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Iran: un anno fa l'assassinio di Mahsa Amini

Aggiornamento: 26 mag 2025


Da Internet: Al Jazeera
Da Internet: Al Jazeera

La chiamavano Zina ed era nata a Saqqez, città capitale del contea omonima della provincia del Kurdistan iraniano. Il 16 settembre del 2022, il mondo la conobbe come Mahsa Amini, studentessa curda, uccisa per le percosse ricevute dalla polizia morale del suo paese, morta a Teheran in circostanze misteriose, dopo tre giorni in coma. Era stata fermata per aver indossato in modo "sconveniente" il velo, l'hijab, obbligatorio per tutte le donne, senza distinzioni, nel Paese.

Da quel giorno, l'Iran non è stato più lo stesso. Scosso da continue ed estese proteste di quella parte della società iraniana, contraria allo stato di dittatura religiosa imposta dagli ayatollah al Paese da 44 anni, il regime iraniano è stato messo davanti allo specchio e tutti noi abbiamo avuto modo di guardare che cosa significhi vivere in Iran, ieri e oggi.[1]

da internet: www.pressenza.com
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Ma, a distanza di un anno dall'omicidio di Mahsa Amini, la nostra attenzione, intermittente, sui destini degli iraniani ha registrato all'opposto una continua repressione esercita dal potere religioso, sostanziata dal lavoro straordinario del boia per la ripresa su scala industriale delle impiccagioni dei dissidenti, da torture della polizia segreta, da arresti, da minacce a chiunque sia sospettato di contestare il dogma religiosa per rispondere ferocemente alla mobilitazione dal basso.

Dal 16 settembre 2022, studenti, operai, gente comune manifestano con coraggio il loro rifiuto a un sistema feudale, sostenute all'estero da opposizioni, però, che non riescono a trovare un linguaggio condiviso e posizioni comuni. Scioperi, marce, assemblee, sistematicamente repressi dalla forze dell'ordine, sono il quotidiano legame con chi vuole le dimissioni del presidente Ebrahim Raisi e della guida spirituale, l'ayatollah Ali Khamenei, e vuole immettere aria fresca nella società iraniana.

Da Internet: IranWire
Da Internet: IranWire

In Occidente, la rivolta iraniana ha prodotto la più classica delle scissioni: opinione pubblica solidale, unita nell'avversione alla violenza e alla repressione; Stati, governi e potentati affaristici vicini agli ayatollah, complici di un regime clericale che ha comunque mostrato di avere una base di consenso ancora solida e trasversale nel Paese, il sostegno delle forze armate e della burocrazia statale in un clima di radicalizzazione della religione.

Prospettive non delle migliori per l'affermazione della democrazia in Iran.


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