L'appello del cardinale Repole alla città: “Torino dia più spazio ai giovani”
- Luca Rolandi
- 24 giu
- Tempo di lettura: 4 min
di Luca Rolandi

San Giovanni festa patronale tra sacro, la solenne celebrazione in Duomo e civile, il farò, i fuochi, la giornata di feste tra tradizioni e maschere. Nel Duomo gremito di fedeli e torinesi, moltissime gli adulti e gli anziani, pochi i giovani, il cardinale e arcivescovo Roberto Repole ha parlato soprattutto ai giovani e per i giovani, in un mondo, almeno quello occidentale che ne sempre di meno e sempre più soli. Non è riuscito a nascondere la commozione l'arcivescovo di Torino, il cardinale Roberto Repole, dedicando ai giovani la sua omelia nella messa di San Giovanni, patrono della città. Il cardinale ha invitato a "diventare degli adulti capaci di cedere il passo ai più giovani: a chi si affaccia alla vita, a chi è agli inizi del tempo della responsabilità, a chi ha tutto il diritto di indicare le linee del futuro, perché quel futuro è anzitutto suo, a chi ha persino il diritto di fare i suoi errori, così come è successo a noi.
I nostri figli - ha aggiunto - sono spesso molto preparati, molto creativi, molto ricchi di ideali: rappresentano la più grande opportunità di questo nostro tempo, non facciamoli aspettare. Domandiamoci: stiamo mettendo i giovani in prima fila? Accettiamo che prendano le cose in mano? Oppure li teniamo fermi in panchina? È il caso di affrontare questa domanda a viso aperto perché, se ci limitiamo al peso dei numeri, i giovani sono ormai pochi rispetto alla massa degli adulti e degli anziani: rischiano di non avere voce, rischiano di non essere mai visti e considerati a sufficienza e di lasciare così il vecchio mondo a ripetere i ragionamenti di sempre". Restano in ascolto i presenti che sono espressione di una comunità quella torinese perché la festa di San Giovanni è parte della sua storia.
Nel Duomo ci sono la comunità ecclesiale dai presbiteri, con Repole il vescovo ausiliare Alessandro Giraudo, i laici impegnati nelle associazioni, i movimenti e i gruppi, tanta gente comune, riuniti in preghiera. Nelle prime file le istituzioni civili, militari: il Prefetto Donato Cafagna, il Questore Massimo Gambino, la Procuratrice generale Lucia Musti, la vice sindaca di Torino Michela Favaro, l’assessore Andrea Tronzano per la Regione con Silvio Magliano e Vittoria Nallo, rappresentanti delle associazione storiche della città in prima fila la “Famija Turinèisa” in attesa delle parole del cardinale. L’arcivescovo ha confessato che “quest’anno ho sofferto molto di fronte alle polemiche sulla violenza dei movimenti giovanili antagonisti. Non è mai stata in dubbio la condanna dei gesti di violenza, ma le polemiche ci hanno a volte distratti rispetto ai messaggi di disagio che potevamo intercettare fra i giovani arrabbiati e al grido che sale da una grande massa di giovani pacifici”.

“Accanto ai giovani che hanno la fortuna di studiare, ce ne sono anche tanti che stanno perdendo il treno e non fanno nulla, non lavorano e non vanno a scuola, bivaccano nelle periferie”, ha continuato, evidenziando che “anche questi nostri figli dobbiamo affrettarci a ritrovare. Così come dobbiamo ritrovare quei tanti giovani che guardano con paura al futuro, in questo mondo che a volte sembra impazzito e che appare in ogni caso sempre più complesso”. “Penso – ha spiegato – al dato drammatico che ci dice che, tra gli adolescenti torinesi, negli ultimi quattro anni i tentativi di suicidio sono aumentati del 249%. Penso all’aumento spropositato di consulenze di neuropsichiatria nel nostro Regina Margherita che, secondo uno studio, sono balzate dalle 319 del 2018 alle 1.694 nel 2022, rimanendo inalterate in questi ultimi anni. E penso – è solo di alcuni giorni fa – alla notizia dell’uso fuori controllo di paracetamolo fra gli adolescenti”.
Il porporato ha inviato gli adulti a non “ridursi a reprimere senza spiegare o avallare tutto senza indicare una direzione, senza indirizzare in una strada da percorrere con fiducia”. “Sono ancora in tanti ad essere autenticamente e non superficialmente adulti in questa nostra amata città di Torino”, ha concluso: “Se Torino rimane una bella città, lo dobbiamo anche a loro; lo dobbiamo soprattutto a loro, come a molte altre donne e a molti altri uomini di buona volontà. Mentre insieme diciamo proprio a loro il nostro grazie, insieme ci diciamo che possiamo, dobbiamo accompagnare i giovani a prendere il loro posto”.
L’omelia del cardinale è stata ripresa dalle parole di ringraziamento della vice sindaca Favaro: “San Giovanni Battista è molto più del Patrono di Torino: rappresenta una parte profonda della nostra identità, della nostra storia e delle nostre tradizioni. La celebrazione del mattino in chiesa, presieduta dal Cardinale, è un momento di grande significato per la città, un'occasione in cui la comunità torinese si ritrova per condividere valori, riflessioni e speranze. In una giornata così importante, Torino rinnova il legame con le proprie radici e con quel patrimonio spirituale, culturale e civile che ha contribuito a costruire il volto della nostra comunità. Particolarmente significativo è stato il richiamo del Cardinale al ruolo dei giovani, risorsa fondamentale per la crescita della nostra comunità. Nell'omelia ha sottolineato l'importanza di ascoltare e rendere protagoniste le nuove generazioni, valorizzarne l'impegno, le capacità e il desiderio di indicarci nuove vie e nuovi orizzonti per costruire il futuro della nostra città”.











































Commenti