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La "cura del ferro" si è sferrata: il Piemonte ora corre il rischio di perdere il treno

Oggi un convegno del Pd sullo stato delle ferrovie in regione

di Rosanna Caraci


Nel pomeriggio di oggi, lunedì 13, alle 17 presso il Fortino ASD in Strada del Fortino 20, il Partito Democratico ha organizzato un convegno sulla stato delle ferrovie in Piemonte con proposte per il rilancio del trasporto pubblico.

All'incontro parteciperanno rappresentanti delle istituzioni, amministratori, aziende del settore, associazioni dei pendolari, organizzazioni sindacali e cittadini.

Per il Pd nazionale sarà presente il senatore Antonio Misiani, responsabile nazionale PD Economia, Imprese e Infrastrutture.


Il report ufficiale Pendolaria di Legambiente, pubblicato alla fine del 2025 certifica che la situazione del trasporto ferroviario piemontese non ha mostrato miglioramenti significativi, con ben due tratte locali inserite nella lista nera delle peggiori d'Italia. I dati emersi nel monitoraggio del 2025 evidenziano lo stato della rete regionale. Il Piemonte è una delle regioni più colpite dai disservizi nel report 2025, che ha inserito in classifica la linea ferroviaria Torino-Cuneo-Ventimiglia-Nizza, considerata tra le tratte più critiche a livello nazionale per scarsità di corse, ritardi ed obsolescenza tecnologica; l'intero Sistema Ferroviario Metropolitano (SFM) di Torino, penalizzato da frequenti disagi cronici segnalati dai comitati e da rallentamenti strutturali. Anche la linea Alessandria-Mortara-Milano si conferma maglia nera: conta 19mila passeggeri al giorno, per via del mancato raddoppio dei binari e continui disservizi di puntualità.

Restano le soppressioni quotidiane sulla linea critica SFM1 (Chieri-Rivarolo), considerata la maglia nera regionale, sulla quale si registra una media di oltre 3 treni cancellati al giorno (circa 95 soppressioni al mese) spesso senza un servizio sostitutivo su gomma all’altezza della necessità, o addirittura inesistente con rave danno per pendolari siano essi lavoratori o studenti.

A guardare il piano riferito a risorse e investimenti nel 2025, pesa la riduzione del fondo nazionale, Legambiente sottolinea come le risorse nazionali destinate al trasporto su ferro, se calcolate al netto dell'inflazione, risultano del 35% inferiori rispetto al 2009.

Nel corso dei primi mesi del 2025, Trenitalia ha consegnato 5 nuovi convogli regionali in Piemonte per un investimento complessivo superiore a 54 milioni di euro. L'età media del parco complessivo, compresi i mezzi GTT, resta comunque stabile attorno agli 11,8 anni.

L’ultimo report di Pendolaria confermano che i volumi ufficiali forniti dalle amministrazioni regionali fotografano 871 corse giornaliere complessive in Piemonte (779 Trenitalia e 92 gestite da GTT); 193 treni regionali totali in circolazione nella regione.

Come se non bastasse, i cantieri per il prolungamento della Linea 1 della Metropolitana di Torino (tratta Fermi-Cascine Vica verso Rivoli) si sono ufficialmente bloccati a inizio luglio 2026 a causa del crac finanziario della ICI, azienda appaltatrice, con la grottesca situazione nella quale, a lavori praticamente ultimati, la media dei lotti completati è più dell’80 per cento, i cantieri su corso Francia sono su un binario morto.

A questo, si aggiunge il dramma di lavoratori senza stipendio da mesi e che non beneficiano attualmente degli ammortizzatori sociali o della cassa integrazione.

Verrebbe da dire che è una storia classicamente all’italiana, dove di cattedrali nel deserto rimaste incompiute a un passo dalla fine ce ne sono in ogni parte del Bel Paese, che tanto bello a questo punto non sembra.

I sindaci di Torino, Rivoli, Collegno e Grugliasco hanno firmato una lettera congiunta indirizzata alla premier Giorgia Meloni e al ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Chiedono lo stanziamento urgente dei fondi e la nomina di un commissario straordinario con poteri speciali per evitare i tempi biblici di una nuova gara d'appalto europea tradizionale.

A causa dei rincari delle materie prime accumulati dal 2019, per terminare i 3,4 km di gallerie e le 4 nuove stazioni servono consistenti fondi extra rispetto ai 200 milioni già spesi. I sindaci stimano un fabbisogno immediato di circa 30 milioni di euro aggiuntivi, cifra che sale fino a 70 milioni includendo le opere di superficie e gli adeguamenti strutturali legati ai ritardi. Il Governo troverà i soldi? Che cosa ne sarà ora?

I nodi da sciogliere sono tanti e quella che dall’ex ministro ai Trasporti Delrio era stata definita “la cura del ferro” per il nostro Paese per superare inquinamento, traffico e appesantimento delle strutture stradali da parte del trasporto su gomma, pare essa stessa essere non solo malata ma in terapia intensiva. Insufficiente a sé stessa.

Se le convinzioni non bastano e le proteste, che ormai non si contano più, testimoniano il livello di esasperazione di chi continua a usare il trasporto pubblico per sensibilità ambientale, pragmaticità economica, di certo perché ne ha bisogno, è necessario andare oltre le convinzioni e le intenzioni. La politica si muova tempestiva perché il Piemonte corre il rischio di perdere il treno senza certezza di vederne passare altri.

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