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"La coscienza rimane ciò che differenzia gli umani dall'Intelligenza artificiale"

Intervista al fisico Federico Faggin

di Alberto Ballerino


Fino a che punto l’Intelligenza Artificiale cambierà la nostra società? Potrà avere anche una coscienza e sostituirsi totalmente agli esseri umani? Sono alcune delle domande che prenderanno la scena sabato 6 giugno, alle 15,30, nel convegno L’intelligenza artificiale è cosciente?, organizzato da Unitre Rivoli, che si terrà nel Centro Congressi di Rivoli in via Dora Riparia 2. Protagonista dell’incontro sarà il fisico e inventore Federico Faggin. Introdurrà Bruna Bertolo, presidente dell’Unitre di Rivoli, condurrà il dibattuto il giornalista Michele Ruggiero. Tra gli interventi previsti quello del filosofo Cesare Bertone e il vicepresidente dell’Unitre Marcello Favareto.


“L’Intelligenza Artificiale – spiega Federico Faggin - non sostituirà completamente il lavoro degli uomini, ma darà una mano molto importante a chi saprà usarla bene e riuscirà a imporsi un po’ troppo a chi non sarà capace di utilizzarla”.

Naturalmente ci sono delle condizioni per poterla usare.

“Per esempio, chi scrive software, basta che spieghi all’Intelligenza Artificiale quello che vuole in maniera coerente, completa e senza contraddizioni. Bisogna che ci siano regole. Quando non ci sono e si pongono questioni di carattere filosofico o relative alle interpretazioni del significato, vengono fuori i suoi limiti. Al di là di questo, bisogna sempre saper verificare che l’Intelligenza Artificiale abbia fatto il lavoro giusto”.

Si arriva così alla questione della coscienza.

“È quello che fa la differenza tra noi e la macchina. La coscienza è ciò che ci permette di comprendere il significato dei simboli. Invece la macchina usa solo simboli senza significato. Non capisce il loro significato ed è stata educata a mettere in sequenza quelli più probabili”.

Potrà cambiare questo in un prossimo futuro?  

“Non avrà mai una coscienza perché questa va oltre ciò che può fare il computer. La coscienza è un fenomeno che può solo essere spiegato con la fisica quantistica. Anzi, l’esistenza della coscienza può spiegare perché la fisica più profonda che abbiamo sia quella quantistica. In altre parole, la fisica quantistica ha proprietà che non sono assolutamente quelle dei computer classici. Per esempio, lo stato quantistico di un campo non si può riprodurre mentre quello classico di un computer sì, facendo copie di una memoria con programmi e dati. La fisica quantistica è essenzialmente matematica e la realtà più profonda non può essere matematica, si chiama ontologia”.

Quindi?

“La matematica è una rappresentazione mentale di ciò che esiste, è la mappa di un territorio mentre l’ontologia è il territorio stesso. Spesso anche i fisici si confondono e pensano che le loro teorie matematiche descrivano la realtà ma non è così, descrivono una mappa della realtà e questa è una differenza fondamentale. La nostra coscienza è ontologica, la coscienza non può emergere da una macchina. Una macchina che esiste nello spazio tempo è una macchina classica e quindi si comporta in maniera classica. Non può quindi avere le qualità che conosciamo dentro di noi, che anche la fisica quantistica possiede”.

La fisica quantistica ha dei limiti? 

Sì. Ci deve essere una fisica ancora più profonda che si riferisce all’ontologia, alla coscienza, libero arbitrio e al significato dell’informazione: tutti aspetti che non esistono nella fisica classica e neanche in quella quantistica. In quest’ultima non c’è il concetto di significato dell’informazione mentre per noi un simbolo senza significato non è informazione. Faccio notare che lo scienziato, per oggettivare l’informazione,  ha creato un disastro intellettuale perché ha eliminato in partenza il significato dell’informazione che è proprio quello che conta per noi e che si riferisce alla capacità di conoscere e capire mediante esperienze coscienti”.

Diventa importante allora il tipo di atteggiamento da adottare nel rapportarsi all’Intelligenza Artificiale?

“La persona più intelligente diventerà sempre più intelligente, quella non abbastanza intelligente diventerà sempre meno intelligente perché non sarà in grado di capire se è giusto o sbagliato quello che dirà l’intelligenza artificiale. Accetterà pertanto le sue indicazioni passivamente, senza essere in grado di capire. È un cosa gravissima”.

Esiste anche il problema del rapporto tra potere e Intelligenza Artificiale? 

“Sì e sono preoccupato per la capacità che l’Intelligenza Artificiale dà ai potenti di manipolare l’opinione pubblica e quindi di controllarci in maniera subdola. In altre parole, fra una decina di anni è possibile che una frazione molto alta della popolazione chiederà all’Intelligenza Artificiale per chi deve votare. Quando questo avverrà, chi controlla l’Intelligenza Artificiale potrà fare votare chi vuole”. 

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