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Influenza + Covid = caos nei Pronto soccorso


di Giuseppina Viberti e Germana Zollesi


Il virus Covid non è ancora superato che già rispuntano altri fenomeni pandemici, di cui ci eravamo quasi scordati, anche perché le rigide misure attuate ne avevano ridotto la virulenza. L’influenza quest’anno presenta sintomi particolarmente fastidiosi, ma ad ingigantirne gli effetti sono le paure accumulate durante il lockdown e la concomitanza con i casi di covid ancora presenti, anzi in aumento.



Anche i cinesi, i più duri a contrastare il virus, ammettono che è pressoché impossibile tracciare il contagio su tutta la popolazione ed appena hanno allentato la presa sotto una violenta pressione popolare, il numero di casi è riesploso. La politica dello zero-Covid funzionava, ma non era più sostenibile, ed allora la soluzione è stata quella di modificare la modalità di calcolo: la Commissione sanitaria dell’Impero Celeste ha stabilito che nei bollettini quotidiani non siano più rilevati gli asintomatici: ma dai dati, un po’ frammentati, non sembra che la situazione sia scevra di incognite, anzi sono previste tre ondate (la prossima in concomitanza del Capodanno allorché milioni di persone si sposteranno per raggiungere i parenti) e un massiccio aumento della vaccinazione degli anziani (per ora molto più bassa che non in Italia) avendo riconosciuto che tale pratica riduce significativamente la mortalità.


La tempesta perfetta

Non rilevare più alcuni dati, come i tampone in uscita per i sintomatici, può risultare piuttosto pericoloso, in quanto la carica virale può risultare ancora ad alto rischio infettivo. Oggi il virus Covid presenta caratteristiche meno virulente e si dispone di vaccini e farmaci che ne riducono la pericolosità, ma non è ancora sconfitto, come dimostrano i morti e l’occupazione di posti letto di soggetti affetti. Anzi. Il fatto che per lungo tempo, mossi dalla paura, si sono rispettate le norme igieniche (frequenti lavaggi delle mani, mascherine) ha contribuito a ridurre la capacità di sviluppare anticorpi e, il sentirsi oggi “liberi tutti” ha aumentato la diffusione del contagio.

Il know how acquisito, la ricerca scientifica, e la sinergia che si è prodotta tra le più importanti istituzioni ha permesso di realizzare rimedi molto efficaci (in particolare gli anticorpi monoclonali), ma non per questo si deve rinunciare a prevenire la malattia. Forti delle conoscenza acquisite, possiamo sicuramente affrontare il problema con meno apprensione, ma se da un lato si vedono ancora le code fuori dalle farmacie, e un tampone viene ancora eseguito a chi entra in un ospedale, a livello generale il problema sembra aver annoiato e non se parla più. Succede così che un paziente covid positivo, ancorché asintomatico, venga isolato rispetto ad altri pazienti e vengano applicate tutte le procedure Covid. Ma se lo stesso ospedale ricovera un soggetto influenzato con tosse, febbre, dolori diffusi, non viene isolato. Clinicamente occorre chiedersi quale soggetto sia più pericoloso.

Non gestire tutte le patologie che si presentano, in un ordine di gravità oggettiva, rischia di creare aree fuori controllo dove le infezioni possono trovare corridoi incontrollati di diffusione. Non a caso si scopre che i Pronto Soccorso sono allo stremo per il concatenarsi di due fenomeni: diffusione delle malattie infettive e organici ridotti. Ma questo è soltanto uno dei due corni del problema: l'altro è rappresentato dalla ulteriore riduzione del personale che, entrando sistematicamente a contatto con pazienti infetti, finisce per essere a sua volta contagiato.

Il picco dell’influenza non è ancora arrivato e rischia di risultare concomitante con il riacutizzarsi di una o più varianti del virus. Certo, non si può impedire alle persone di tornare a festeggiare in compagnia le vacanze natalizie, ma si deve essere coscienti e consapevoli che ciò aggraverà ulteriormente la situazione.

Vaccinarsi rimane il più efficace strumento per contrastare i fenomeni infettivi, accettando come già facciamo con il vaccino antiinfluenzale, che questo deve essere costantemente richiamato: la mancata prevenzione rimane il pericolo peggiore e dovrebbe portare ad un maggior livello di responsabilità individuale e collettiva.


Sintomi uguali, stessa pericolosità

Covid e influenza sono da esaminare e affrontate insieme, sia perché il loro contrasto interagisce a livello organizzativo, sia perché presentano gli stessi sintomi: febbre (anche oltre i 38 gradi), diffusi dolori muscolari/articolari e problemi alle vie respiratorie (mal di gola, tosse, congestione nasale).

Il virus Sars-Cov-2 presenta però caratteristiche e segnali particolarmente intensi:

  • Oltre al mal di gola particolarmente intenso, possono ravvisarsi complicazioni respiratorie e disturbi gastrointestinali, (nausea vomito, diarrea e mal di pancia);

  • Riduzione dei sensi olfattivi e del gusto;

  • Il virus Sars-Cov-2 ha più giorni di incubazione quindi manifesta i suoi sintomi più lentamente (2-14 giorni) rispetto alle influenze stagionali che invece compaiono entro 1-4 giorni.

È difficile effettuare una diagnosi differenziale sicura: in commercio sono già disponibili test in grado di rilevare contemporaneamente la positività sia alla Covid-19 che all'influenza A+B, quale precondizione per automedicazione cui si deve associare un comportamento responsabile che consiglia di evitare gli sbalzi di temperatura, un’alimentazione corretta, non affaticare troppo il sistema immunitario mantenendo, grazie all’aiuto dei probiotici, una sana flora intestinale e soprattutto isolarsi dagli altri al manifestarsi dei primi sintomi.

Recarsi immediatamente al Pronto Soccorso è pericoloso per gli altri se si è positivi, ma è altrettanto pericoloso per se stessi se si è negativi, poiché frequentando ambienti a rischio, si aumentano le possibilità di contagio.

Infine è necessario ribadire quanto già detto sopra: la grave carenza di personale sanitario nei nostri ospedali sta complicando ancora di più la situazione non solo per i pazienti affetti da malattie influenzali. ma per tutti i soggetti fragili, con patologie oncologiche, cardiache, ecc., che devono essere ricoverati e trovano i posti letto (già ridotti negli anni passati) occupati da pazienti che potrebbero essere curati a domicilio.


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