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L’Italia più povera: la fotografia Istat che raggela

di Luca Rolandi|


I numeri dell’Istat, dietro i quali ci sono volti, persone e storie, fanno paura e ci mettono in crisi. Non solo la pandemia mette in ginocchio il Paese, ma le sue conseguenze sulla realtà sociale sono pesantissime. Nell’anno della pandemia si azzerano così i miglioramenti registrati nel 2019. Dopo 4 anni consecutivi di aumento, si erano infatti ridotti in misura significativa il numero e la quota di famiglie (e di individui) in povertà assoluta, pur rimanendo su valori molto superiori a quelli precedenti la crisi del 2008.

Secondo le stime preliminari, nel 2020 le famiglie in povertà assoluta sono oltre 2 milioni (il 7,7% del totale, da 6,4% del 2019, +335mila) per un numero complessivo di individui pari a circa 5,6 milioni (9,4% da 7,7%, ossia oltre 1milione in più rispetto all’anno precedente). I dati preliminari Istat, infatti, registrano un peggioramento del quadro generale a pre-crisi del 2008. La crescita del numero di famiglie in povertà assoluta rispetto a un anno fa devono farci riflettere. La frammentazione e la precarietà del lavoro. Le difficoltà dei sindacati, la sostanziale individualizzazione delle forme contrattuali, il livello bassissimo di occupazione giovanile e le difficoltà di quelle femminile. Insomma, il quadro è di una gravità assoluta. Nonostante siano state e continuino a essere la spina dorsale di un Paese in emergenza, le famiglie sono ulteriormente in difficoltà e anche i singoli, molti anziani faticano ad arrivare alla fine del mese con la pensione. Lo stato dell’arte che si configura per il Governo Draghi è davvero complesso. Lotta alla pandemia e utilizzo dei fondi straordinari europei sono un compito davvero epocale, per un Paese che in simili condizioni, senza le macerie della guerra, non si ricordava dai primi dieci anni del secondo Dopoguerra, 1945-1955. In tutti questi anni dal 2008 in poi la situazione non è mai decisamente migliorata ed era ormai evidente che la pandemia avrebbe avuto risvolti drammatici. Le richieste di sostegno aumentano di giorno in giorno, coinvolgendo sempre più categorie di persone. L’aumento della povertà assoluta si inquadra nel contesto di un calo record della spesa per consumi delle famiglie (su cui si basa l’indicatore di povertà). I numeri sono impietosi: nel 2020 la spesa media mensile torna ai livelli del 2000 (2.328 euro; -9,1% rispetto al 2019). Rimangono stabili solo le spese alimentari e quelle per l’abitazione, mentre diminuiscono drasticamente quelle per tutti gli altri beni e servizi (-19,2%). Lucida l’analisi di Carlo Cottarelli che afferma: “Quando cade il reddito del 9% aumenta inevitabilmente la povertà – osserva Cottarelli – il forte aumento precedente c’era stato nel 2012 e nel 2013. Poi nel 2019 c’era stata una riduzione abbastanza consistente del numero di poveri e siamo tornati più o meno ai livelli del 2014. Ma la crisi pandemica ha azzerato i miglioramenti registrati nel 2019 e dunque quando c’è una caduta anche del costo del lavoro è inevitabile che aumenti la povertà”. Non bastano i ristori e le misure straordinarie. Ci vuole un piano Paese di lungo periodo. “L’Istat stesso dice che i consumi sono caduti meno di quanto sia caduto il reddito, ovvero che la distanza media dei consumi delle famiglie dalla soglia di povertà subisce una riduzione – spiega ancora l’economista – il che vuol dire che molte famiglie che nel 2020 sono scivolate sotto la soglia di povertà hanno comunque mantenuto una spesa per consumi prossima ad essa, grazie anche alle misure messe in campo dal Governo a sostegno dei cittadini. Lo stesso reddito di cittadinanza e il reddito di emergenza sono serviti ad attenuare la caduta dei consumi, ma ovviamente le difficoltà sono rimaste molto elevate”.La pandemia ha di fatto scoperchiato il vaso di Pandora di un Paese allo stremo che attende risposte certe, riforme e organizzazione per sconfiggere il virus e dare dignità alla vita dei suoi cittadini.

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