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Infortuni mortali sul lavoro, più voce al controllo sindacale

di Cristina Maccari|

Nei giorni scorsi si sono avute altre due morti sul lavoro. A Ravenna, in un cantiere edile, ha perduto la vita un muratore di origine rumena di 52 anni. A Lissone, nella provincia di Monza e Brianza, un giardiniere di 50 anni è rimasto schiacciato da una piattaforma elevatrice, durante un lavoro di potatura in un giardino condominiale. Inutili i soccorsi e il trasporto in ospedale. È uno stillicidio che ci fa comprendere con amarezza quanto la vicinanza alle famiglie delle vittime, le parole e i risarcimenti non siano più sufficienti. Ora dobbiamo interrogarci su come fare meglio ciò che ci compete, perché è evidente che quanto stiamo facendo non è abbastanza. Ognuno ha il dovere di agire sulla base delle proprie responsabilità; anche le Organizzazioni Sindacali, ad ogni livello. Ma l’azione sindacale, di recente chiamata in causa dall’ex procuratore aggiunto della Repubblica di Torino Raffaele Guariniello, in un’intervista di Michele Ruggiero su La Voce e il Tempo (https://vocetempo.it/fermare-le-morti-sul-lavoro/)), è tanto più complessa quanto più è ridotta la dimensione delle imprese (circa il 90% delle imprese occupa meno di 10 dipendenti) e quanto più è precario il lavoro, con inquadramenti che sfuggono alla contrattazione nazionale o con occupazioni non regolarizzate. Agricoltura, edilizia, trasporti sono settori in cui spesso a morire è lo stesso titolare dell’impresa. Nell’industria gli infortuni mortali avvengono in maggioranza nelle piccole e piccolissime aziende, dove non è presente il sindacato o un responsabile della sicurezza. L’RLS (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza), figura chiave nell’azione di prevenzione e di presidio sui luoghi di lavoro, può infatti svolgere un’azione effettiva solo nelle realtà più organizzate. L’RLS viene, normalmente, eletto dai colleghi di lavoro e questo aspetto garantisce che vi sia un elemento fondamentale per esercitare l’azione di rappresentanza: la fiducia. Nelle elezioni RSU/RLS, a differenza di quanto purtroppo accade in politica, l’affluenza al voto da parte dei lavoratori è sempre molto alta, intorno all’ 80%. Siccome però la fiducia dei colleghi, la sensibilità personale e la disponibilità non sono elementi sufficienti per svolgere bene il ruolo di RLS, si parte, fin da subito, con una formazione adeguata: si tratta di conoscere le normative sulla sicurezza ma anche, e soprattutto, i rischi specifici del lavoro. Fondamentale, poi, si rivela l’accesso agli ambienti di lavoro e confrontarsi con le altre figure – RSPP (responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi) e medico competente – che, per l’Azienda, hanno responsabilità sul tema della sicurezza. Sono elementi necessari per poter lavorare con competenza sul Documento di Valutazione dei Rischi e per intervenire sulle situazioni che si ritengono a rischio, agendo quindi sulla prevenzione. Per la delicatezza del ruolo ricoperto è fondamentale che gli RLS lavorino in stretta connessione con i colleghi e con l’organizzazione sindacale, senza mai essere lasciati soli. Ci sono però alcuni potenziali limiti all’azione degli RLS: il fatto che abbiano una carica della durata di 3 anni comporta il rischio che il lavoro di acquisizione delle competenze e di memoria storica degli eventi si disperda. L’altro potenziale limite, che si può superare, è legato al fatto che le lavoratrici e i lavoratori eletti RLS qualche volta non si sentano all’altezza nel confronto con l’Azienda perché, specie ad inizio incarico, non possiedono tutti gli elementi di conoscenza: di qui nasce il rischio di vivere un senso di inadeguatezza che potrebbe frenare l’azione dell’RLS. La dimostrazione che è possibile e fondamentale avere RLS che si sentano all’altezza e si confrontino “alla pari” con le imprese, è derivata dalla gestione della pandemia sui luoghi di lavoro. In pochissime settimane le Aziende hanno dovuto adottare, sulla base del protocollo nazionale, protocolli aziendali anti Covid che non sarebbero stati così efficaci (i contagi nelle Aziende infatti sono stati molto limitati) se non vi fosse stato il contributo preziosissimo degli RLS. La perfetta conoscenza della realtà lavorativa (quali fossero, ad esempio, le operazioni che non garantivano il distanziamento, dall’ingresso ai tornelli, alla mensa, al lavoro nei reparti) ha reso efficaci le misure adottate. Il confronto costante nei comitati aziendali, ha poi permesso di gestire le difficoltà e gli imprevisti. Insomma, in questa fase emergenziale, le imprese hanno capito che l’RLS non è un “fastidio” (non illudiamoci, i preconcetti esistono…), ma una risorsa preziosa; ciò che si deve fare ora è lavorare affinché non svanisca questa presa di coscienza delle imprese e si consolidi la consapevolezza, in capo agli RLS, dell’importanza del proprio ruolo, da cui deriva il coraggio necessario per essere presidio di sicurezza nei luoghi di lavoro. E occorre agire, ad ogni livello, affinché siano tutelati tutti i lavoratori, indipendentemente dalla dimensione dell’impresa e dal tipo di contratto.

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