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In attesa del Sunshine Act continuano gli sprechi in sanità

di Giuseppina Viberti ed Emanuele Davide Ruffino

Il 18 e il 25 novembre 2022[1] avevamo descritto cosa s’intende per “Sunshine Act”, le criticità e l’importanza di avere una legge che renda trasparenti i finanziamenti delle imprese private al mondo sanitario, affinché ai cittadini si renda accessibile il controllo su chi si deve occupare della loro salute. Infatti la legge 31 maggio 2022, n.62, con notevole ritardo rispetto agli Paesi OCSE, ha fornito tutte le indicazioni necessarie, tuttavia non esistono i decreti attuativi e quindi poco o nulla è stato fatto.


I ritardi nell’applicazione normativa

Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha risposto il 18 luglio alla Camera all’interpellanza sul tema presentato dall’on. Andrea Quartini (M5S). In sintesi il Sottosegretario ha comunicato le seguenti iniziative per arrivare ai decreti attuativi della legge n.62:

1) L’istituzione del registro pubblico telematico (denominato Sanità trasparente) nel sito internet del Ministero della Salute prevede un decreto attuativo della legge n.62 e quindi è stato istituito presso il Ministero un apposito gruppo di lavoro che ha prodotto una bozza di schema di decreto e il relativo disciplinare tecnico.

2) Il Gruppo di lavoro coordinato dalla Direzione Generale della digitalizzazione, del Sistema informativo e della Statistica è costituito da Anac, Agenzia per l’Italia Digitale, dal Garante per la protezione dei dati personali, Aifa e altre Direzioni Generali del Ministero interessate.

3) La platea interessata alle disposizioni attuative è molto ampia poiché comprende: imprese produttrici di beni e servizi sanitari, pubbliche, private e no profit, associazioni di volontariato, aziende sanitarie e tutti i professionisti che operano nel settore salute. Ciò considerato, è stato deciso di avviare un’attività di consultazione pubblica in merito allo schema di decreto attuativo con i numerosi stakeholder. A breve sulla piattaforma ParteciPa, messa a disposizione dal Dipartimento della Funzione Pubblica, verranno raccolti i suggerimenti utili al miglioramento del provvedimento che saranno poi valutate dal gruppo di lavoro dedicato.

4) Il Sottosegretario ritiene che la consultazione pubblica sia utile per un confronto aperto e costruttivo con tutti gli interessati per perfezionare un provvedimento che risponde a esigenze di trasparenza e ha l’obiettivo di tutela della salute.

A queste dichiarazioni è seguita la replica dei parlamentari Quartini e Ricciardi, entrambi del Movimento cinquestelle:

1) La risposta del Governo non è stata ritenuta soddisfacente. Una legge approvata oltre 1 anno fa non ha ancora attuazione e ciò non è accettabile.

2) Un provvedimento che promuove la trasparenza, previene la corruzione e contribuisce a creare fiducia nei cittadini verso la sanità deve essere rapidamente attuato. Questo ritardo pone l’Italia al di fuori dei livelli virtuosi raggiunti dagli altri grandi Paesi occidentali.


Gli sprechi, questi sconosciuti...

Una corretta gestione del mondo sanitario, pubblico privato e no profit, è il presupposto irrinunciabile per il funzionamento di una moderna società, sia per l’impatto che questa presenta sulla qualità della vita, sia per il peso sul PIL che, nelle nazioni occidentali supera il 10%. Nonostante la crucialità del settore, pochi sono i tentativi di attuare azioni manageriali volte a razionalizzarne il funzionamento: il rapporto «Tackling Wasteful Spending on Health» dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), rileva come, a livello internazionale, circa un quinto della spesa sanitaria non contribuisce in alcun modo o in misura minima a migliorare la salute dei pazienti seguiti e oltre il 10% della spesa viene impiegato per correggere errori medici evitabili o infezioni contratte durante i ricoveri.

Lo spreco è sempre un atteggiamento deprecabile e perciò condannato da tutte le religioni (che considerano le risorse del creato emanazioni divine e quindi vanno sempre trattate con deferenza e utilizzate con parsimonia) e da tutte le norme etiche (che tendono ad esaltare il rispetto di ciò che la natura ci mette a disposizione). Affrontare la questione degli sprechi nell'erogazione delle cure, nella gestione dei servizi e nella governance dei sistemi sanitari appare quindi di prioritaria importanza e trascende le rivendicazioni demagogiche e le polemiche sui ritardi, specie se provengono da chi, quando era al potere non ha tempestivamente applicato il sunshine act.

Materia su cui lavorare per ridurre gli sprechi (argomento che non compare mai nelle rivendicazioni) ce né tantissimo, ma forse è la volontà che manca, abilmente soffocata dagli interessi sottostanti.


Le analisi dell'Ocse

L’OCSE rileva come diverse siano le potenziali forme spreco, partendo con il sottolineare che non tutti i servizi e i processi risultano essere efficaci o utili per il paziente, ma nonostante ciò sono rivendicati con determinazione e non vengono accettate alternative più economiche (specie quando i servizi vengono offerti gratuitamente) con giovamenti analoghi se non superiori. Rientrano in questa categoria gli eventi clinici avversi o evitabili in cui i pazienti non ricevono le giuste cure: secondo l’OCSE rappresentano tra il 13% e il 16% dei costi complessivi e riguardano soprattutto interventi chirurgici sbagliati, infezioni contratte durante il trattamento, la percentuale non giustificata di parti cesarei o la diagnostica per immagini non necessaria e le analisi effettuate negli ultimi giorni di vita del paziente la cui sorte è ormai segnata (facendo mancare invece l’assistenza psicologica e religiosa).

Ancora superiori sono gli sprechi cosiddetti operativi riconducibili alle possibilità di fornire assistenza utilizzando meno risorse (o meno costose), pur mantenendo gli stessi livelli qualitativi. L’esempio più rilevante è costituito dallo scarso utilizzo dei farmaci generici e bioequivalenti (dove i sistemi pubblici, causa la non percezione del costo da parte degli utenti, ne ha ritardato l’utilizzo su larga scala), ma rilevanti sono pure gli utilizzi inappropriati soprattutto delle strutture di emergenza (per definizione i più costosi), nonché i ritardi nelle dimissioni e la carenza della continuità terapeutico-riabilitava post-dimissioni che tendono a rendere meno efficaci gli interventi sanitari.

A questi si aggiungono gli sprechi legati alla governance, costituiti soprattutto da procedure amministrative non necessarie, frodi, abusi e corruzione ed a queste che il Sunshine act, ignorato dalle cronache, cerca di porvi rimedio.


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