriente, si avvelena ogni giorno di più. Oltretutto persiste, e si rafforza, il tentativo sistematico di delegittimare la Resistenza, per erodere le basi storiche, morali, culturali e politiche della repubblica. Con frasi provocatorie, volute mistificazioni e manipolazioni della verità storica si crea un contesto che porta diritto a un negazionismo subdolo, insidioso. I dirigenti della destra dovrebbero dire con molta semplicità: si è democratici perché si è antifascisti. Altrimenti sembra continuamente che ci sia da parte loro una specie di ignavia, di equidistanza tra fascismo e antifascismo. Va bene affermare che "il fascismo è stato archiviato e consegnato alla storia”, ma questo non può esimere dal dare un giudizio storico e politico. Non è un tema accademico, ma di assoluta attualità, perché presuppone la visione del mondo e della società che si ha. E guardando alle politiche concrete che la destra propone è palese la visione che ne ispira le azioni e i progetti.

Tornando a Mattarella non è casuale il suo insistere sul valore della memoria senza concedere spazi a tentazioni di assurde equiparazioni o pacificazioni. Mattarella, nei suoi vari e numerosi interventi, ha esaltato i giusti che salvarono i perseguitati ricordando però che ci fu anche chi invece consegnò per denaro gli ebrei ai nazifascisti. La Repubblica di Salò, sorta dopo l'8 settembre, era nei fatti alleata e complice dell'occupante nazista e, come più volte sottolineato dal Presidente della Repubblica, non si possono “dimenticare le sofferenze patite dai nostri militari, internati nei campi di prigionia tedesca, dopo il rifiuto di passare nelle file della Repubblica di Salò". O quel novembre 1938, quando entrò in vigore il decreto legge numero 1728 voluto dal fascismo: le famigerate leggi razziali. Una storia dolorosa che ha dei padri politici perché la storia non è neutra.

Mattarella citò Bertolt Brecht: "Non incolpare il destino, o donna! Le potenze oscure che ti dilaniano hanno un nome, un indirizzo, un volto". Parole chiarissime, indelebili, scolpite nel tempo. Ricordare e trasmettere la memoria è un impegno arduo, difficile quanto indispensabile. Particolarmente oggi, in una società che vive un perenne presente ed è dominata dalla velocità. Non bastano le parole tradizionali, le vecchie modalità di comunicare questi valori, la ripetitività e l’ossificazione di gesti rituali. Il rischio è che momenti così importanti non trovino risposte efficaci quando ci si trova di fronte al difficile compito di raccontare ai giovani e ai giovanissimi questa parte della storia, questo passato spesso percepito come distante, poco decifrabile. Qui è la sfida di un’intera comunità democratica che deve assumersi il carico di trasmettere la memoria, realtà indispensabile per orientarsi e compiere scelte decisive per l’oggi. Chi ha pubbliche responsabilità deve assumersi seriamente quest’onere ricordando che democrazia, libertà, antifascismo sono i valori fondanti della repubblica e appartengono non ad alcuni, ma a tutti gli italiani.

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