La memoria: 14 agosto 1944, l'eccidio fascista al Ponte della Pietà di Quarona
di Elisabetta Dellavalle

Domani con inizio alle 10, Quarona ricorda i suoi martiri della Resistenza. L’appuntamento, organizzato e presieduto da Marilena Marchina, presidente A,N.P.I, vedrà le presenze del sindaco del piccolo centro in provincia di Vercelli, Francesco Pietrasanta, del parroco don Michele Valsesia. L'orazione ufficiale, in rappresentanza dell’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea del Biellese, del vercellese e della Valsesia, sarà tenuta da Elisabetta Dellavalle, autrice dell'articolo.*
Il 14 agosto del 1944 è un lunedì. Un lunedì di un’estate ‘nera’ per la Valsesia che, dopo le esperienze delle zone libere nel giugno del 1944, viene sottoposta dai reparti nazisti e fascisti a continui rastrellamenti e ad esecuzioni di particolare accanimento.
Molti partigiani, tra cui giovani renitenti alla leva obbligatoria fascista, entrati nelle bande nei mesi precedenti, si disperdono negli alpeggi tra Valsesia e Valsessera, già rifugio di ex prigionieri alleati e base della Resistenza, mentre anche sui civili si abbattono i bombardamenti, come quello del 20 giugno 1944 su Gattinara. Inatteso. Enrico Pagano, direttore dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia: ”(…) l'orrore della morte che colpisce senza discriminazioni di età, condizione sociale, civile o militare, e piove dal cielo, quasi sempre nelle ore notturne, generando angoscia permanente, scandita da suoni di allarmi che lacerano esistenze già duramente provate da una precaria quotidianità. Non c'era alcuna ragione per aspettarsi la morte dal cielo: forse si poteva temere un errore umano, al limite, ma questo stava dentro all'imponderabile della vita e non avrebbe minacciato certamente l'integrità dell'intero centro di Gattinara”. Tra le nove le vittime civili anche la piccola Lorenza Camagna di appena 4 anni.
Poi le SS tedesche e fasciste italiane firmano la strage di Balmuccia del 10 luglio, l’eccidio di Alagna del 14 luglio - 15 giovani e giovanissimi partigiani e carabinieri - le fucilazioni di prigionieri al cimitero di Borgosesia del 18 luglio, l’eccidio dei 7 giovani partigiani all’Alpe Noveis del 20 luglio, la strage di civili nelle frazioni alte, le fucilazioni al cimitero di Varallo dell’8 agosto. Infine, si arriva al drammatico 14 agosto, l’eccidio del Ponte della Pietà.
Siamo nei pressi di Quarona, provincia di Vercelli, cittadina all’imbocco della Valsesia: in questo stesso luogo il 6 aprile del 1944 un agguato partigiano aveva ucciso 20 militi della Rsi ed è qui che, come rappresaglia in seguito all’uccisione di due militi fascisti avvenuta poco prima, vengono portati i cinque partigiani che, detenuti nelle carceri di Varallo, devono essere giustiziati come vendetta.
Il Ponte prende il suo nome, poi diventato sinonimo della ‘pietà’ verso i martiri del 14 agosto, da una antica Cappella dedicata alla Pietà che, finemente affrescata fin dal Quattrocento, è stata meta per secoli di meditazione e devozione popolare.
I partigiani scelti per la morte per impiccagione sono tutti molto giovani: il più anziano ha solo 32 anni e i più giovani, Gino Boccardo e Gino Francese, oltre ad aver appena compiuto 18 anni, hanno anche lo stesso nome di battesimo. Quando si dice il destino.
Il primo è nato a Adria, in provincia di Rovigo, il 20 luglio del 1926 ma è residente a Vercelli ed è partigiano della 81 brigata Garibaldi “Volante Loss” mentre il secondo è nato a Vercelli il 29 di luglio ed è nell’84^ brigata “Strisciante Musati”.
Anche Vincenzo Lazzi è molto giovane, ha solo 23 anni, ed è un partigiano della 6^ brigata Garibaldi “Nello” che si trova a morire tra i monti della Valsesia e lontano dall’azzurro del mare di Bari, dov’è nato il 7 gennaio del 1921 e dove vive.
Ha appena compiuto 30 anni il partigiano Aldo Bordiga, che risiede a Borgosesia ma è nato a Camasco il 1 agosto del 1914 e ne ha 32 il più ‘anziano’, Augusto Pescio, nato il 18 gennaio del 1912 a Villadossola (Vco), ma residente a Borgosesia.
Alle 16.45 di quel 14 agosto 1944, portati i condannati ai piedi del ponte ferroviario, il comandante del Comando della 1^ compagnia del 1^ battaglione d'assalto Gnr "Pontida", capitano Giacomo Pasqualini, di Borgo Val Sugana (Tr), ne ordina l’impiccagione, ma durante l’esecuzione le corde che reggevano due dei condannati, fissate alle rotaie della ferrovia, si spezzano. Raccolti a terra ma ancora in vita, i due partigiani vengono riportati sulle rotaie e nuovamente impiccati.
Orrore nell’orrore, il sottotenente Franco Maria Bartoli, che comanda il presidio di Quarona, dispone che i cadaveri non vengano rimossi dal ponte prima delle 17 del 15 agosto: 24 ore di esposizione alla gente perché fosse ben chiaro che cosa di rischiava nella scelta della lotta resistente.
Così nel loro ricordo ogni anno questo luogo si anima di bandiere e stendardi, di labari e di canti della Resistenza e ai piedi del Ponte vengono portati i saluti delle autorità civili e religiose nei pressi della lapide voluta dall’ANPI sezione di Quarona, Valsesia Medaglia d’Oro per la Resistenza, comune di Quarona e Provincia di Vercelli il 25 aprile del 2015 recita così: ”il sacrificio di questi martiri sia un monito per le generazioni presenti e future affinché vengano custoditi i valori di libertà e democrazia per i quali i cinque partigiani e tanti altri italiani si sono immolati”.
*Giornalista, di recente Elisabetta Dellavalle ha pubblicato Voci di donne in Piemonte, negli 80 anni della Repubblica, ritratti di donne piemontesi che hanno contribuito alla ricostruzione dell'Italia uscita dalla catastrofe della II guerra mondiale.












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